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venerdì 14 luglio 2017

«Hanno razziato Venezia e Orsoni ha fatto il Pilato»

«Ieri l'arringa delle parti civili: chiesti 6,4 milioni di danni, ma la somma aumenterà. L'avvocato del Comune, Ravagnan: "La città è la vera grande vittima della ruberia"». la Nuova Venezia, 14 luglio 2017, con postilla



Il grido di dolore di Venezia, di una città oltraggiata nella sua immagine e depredata delle sue ricchezze, si è levato forte ieri, nell'udienza del processo per le tangenti del Mose dedicata alla richiesta delle parti civili. Sei milioni 430 mila euro la somma complessiva sollecitata da Comune, Città Metropolitana, Regione e Consorzio Venezia Nuova agli otto imputati accusati a vario titolo di corruzione e finanziamento illecito. Si tratta di un conteggio provvisorio visto che sono stati chiesti per lo più i danni non patrimoniali (da immagine e disservizio), mentre si è rinviato al giudice civile per il calcolo di quelli patrimoniali. Ai 6 milioni, inoltre, vanno aggiunti gli 8 (uno ad imputato) contestati nella precedente udienza dall'Avvocatura dello Stato.

Predoni e api operaie. La somma è destinata pertanto ad aumentare anche se sarà difficile dare ristoro a «un danno gigantesco, incomparabile, forse non misurabile», ha detto ieri l'avvocato Luigi Ravagnan, legale del Comune di Venezia, in un'appassionata arringa con la quale ha ricostruito la sofferenza di una città violata. «In 37 anni di professione non ho mai visto una ruberia di queste proporzioni», ha affermato, «Venezia è la vera grande offesa, la vera grande vittima di questi fatti criminali. Chi ha lucrato illegalmente sulle somme destinate al Mose, ha rubato i soldi alla città». Ruberie, anzi razzie: l'avvocato ha usato il termine di "raiders", razziatori appunto, per l'ex ministro all'Ambiente e alle Infrastrutture Altero Matteoli e per l'imprenditore romano Erasmo Cinque suo amico.

 «Risorse sono state rapinate a Venezia a cui il ministro ha fatto un'offesa diretta: soldi sottratti alla città per interessi personali». Il legale si è poi soffermato sugli imprenditori del Mose, quelli delle sovrafatturazioni, definendoli «le api operaie della corruzione». Quanto all'ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni: «Lui non è un raider, ma si è lavato le mani come Pilato», ha affermato Ravagnan secondo cui bene aveva fatto bene a chiedere il patteggiamento, «Sono certo che non ha trattenuto un euro, ma ha una cattedra di diritto e non poteva non sapere che il Cvn non poteva finanziare la campagna elettorale. Bisognava e si poteva dire di no, il professor Orsoni non ha avuto la forza di farlo». 

Il Comune ha chiesto un risarcimento di 2,3 milioni di euro in solido «perché tutti hanno tolto risorse a Venezia», a Orsoni, Matteoli, Cinque, all'ex Magistrato alle Acque Maria Giovanna Piva e all'imprenditore Nicola Falconi; 9 euro di ristoro per ciascun veneziano.Danno con estensione planetaria. Due euro per abitante della provincia di Venezia, per un totale di 1,2 milioni, li ha chiesti invece la Città Metropolitana con l'avvocato Giuseppe Chiaia che ha parlato dello scandalo Mose come di un evento con «estensione planetaria». Il legale ha calcolato in 100 milioni il costo per il territorio dell'affidamento dei lavori al Cvn senza gara. «La nostra 'ndrangheta». «Lo scandalo Mose è la nostra 'ndrangheta», ha detto l' avvocato della Regione Dario Bolognesi chiedendo 2,5 milioni di euro (500 mila a testa per Falconi, Piva, Turato, Matteoli e Cinque) .Gli intrecci Matteoli-Piva. «L'immagine del Cvn ha subito un devastante degrado, è stato indicato come un ricettacolo di malaffare e spreco pubblico, percepito dall'uomo della strada come un covo di farabutti». Così l'avvocato del Cvn Paola Bosio presentando la richiesta risarcitorie di 430 mila euro a titolo di provvisionale (10 mila all'ex europarlamentare Lia Sartori, 10 ad Orsoni e 10 a Falconi più 100 mila a Piva, Falconi, Matteoli e Cinque). 

Il legale ha ricostruito in una dettagliatissima arringa di tre ore tutti i meccanismi dello scandalo Mose, soffermandosi in particolare sulle responsabilità di Matteoli: lui ha autorizzato (pur non avendone titolo) lo sblocco dei lavori su Porto Marghera con assegnazione al concessionario unico Cvn; lui ha influito sulla nomina di Patrizio Cuccioletta a presidente Mav; lui ha imposto al Consorzio la società Socostramo di Cinque. L'avvocato Bosio ha parlato delle mazzette che avrebbe intascato sia da Mazzacurati per la campagna elettorale, sia da Piergiorgio Baita (550 mila euro). Un extrastipendio e collaudi importanti, invece, il compenso al presidente del Mav, Piva, per non controllare. L'avvocato Bosio ha sottolineato la confusione di ruoli tra le parti, con gli atti redatti dal Consorzio e il Mav inerte. Il Cvn avrebbe scritto addirittura la relazione di risposta del Magistrato alle contestazioni della Corte dei Conti nel 2007.

postilla


Un processo davvero singolare. Tutti i protagonisti del più grande scempio perpetrato sulla Laguna e la più efferata rapina 
ai danni del  contribuente di oggi e di domani da parte dello Stato, la Regione le banche e loro fondazioni, le Università e loro dirigenti, e soprattutto il Consorzio Venezia Nuova si trasformano, da colpevoli, ad accusatori di quanti si sono appropriati di pingui briciole del comune banchetto. 

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