Citta’ della scienza non puo’ occupare l’ultima spiaggia di Napoli
Massimo Di Dato
Quale alibi migliore della Scienza per derogare un piano urbanistico a privatizzare un pezzo di litorale? Ecco un ulteriore colpo di piccone volto distruggere un progetto urbanistico odiato dal “blocco edilizio”, dai fanatici dello sviluppismo e tenacemente difeso degli ambientalisti e, soprattutto, dei comitati cittadini. L’ennesimo episodio di malgoverno urbanistico di una giunta molto discussa. Riferimenti in calce


Il 30 gennaio il sindaco di Napoli ha firmato presso il Ministero della coesione territoriale un accordo preliminare con la fondazione Idis-Città della Scienza, che consentirà a quest’ultima di ricostruire in loco i fabbricati del museo scientifico bruciati l’anno scorso. Un blocco di oltre 100mila metri cubi di fronte al mare, arretrato di qualche metro per consentire la realizzazione della spiaggia pubblica. Ma quello che per De Magistris costituisce un buon compromesso viene invece denunciata come una scelta sciagurata da molte realtà di base napoletane ed associazioni ambientaliste, tra cui Italia Nostra. Quest’ultima ha preannunciato un ricorso al TAR contro la firma dell’Accordo di programma quadro, fissato per il 4 marzo, primo anniversario dell’incendio. L’Accordo si rende necessario per modificare gli strumenti urbanistici comunali: infatti la Variante al PRG per la zona occidentale, approvata nel 1998, ed il Piano urbanistico attuativo per Bagnoli-Coroglio, ratificato nel 2005, prevedono il trasferimento di tutti i volumi edilizi esistenti sul litorale (inclusa una parte di Città della scienza) per fare posto ad una spiaggia pubblica di quasi due chilometri.

Città della Scienza, che occupa un’ex area industriale di 6,5 ettari sita ‘a cavallo’ della strada litoranea, è stata infatti realizzata con un Accordo di programma del 1997 che andava in deroga alla variante, adottata l’anno prima dal consiglio comunale ed all’epoca in via di approvazione: l’accordo stabilì che il trasferimento dei volumi ricadenti nell’area destinata a spiaggia sarebbe avvenuto una volta ammortizzato il finanziamento pubblico erogato per ristrutturare a science center i fatiscenti capannoni della ex Federconsorzi. Questo espediente, voluto dall’allora sindaco Bassolino, ha aperto un pericoloso vulnus nella realizzazione del piano, di cui si sono avvantaggiati anche altri soggetti: basti ricordare che, al momento di approvare il Piano attuativo, si stabilì di posporre parimenti il trasferimento dell’adiacente borgo di Coroglio (una misura tacitamente estesa de facto anche al vicino circolo ILVA). Di fatto, rinviando indefinitamente la liberazione del lungomare, si è permesso il progressivo coagulo di numerosi interessi privati intorno al suo utilizzo ‘provvisorio’: nello stesso anno, il 2005, un consorzio di concessionari balneari ha privatizzato con l’avallo di Comune ed Autorità portuale gran parte degli arenili esistenti, ancorchè non fosse avvenuta alcuna bonifica del mare e della spiaggia.

Avverso le disposizioni urbanistiche, nonché in contrasto con la legge 582/1996 (che all’articolo 1, comma 4, prevede “il ripristino della morfologia naturale della costa”) ed il vincolo paesaggistico posto nel 1999 sulla piana di Bagnoli-Coroglio (che aveva esplicitamente escluso una richiesta di vincolo per archeologia industriale avanzato dalla locale soprintendenza su sollecitazione dell’Idis per i propri capannoni), intorno alla struttura di Vittorio Silvestrini è cresciuto negli anni un fronte del rifiuto che considera inattuabile la riqualificazione urbanistica ed ambientale disposta dalla Variante e ne propugna la modifica per garantire la valorizzazione degli interessi privati esistenti. Queste forze, agevolate dalle vecchie amministrazioni di centrosinistra, non sono state contrastate nemmeno dalla nuova giunta arancione che, malgrado le forti aspettative iniziali, si è posta in sostanziale continuità con il loro operato. Il ‘braccio di forza’ ingaggiato con l’Idis all’indomani del rogo per assicurare il rispetto del piano con la ricostruzione in altra sede dei volumi distrutti (essendo tragicamente venuta meno ogni esigenza di ammortamento) si è infine risolto a favore di quest’ultima; non è forse un caso che l’assessore all’urbanistica De Falco, sostenitore delle posizioni di Italia Nostra, sia stato dimissionato nel bel mezzo della trattativa.

