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Gli aguzzini si incontrano sui confini. La barriera costruita nel 2015 sul confine tra l'Ungheria, la Croazia e la Serbia, di cui si vanta oggi il presidente ungherese Viktor Orban. Il sindaco di estrema destra Laszlo Toroczkai si era visto inizialmente rifiutare la richiesta di costruire un muro sullo stile di quello USA-Mexico, ma con l'avvicinarsi delle elezioni ungheresi il presidente nazionalista ordinò infine la costruzione della recinzione. (i.b.)

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DAI MEDIA

giovedì 8 febbraio 2018

Mose: il buco nero dei finanziamenti pubblici

la Nuova Venezia, 8 febbraio 2018. Ancora sui danni, ambientali ed erariali, provocati dalla folle sventura del progetto Mose e dalla sua perversa storia. con riferimenti


ECCO LE DIECI CRITICITÀ
SERVONO 100 MILIONI

«I guai messi nero su bianco dai commissari, relazione al Governo»

Venezia. Corrosione e ossidazione delle cerniere. Buchi nei tubi sott'acqua. «Steli» da sostituire, cedimento dei cassoni sul fondale delle bocche di porto. E poi la lunata, la diga al largo danneggiata che rischia di crollare ancora. Il jack-up, nave attrezzata costata 52 milioni di euro che ancora non funziona, i sedimenti e i detriti che si accumulano sul fondale in quantità «superiore al previsto».Un corposo dossier sulle criticità del Mose è stato inviato dai commissari straordinari del Consorzio Venezia Nuova al ministero delle Infrastrutture e al Provveditorato alle Opere pubbliche, l'ex Magistrato alle Acque.

Per la prima volta vengono messi per iscritto dagli stessi responsabili guai e problemi operativi da affrontare con urgenza, lavori fatti male, emergenze che hanno bisogno di essere risolte per provare a concludere, pur con ritardo, la più grande opera italiana in costruzione. «Per risolvere le criticità riscontrate», scrivono l'avvocato Giuseppe Fiengo e l'ingegnere Francesco Ossola, amministratori straordinari del Consorzio, «ci vorranno almeno 94 milioni di euro». In mezzo ai problemi di finanziamento, ma anche delle necessità di trasparenza e di maggiori controlli dopo lo scandalo e gli arresti del 2014, siamo adesso a un punto di svolta della grande opera. Sarà possibile sistemare i guasti che emergono ora in modo ufficiale e i lavori «non fatti a regola d'arte» senza bloccare il destino del Mose? Sono dieci i punti critici segnalati nel dossier, con schede e fotografie che ne descrivono la natura e l'entità.

Previsioni di spesa per riparare i guasti, somma finale che si avvicina ai 100 milioni di euro. Una cifra che si aggiunge ai 5 miliardi e mezzo di euro già spesi, agli 80 richiesti ogni anno per la manutenzione. Riguardano il fenomeno della «risonanza», messo in luce dagli esperti e dalla società Principia; l'accumulo dei sedimenti «superiore al previsto» nella schiera di paratoie di Treporti. Un problema che, ammettono i dirigenti del Consorzio «ha effetti sul buon funzionamento delle paratoie interessate all'accumulo». Ma le criticità più gravi si riferiscono a i cedimenti del fondale e dunque alla «tenuta» dei giunti di collegamento fra i cassoni che sostengono le paratoie. «Nei giunti Gina e Omega» ci potrebbero essere deformazioni, con la necessità di sostituirli».

Una perizia è stata affidata alla società olandese Trolleberg e al professor Mattia Crespi dell'Università di Roma. Una «protezione supplementare» dovrà essere prevista anche per le cosiddette «barre di inghisaggio», nell'elemento femmina della cerniera, costruito dentro il cassone sott'acqua. Un elemento che ha grande importanza sulla tenuta dell'intero sistema, perché in pratica sostiene le paratoie. La soluzione individuata qui dagli esperti (Valentinelli, Paolucci e Ramundo) è quella di applicare una «pasta protettiva» sulla cerniera. Ed ecco al capitolo 5 la parte più delicata, oggetto anche di polemiche nei mesi scorsi. Adesso la relazione finale degli ingegneri ammette l'esistenza di problemi sul fronte della corrosione, e la necessità di correre ai ripari. «Durante i sopralluoghi», dice la scheda, «si sono riscontrati fenomeni di corrosione sugli elementi costituenti i gruppi di tensionamento, e in particolare sui tensionatori di Treporti».

