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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Gli incendi nella foresta amazzonica, baluardo vitale della biodiversità, contro i cambiamenti climatici e per la sopravvivenza di 30 milioni di persone, quest'anno sono aumentati dell'83% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Bolsonaro ha ripetutamente affermato che il suo paese dovrebbe aprire l'Amazzonia agli interessi commerciali, per consentire alle aziende minerarie, agricole di sfruttare le sue risorse naturali. La distruzione della parte brasiliana della foresta è notevolmente incrementata sotto il nuovo presidente. Nei primi 11 mesi, la deforestazione aveva già raggiunto i 4.565 km quadrati, con un aumento del 15% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. (i.b.)

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mercoledì 21 novembre 2018

Ancora il MoSE, e l’alternativa

perUnaltracittà, 20 novembre 2018. L'acqua alta di ottobre, la quarta più alta dopo quella del 1966, è usata per rilanciare il sostegno al MoSE, un'opera che contravviene tutte le regole ed è stata criticata ad oltranza per la sua incapacità di risolvere il problema di Venezia. Qui il link all'articolo. E riferimenti. (i.b.)


Per un' approfondimento sull'alternativa al Mose si veda l'articolo "Venezia, progetto MOSE: la vera alternativa" di Armando Danella, di Ambiente Venezia, uno dei maggiori conoscitori critici della folle avventura del progetto MOSE.

Ricordiamo inoltre l'eddytoriale 174, nel quale abbiamo raccontato la storia vergognosa del MoSE, degli errori clamorosi che furono compiuti nella scelta di quella soluzione, delle ragioni perverse per cui altre soluzioni, migliori da tutti i punti di vista, furono scartate, del gigantesco edificio corruttivo che ha permesso di realizzarsi. E dei costi che la collettività aveva pagato e avrebbe continuato a pagare per un’opera che giù allora appariva inutile e dannosa. Armando Danella, nell'articolo sopracitato riprende e completa la narrazione della triste vicenda. La arricchisce con un suggerimento che condividiamo pienamente, e che qui riprendiamo testualmente:
«Dal momento che la sua [del MOSE] non funzionalità si potrà constatare solo in futuro ad opera ultimata, bisogna prefigurare un danno erariale a fecondità ripetuta mettendo sotto sequestro cautelativo il patrimonio di tutti quei soggetti, politici e tecnici, che con la loro firma su specifici documenti (documentazione depositata dal Comune di Venezia presso tutte le istituzioni interessate all’iter procedimentale del Mose) hanno contribuito a far sì che il Presidente del Consiglio Prodi e parte del suo governo respingessero le proposte alternative indicate dal Comune di Venezia nel 2006». 

Per un'ampia analisi dell'ideologia, delle strategie, degli strumenti amministrativi e tecnici, grazie ai quali la salvaguardia della Laguna di Venezia si è tradotta nella sua distruzione (e in un gigantesco affare per una banda di pescicani) si legga l'articolo di Paolo Cacciari "MOSE. L’ingegnerizzazione della salvaguardia di Venezia".

Qui il link alla cartella dedicata al Mose, con tutti gli articoli raccolti dopo il 2013. Per quelli precedenti purtroppo occorre attendere un paio di mesi, quando saremo in grado di metterli a disposizione di nuovo.
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