Parco Lambro e mercati: il wi-fi gratuito cresce ancora
Luca De Vito
Smart city in pratica: tutto va nel migliore dei modi, a quanto pare, sul versante tecnologico, ma gli aspetti urbanistici ed ergonomici paiono ancora trascurati: la connessione è qualità urbana, perché non integrarla ad altre qualità? La Repubblica Milano, 29 novembre 2015, postilla (f.b.)

Meglio delle previsioni. Il wi-fi libero del Comune arriva al Parco Lambro e in cinque mercati rionali, superando così quota 500 access point, ovvero quello che era l’obbiettivo di mandato della giunta Pisapia. Boom di registrazioni durante i sei mesi di Expo, quando le iscrizioni sono state il 30 per cento del totale. Alto soprattutto il numero di accessi da parte dei turisti stranieri che sono stati oltre la metà dei nuovi utenti durante l’esposizione universale.

Per una volta, la realtà supera (in positivo) le previsioni della politica. Perché se il progetto iniziale “Open wi-fi” doveva raggiungere quota 500 punti di copertura, il settore innovazione di Palazzo Marino ha fatto di più: attualmente siamo a 514 e a marzo arriveranno a quota 535, di cui 445 outdoor e 90 indoor. Gli ultimi arrivati — dopo gli spazi della Darsena rinnovata — sono i 18 access point posizionati in cinque mercati comunali: quattro in via Benedetto Marcello, tre in viale Papiniano, tre fra le strade del mercato dell’Isola, cinque in via Osoppo e tre al mercato di via Fauché. Ma la novità principale — e non prevista inizialmente nei piani dell’assessorato — riguarda la futura installazione di altri 21 punti di copertura all’interno del parco Lambro, la cui installazione è stata commissionata all’A2a. L’occasione si è venuta a creare con la decisione di installare 21 colonnine per sos nel parco: sopra, verranno posizionate anche le antenne per il wi-fi, «permettendo di realizzare notevoli sinergie che si tradurranno in un’importante riduzione dei costi dell’infrastruttura», spiegano dall’assessorato.

Il servizio di wi-fi gratuito comunale — un’ora di navigazione veloce senza costi che richiede solo l’inserimento di un numero telefonico — è molto apprezzato dagli utenti, almeno a giudicare dai numeri. La rete di connessione senza fili messa in piedi da Palazzo Marino continua infatti a macinare risultati: ad oggi il totale degli iscritti è di 621.836, mentre il numero degli accessi complessivi dall’inizio del servizio è arrivato a quota 6 milioni e 800mila. C’è chi si connette per lavoro, ma non manca anche chi lo usa per motivi personali, in particolare i turisti. I dati sono infatti cresciuti a dismisura nel periodo di Expo, quando i nuovi utenti sono stati 189.480, pari al 30 per cento del totale.

Da sottolineare in particolare il dato degli stranieri: sono 110.444 le iscrizioni avvenute con schede sim straniere, pari al 58 per cento del totale. Il record assoluto di registrazioni si è verificato sabato 24 ottobre, quando in un giorno si sono iscritte 2073 persone.

«Lo sviluppo di “Open wi-fi” si collega al progetto smart city — ha commentato l’assessore al Lavoro e allo sviluppo economico Cristina Tajani — è una struttura che consideriamo abilitante, ovvero che serve a rendere più fruibili e fruite alcune zone della città. È da sottolineare poi come siamo riusciti a superare le nostre stesse previsioni di inizio mandato grazie a una collaborazione proficua tra diversi soggetti dell’amministrazione ».

postilla

Come si è già osservato anche con l'aiuto di sopralluoghi diretti nei luoghi serviti, la vera questione aperta del collegamento alla rete senza fili è la sua natura o meno di componente della smart city: qui pare ci sia ancora molto «smart» tecnologico e organizzativo, ma pochissima «city» spaziale e di uso. Certo, è vero, non si può pretendere che approcci così innovativi alla riqualificazione urbana come quello legato all'accesso wireless realizzino fulmineamente tutte le loro potenzialità, ma vedere del tutto e pervicacemente ignorati i luoghi serviti dalla connessione, assistere a scenette tragicomiche, in cui per collegarsi le persone sono costrette ad abbandonare luoghi già attrezzati di arredi urbani, e spostarsi là dove non ce ne sono affatto salvo il «virtuale», dà l'idea di una lacuna tutta politica, di mancato coordinamento fra settori e responsabilità, che si vorrebbe rapidamente superato, per vedere una
smart city del tutto a portata di mano, fatta meno di auspici e più di vita quotidiana (f.b.)
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