Un maxi cantiere e 5 milioni di euro per i magazzini Fs
Paola D'Amico
Megastruttura di un secolo fa, nata da logica ingegneristica extraurbana, e in crisi di ruolo da decenni, fa riflettere sulla megalomania di altri impropri progetti di urbanizzazione. Corriere della Sera Milano, 3 giugno 2015, postilla (f.b.)

Via al maquillage dei Rilevati ferroviari, involucro dei Magazzini Raccordati. Opera da cinque milioni di euro, non più rinviabile. Grandi Stazioni preme sull’acceleratore ed entro l’estate, con lo scorporo dell’attività di retail, selezionerà i progetti degli investitori stranieri intenzionati allo sviluppo dei 66 mila metri quadrati. Comincia a giorni il maquillage dei Rilevati ferroviari. Superati i problemi tecnici per l’occupazione del suolo pubblico, Grandi Stazioni si prepara a dare il via ad un intervento che si configura come un restauro conservativo del manufatto.

I due chilometri di infrastruttura, che sorgono alle spalle della Stazione Centrale e portano i binari ferroviari fuori città, non sono mai stati oggetto di manutenzione. E i segni del tempo e dell’incuria sono più che mai visibili. I ferri che ne costituiscono l’ossatura, arrugginiti a causa delle infiltrazioni d’acqua, in molti punti si sono gonfiati fino a causare l’esplosione di quella copertura di conglomerato cementizio, che gli artigiani del tempo lavorarono trasformando in finto marmo e pietra.

Il recupero delle facciate dei Rilevati, sul fronte di via Ferrante Aporti e di via Sammartini, ha un costo stimato in 5 milioni di euro. Ed è solo l’inizio di una trasformazione ben più imponente. Entro luglio, infatti, la società che ha affidato allo studio Giugiaro lo studio di massima dello sviluppo del Rilevato attraverso il recupero dei Magazzini Generali, una vera e propria città nascosta, chiusi quindici anni or sono e abbandonati, esaminerà le proposte di investitori intenzionati ad acquisire quote dell’attività retail di Grandi Stazioni che sarà scorporata per consentirne lo sviluppo. I Rilevati con gli ex Magazzini Raccordati, lo ricordiamo, furono inaugurati nel 1914.

Il dossier preparato dal manager Paolo Gallo, già ex numero uno di Acea, ha acceso l’interesse soprattutto oltreconfine. E sono diversi gli operatori, a cominciare dal Blackstone Group — società finanziaria statunitense specializzata nei settori di private equity, investimenti immobiliari, hedge funds, ristrutturazione di aziende e gestione di fusioni e acquisizioni — e dai francesi Klépierre, gli specialisti europei dei centri commerciali, alla compagnia franco olandese Unibal Rodamco, di cui si attendono le proposte. Entro luglio. Da settembre partirà il confronto, promesso in un’assemblea pubblica dall’ad Gallo e ora confermata, con il Comune e le associazioni di cittadini da tempo mobilitati per il recupero dei Rilevati e dei quartieri che sullo stesso s’affacciano.

Realizzare l’imponente ristrutturazione non solo dei Magazzini Raccordati (33 mila metri quadrati) ma di una porzione altrettanto vasta di corpi di fabbrica che si sviluppano alle spalle della Stazione ha un costo stimato in 50 milioni di euro. Soldi che dovranno arrivare in parte proprio dall’ingresso dei fondi di investimento privati. Il cronoprogramma del restyling della Centrale ad oggi è stato rispettato. A cominciare dalle strutture in vetro e acciaio collocate nell’ampio spazio monumentale, la Galleria delle Carrozze, che collega le piazze IV Novembre e Luigi di Savoia. Ora tocca all’involucro esterno. Infine, entro l’anno l’aggiudicazione al privato che diventerà il partner dell’operazione di sviluppo.

È noto il progetto di Grandi Stazioni che sarà scissa in tre diverse società, Gs Retail, Gs Rail e Gs Real Estate, alle quali saranno conferiti rispettivamente gli asset commerciali, le attività infrastrutturali e alcuni immobili adiacenti alle stazioni. Oggi Grandi Stazioni è una società partecipata al 60% da FS al 40% da Eurostazioni (veicolo finanziario che mette insieme Pirelli, Caltagirone e Benetton con le ferrovie transalpine di Sncf), e ha trasformato e gestisce le quattordici principali stazioni della penisola. La gara internazionale per individuare il futuro acquirente della parte retail sarà lanciata prima dell’estate e chiusa entro fine anno, come ha confermato l’ad di Ferrovie, Michele Mario Elia.

Ad accrescere l’interesse dei grandi fondi di investimento è quel progetto che suddivide il Rilevato in sette corpi di fabbrica e la destinazione di ogni blocco ad una diversa attività — dal food market su via Sammartini al centro commerciale con ristoranti e caffè. «È importante — dice la vicesindaco Ada Lucia De Cesaris — che comincino a dimostrare di fare un lavoro di pulizia, perché anche un intervento di decoro è già una risposta importante al quartiere e ai cittadini. Ci auguriamo che si impegnino a dare le gambe al progetto che va quanto prima reso operativo, affinché quel luogo straordinario possa tornare ad essere vissuto come un luogo di qualità».

postilla

Ancora oggi praticamente non passa giorno senza che qualche architetto non presentiqui e là la sua «audace idea» di megastruttura che mescola mobilità econtenitori di residenza, produzione, servizi, sul modello del Piano di Algeridi le Corbusier, o del precedente americano Roadtown di Edgar Chambless. Ecco,forse basterebbe la complessità e sviluppo nel tempo di questa mega-digestioneurbana di una infrastruttura ingegneristica del genere, a dare il senso diquanto possano essere azzardate, o quantomeno mal poste, quelle ideeprogettuali. Il rilevato ferroviario nasce in modo evidentementeautoreferenziale, ma altrettanto evidentemente sulla traccia dei progetti diinsediamento lineare novecenteschi. Basta però un primo accenno del processo diurbanizzazione che queste macrostrutture deliberatamente inducono, per metternein crisi ruolo e impianto, trasformandole in una enorme terra di nessuno.Perché il processo di degrado che porta a questo «restyling» si può proprioriassumere così: la presenza assurda in città di un manufatto estraneo allacittà, e che dura quantomeno dalle periferie cantate nel Ragazzo della ViaGluck, via che sta giusto allo sbocco dei tunnel. Seguire l’evolversi dellalunga digestione forse è un modo per riflettere anche su altre, analoghemegastrutture che prima o poi presenteranno il conto (f.b.)
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