Eppure non mancano le ragioni e i mezzi per contrastare le pretese di Città della Scienza, oltre quelle già esposte; qualcuna De Magistris ha tentato di giocarla, senza però andare fino in fondo. Con un’ordinanza sindacale emessa lo scorso 3 dicembre, ha imposto (vanamente) all’Idis di presentare il certificato definitivo di bonifica delle proprie aree: nel corso della trattativa è infatti emerso che per quindici anni Città della Scienza ha ospitato milioni di visitatori (in gran parte bambini) senza avere il necessario attestato di sicurezza ambientale. E’ poi legittimo sostenere l’opportunità, prima di ogni decisione, di aspettare che l’indagine giudiziaria in corso faccia luce sugli autori e le ragioni che si celano dietro l’incendio della struttura: benchè i dirigenti di Città della Scienza sostengano che il rogo sia collegabile a non meglio precisate mire speculative della camorra, i giornali hanno più volte riferito l’esistenza di un ‘pista interna’, che ha portato la magistratura a sequestrare i registri contabili della fondazione. Last but not least, va fatta valere l’esistenza di una delibera d’iniziativa popolare, sottoscritta da 13mila cittadini ed approvata il 25 settembre 2012 dal consiglio comunale, che dispone la destinazione ad uso balneare gratuito e la gestione comunale di tutto il litorale da Coroglio a Bagnoli.

E’ comunque evidente come l’indisponibilità dell’Idis ad abbandonare la spiaggia non sia determinato dalle pur spesso addotte ragioni funzionali bensì dal valore economico dell’area, come candidamente esplicitato sulla stampa locale dal consigliere delegato della fondazione, Vincenzo Lipardi. Non va poi dimenticato che il progetto di Città della Scienza redatto dall’architetto Pica Ciamarra prevede la realizzazione di un attracco per le Vie del Mare sul vecchio pontile della ex Federconsorzi: una scelta attualmente sospesa ma su cui l’Idis punta ancora, e che, se realizzata, incrementerebbe notevolmente i visitatori della struttura ma al prezzo di compromettere la balneabilità di gran parte del litorale vicino Nisida.

In conclusione, la questione non ruota intorno a qualche metro quadro di spiaggia in più o in meno, come piace credere al sindaco De Magistris, bensì sulla legittimità e credibilità delle norme urbanistiche per Bagnoli. Cedere (e stavolta definitivamente) su Città della Scienza significa aprire la strada ad una revisione peggiorativa della Variante e del Piano attuativo, con lo spostamento dei volumi edificabili sul lungomare ed il ridimensionamento di indispensabili attrezzature pubbliche, come il parco urbano e la spiaggia. La vicenda si inserisce infatti in un contesto estremamente critico sia per Bagnoli che per la città: la bonifica è in stallo, le aree sono sequestrate ed è appena iniziato il processo per truffa e disastro ambientale. Il 13 febbraio è stata messa in liquidazione Bagnoli-Futura, la società di trasformazione urbana del Comune incaricata della riqualificazione, indebitata per centinaia di milioni di euro con le banche e con Fintecna, ex proprietaria dei suoli industriali di Bagnoli; quest’ultima, reagendo all’ordinanza sindacale che le imponeva di rimuovere la colmata a mare realizzata nel 1962 sul litorale dall’ex Italsider, aveva già chiesto al Tribunale il fallimento di BagnoliFutura per recuperare 60 mln di indennità mai corrisposti. La possibilità che i suoli e le opere pubbliche finora realizzate finiscano per pochi soldi in mani private, che un’amministrazione comunale politicamente debole e sottoposta al rischio del dissesto finanziario ceda al ricatto e modifichi gli strumenti urbanistici secondo le convenienze degli speculatori, è quindi più che un’ipotesi. Infatti pochi giorni fa il Sindaco, per coinvolgere la Cassa depositi e prestiti (proprietaria di Fintecna) e gli investitori privati, ha comunicato l’avvio di una revisione ad hoc del piano urbanistico, preannunciando modifiche inquietanti, come la realizzazione di un porto turistico nella riserva naturale marina di Nisida.

Lungi dal costituire il faro della riqualificazione di Bagnoli, Città della Scienza (che ha già usufruito di due Accordi di Programma in deroga alle norme urbanistiche, nel 1997 e nel 2003) sta contribuendo attivamente al suo affossamento, con la complicità di quegli intellettuali e mass media che l’hanno avvolta in un’aura di incriticabilità. Solo una decisa mobilitazione dei cittadini potrà porre con forza i decisori pubblici coinvolti (Ministero dell’Ambiente, Soprintendenza, Sindaco e Consiglio Comunale) di fronte alla loro precisa responsabilità di difendere l’interesse collettivo. E’ quello che le realtà territoriali di base napoletane si stanno impegnando a fare tra mille difficoltà, e per cui chiedono il sostegno attivo del mondo urbanistico ed ambientale nazionale. Al di là dei giochi di parole, per Bagnoli e Napoli si tratta davvero dell’ultima spiaggia.

Riferimenti

Vedi su eddyburg Città della scienza: da simbolo del Rinascimento a Feudo dei partiti, La città che teme la spiaggia ,  La cabina di regia riunita a Roma ha optato per la nuova destinazione. Museo ricostruito nel parco di Bagnoli .  Sulla questione dell’area ex Italsider di Bagnoli e sui pesanti errori di politica urbanistica del sindaco De Magistris vedi anche, nell’archivio del vecchio eddyburg, gli articoli raccolti nella cartella Napoli. Vedi inoltre il sito del comitato “Una spiaggia per tutti”









comitato 
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