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sabato 8 ottobre 2016

Ignazio Marino assolto nel processo su scontrini e consulenze della sua onlus: “Mai smesso di credere nella giustizia”

Cade uno degli strumenti utilizzati dalla cricca  partitocratica per sbarazzarsi di un personaggio che rischiava di  interrompere la continuità della malapolitica capitolina.  Rimane vivo il ricordo della squallida operazione dinnanzi al notaio. Il Fatto Quotidiano, 8 ottobre 2016, con postilla

Cadono le accuse di peculato, falso e truffa nelle due inchieste sulle cene da sindaco e le presunte irregolarità per alcune consulenze dell'associazione di cui era presidente. La Procura aveva chiesto 3 anni e 4 mesi. L'ex primo cittadino: "E' stata finalmente ristabilita la verità, ora qualcuno si guardi allo specchio per capire se ha la statura dello statista"

L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino è stato assolto dall’accusa di peculato, truffa e falso nell’ambito del processo sul caso scontrini e le consulenze della Onlus Imagine. La procura aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi. Marino è stato assolto dalle due accuse rispettivamente “perché il fatto non sussiste” (le cene) e “perché non costituisce reato” (le consulenze). “Sono felice me lo aspettavo, sapevo di essere innocente” commenta Marino lasciando il tribunale. “Di fronte ad accuse così infamanti di media e politica molto pesanti è stata finalmente ristabilita la verità”. In una conferenza stampa Marino ha detto che “il conto di certe azioni le paga il Paese, soprattutto quando riguardano la Capitale di Italia. Qualcuno ora si dovrebbe guardare allo specchio e capire se ha la statura di statista e farsi un esame di coscienza“. La sfida con i vertici del Pd è frontale: “Le scuse di qualcuno che ha fatto un’offesa, e non parlo del premier o dell’illuminato commissario del Pd, richiedono capacità di analisi ed onestà intellettuale in base di questo uno deciderà se scusarsi o no”.

Ma cos’è successo nel 2015 per Marino è chiaro: “Siamo ad un anno di distanza dal momento in cui mi dimisi (dimissioni poi ritirate, ndr), sotto le pressioni politiche e mediatiche offensive gravissime e infanganti. Centinaia di migliaia di romani sono stati violentati da un piccolo gruppo di una classe dirigente che si è rifugiata nello studio di un notaio, invece che presentarsi in aula e spiegare se avevano o meno fiducia del loro sindaco”. Nessuno dai vertici del Pd lo chiama. Lo fanno invece, secondo il Messaggero, Massimo D’Alema e l’ex sindaco Walter Veltroni.

“Sono un chirurgo, non uno psicologo” ironizza per dire che non sa perché il presidente del Consiglio Matteo Renzi si è rifiutato di parlare con lui. “Intelligenza politica e strategica al momento in cui è stata avviata l’inchiesta Mafia Capitale e indetto il Giubileo straordinario“, avrebbero voluto un comportamento diverso, ha fatto notare. “Invece, in entrambi i casi il presidente del Consiglio – ha aggiunto – si è rifiutato di parlare con il sindaco della Capitale, mi sono molto interrogato, ma sono un chirurgo e non uno psicologo”.

Orfini: “Marino via per incapacità, non per scontrini

La questione si fa politica, soprattutto per il Pd che ha fatto cadere il proprio sindaco, oltre un anno fa. E a essere chiamato in causa è soprattutto il presidente del partito e commissario a Roma Matteo Orfini: “Quando avevamo condannato l’episodio degli scontrini – spiega – speravo che Marino dimostrasse la sua innocenza. Sono contento che sia stato assolto. Noi non abbiamo mai chiesto le dimissioni di Marino per la vicenda degli scontrini, voglio ricordarlo, ma per la sua totale incapacità di gestire la città di Roma. Fu Sel a presentare una mozione di sfiducia per quel motivo. Noi siamo un partito garantista“. “Ancora oggi – aggiunge Orfini -dico che le dimissioni dei consiglieri furono un atto assolutamente giusto. È ovvio oggi che i problemi di Roma sono figli del fatto che c’è un sindaco che in 100 giorni non ha fatto nulla ma anche del fatto che per due anni e mezzo prima noi non siamo riusciti a risolverli. Adesso stiamo lavorando bene all’opposizione e cerchiamo di ricostruire un progetto di riforma della città”.
Marino risponde a Orfini così: “Non me la sento di commentare parole che appartengono più ai libri di Collodi che alla realtà drammatica che la nostra città ha vissuto in questo ultimo anno”. L’ex sindaco rivendica: “La mia giunta ha chiuso Malagrotta, ha aperto nuove fermate della metropolitana ed ha avviato un piano di rientro e potrei fare molti altri esempi. Durante la mia giunta il debito pubblico di Roma è sceso di 12mila euro al giorno se questo non vuol dire ben governare…”.

Riferimenti

per ricordare gli eventi che portarono alla conclusione del breve mandato di Ignazio Marino rinviamo agli articoli di Alberto Asor Rosa, Angelo d'Orsi,  Piero Bevilacqaa, nonche sui risultati di un'indagine interna al PD romano, svolta da Fabrizio Barca.su eddyburg. 
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