La decisione finale della commissione (i professori Ormellese e Mapelli del Politecnico di Milano, l'esperto del Provveditorato ingegner Paolucci ed esperti internazionali in corrosione) è stata quella di cercare «steli sostitutivi», stavolta in «acciaio superduplex» al posto degli elementi originali.Il problema è il costo. Per sostituire le parti che non vanno sarà necessaria una spesa aggiuntiva di 34 milioni di euro. I tensionatori sulle quattro barriere di paratoie già installate alle bocche di porto sono infatti 156, più otto di «riserva». Dovranno essere sostituiti in occasione della manutenzione della paratoia (ogni cinque anni). Altri 3 milioni e 200 mila euro serviranno per riparare i tubi danneggiati sott'acqua. Nella bocca di porto di Malamocco un'ispezione del direttore lavori aveva scoperto l'esistenza di perdite nelle tubazioni sott'acqua e di ossidazioni. La causa, secondo le imprese Glf Grandi Lavori Fincosit che hanno eseguito i lavori a Malamocco, la mareggiata del febbraio 2015 con l'allagamento dei cassoni, non ancora ultimati. La Glf ha chiesto al Tribunale il rimborso per «l'evento eccezionale». Il giudice non ha ancora deciso e i lavori sono stati sospesi. L'incarico di riparare i tubi danneggiati è stato dato alla Technital - gruppo Mazzi - la società di Verona progettista del Mose



LA LUNATA A RISCHIO CROLLO
E IL JACK-UP DA 52 MILIONI

«La strategia per rifare lavori sbagliati. Al Lido la diga di sassi era franata 5 anni fa. Adesso si scopre che l'erosione la minaccia di nuovo. Cause e perizie infinite»

Venezia. È stata pensata «troppo piccola». E il Porto non la può usare per l'accesso in laguna delle grandi navi. Ma è danneggiata, e inutilizzabile anche per le navi medio piccole. La conca di Malamocco, altra grande incompiuta delle opere in laguna, è una delle dieci «criticità» segnalate al ministero. Situazione complicata.

La conca. Senza contare i nuovi progetti necessari al Porto - off shore e «mini off shore» a Malamocco - ci vogliono almeno 28 milioni di euro, stando alla scheda firmata dai responsabili del Consorzio, per riparare i danni e sostituire la porta lato mare della conca e «adeguare» la porta dal lato laguna. Anche in questo caso la «colpa» del danno viene attribuita a eventi meteorologici. «In occasione della mareggiata del 5-6 febbraio 2015», si legge nella scheda numero 6 - la porta lato mare della conca ha subito gravi danni, con conseguente disservizio». Consorzio e Provveditorato hanno allora dato incarico a esperti olandesi (l'istituto Marin) e alla società belga Sbe di progettare una nuova porta con le rotaie per lo scorrimento, 14 metri sotto il livello dell'acqua. E insieme l'adeguamento della porta lato laguna. Chi ha sbagliato? E chi pagherà i nuovi interventi?

Lunata. Altra emergenza - con annesso contenzioso legale e diffide incrociate tra Consorzio e imprese giacenti in Tribunale civile - la lunata di Lido. Qui la colpa è dello scirocco. E della perturbazione, si legge nella relazione tecnica, «che ha provocato il 31 ottobre del 2012 una violenta mareggiata con ingenti danni alla lunata di Lido». Non basta, perché un sopralluogo ha messo in luce «ulteriori criticità». Cioè i fenomeni di erosione in corrispondenza delle due testate, riparate dopo la mareggiata. Erosioni profonde anche tre metri, che mettono a rischio la staticità dell'intera opera. Altri due milioni di euro stanziati per le consulenze (professor Foti dell'Università di Catania, Ruol dell'Università di Padova, De Marinis e Tomasicchio del Provveditorato). E alla fine la decisione anche qui di intervenire su un progetto che evidentemente non aveva tenuto conto di alcune variabili. «Si farà un intervento di mitigazione dei fenomeni erosivi e di protezione del piede della testata», conclude la relazione.

Jack-up. Rizzuto, Micoperi e la società Rizzetti e Marino sono i consulenti a cui il Consorzio ha fatto ricorso per chiedere lumi sul non funzionamento del jack-up. Macchina costata 52 milioni di euro che doveva garantire lo spostamento e il trasporto delle paratoie dalle bocche di porto alla centrale di manutenzione dell'Arsenale. Progetto della Technital, messo in opera dalla padovana Mantovani. Il jack-up non si è mai mosso, per il cedimento di una gamba laterale e per problemi di stabilità in navigazione. Uno scandalo che poteva essere doppio. In origine il Consorzio di Mazzacurati e il Magistrato alle Acque di Cuccioletta avevano progettato di realizzare due jack-up. Oggi la posa delle paratoia è garantita da una semplice chiatta a noleggio.Affidabilità. L'ultima voce di spesa per risolvere una criticità che si annuncia strategica riguarda il «Controllo affidabilità complessiva del sistema». Occorrerà appunto garantire la gestione del ciclo di manutenzione delle paratoie, l'affidabilità dei mezzi e il funzionamento delle opere nel loro complesso. Impresa titanica, visti i precedenti.

Riferimenti

Alla tragica vicenda del -MoSE e dei suoi vergognosi contorni abbiamo dedicato numerosi articoli. Tra i più recenti rinviamo a quelli di Armando Danella, Progetto Mose. La vera soluzione
che illustra la follia tecnica dell'irrealizzabile progetto, di Edoardo Salzano, Eddytoriale 174 di Eddyburg, e di Paola Somma La città del MoSE, che descrivono l'azione corruttrice e mistificatrice gestita dai responsabili e profittatori del progetto, di Paolo Cacciari, L'ingegnerizzazione della Laguna, e numerosi altri raggiungibili rovistando dell'Archivio tematico di eddyburg
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