menu

subheader

ULTIMI AGGIORNAMENTI

sabato 23 aprile 2016

Ridurre il consumo di suolo: mission impossible?

Cambiano le priorità a Rivalta di Torino: si tagliano le previsioni di espansione e si punta sulla tutela del paesaggio e delle attività agroalimentari, sulla mobilità dolce e sul recupero del centro storico e degli edifici inutilizzati. Reticula, n.8 2016 (m.b.)


Abstract

La presente riflessione nasce dal progetto vincitore del premio nazionale dell’Associazione dei Comuni virtuosi, per la gestione del territorio, ora in corso di attuazione presso il Comune di Rivalta di Torino. L’intervento sottolinea le difficoltà e le prospettive aperte dalla revisione critica di un Piano regolatore da poco approvato inteso, sia dai progettisti sia dai funzionari, come strumento di crescita infinita dell’edificato e delle infrastrutture sul territorio. Al contrario una gestione sostenibile del Piano, oltre a porre la riduzione del consumo di suolo tra le sue priorità, deve essere messa in relazione con la partecipazione dei cittadini, la tutela del paesaggio e delle attività agroalimentari, il risparmio energetico, il riciclo dei rifiuti, la promozione di una mobilità dolce. 
La Variante strutturale incentrata su un’area di sprawl interessata da fenomeni di fragilità idrogeologica e da ricchezza agricola, naturalistica e paesaggistica permetterà una riduzione del consumo di suolo di circa 300.000 metri quadri.

Il consumo di suolo, problema nazionale

Da tempo innumerevoli segnali d’allarme sono lanciati da intellettuali e da tecnici intorno all’abnorme consumo di suolo naturale e agricolo che è in corso nel nostro Paese (Gibelli e Salzano, 2006). Gli otto metri quadrati al secondo di terreno libero consumati (Munafò, 2014) per la realizzazione di edifici e di infrastrutture sono più del doppio rispetto alla media di molti altri Paesi europei, e tra i più alti del mondo con l’aggravante che l’Italia ha un territorio in gran parte montano e collinare, a elevata sismicità, con la presenza di importanti vulcani attivi e l’esposizione all’erosione del mare su un fronte di circa 1.500 chilometri di coste (Berdini, 2010). Le limitate estensioni pianeggianti e collinari coltivabili sono in gran parte caratterizzate da terreni fertili (Mercalli e Sasso, 2004), con tradizioni materiali e culturali rurali di antichissimo impianto (basti pensare ai paesaggi vitivinicoli recentemente riconosciuti dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità). La distruzione di questa risorsa non rinnovabile avviene in presenza di una crescita demografica praticamente nulla, dell’abbandono di ampie aree industriali e dell’esistenza di un numero di alloggi più che doppio rispetto alle reali esigenze abitative, ma in gran parte inutilizzato a causa di distorsioni speculative del mercato immobiliare, che impediscono a centinaia di migliaia di famiglie a basso reddito di accedere ad una casa dignitosa (Munafò, 2014). La quasi totalità del patrimonio edilizio pubblico e privato, presenta gravi carenze in termini di sicurezza, di manutenzione e di consumo, costituendo un costo per un Paese che importa buona parte del suo fabbisogno energetico (Legambiente et al, 2014). 

Le conseguenze più vistose di questa situazione si riscontrano nelle cronache dei disastri che si verificano periodicamente, quando l’intensificarsi delle piogge porta allagamenti e smottamenti, con perdite di vite umane e ingenti danni economici ed ambientali (Settis, 2010). 

Una logica azione di pianificazione dovrebbe basarsi sull’immediato blocco di ogni edificazione su terreni vergini, sul riuso e, in qualche caso, sulla densificazione delle aree infrastrutturate in abbandono, sulla riqualificazione architettonica e impiantistica del patrimonio, con adeguamento alle normative in materia di sicurezza e di risparmio energetico, sulla messa in sicurezza del territorio, a partire dalla difesa delle coltivazioni e degli ambiti naturali.

Tuttavia al di là di molte affermazioni teoriche e anche di alcuni timidi provvedimenti legislativi, prevalentemente a scala locale, non si assiste ad un generalizzata inversione di tendenza, la cultura della pianificazione è in gran parte latitante, mentre le normative intorno al tema del consumo di territorio continuano ad essere sostanzialmente inefficaci (Giudice e Minucci, 2011 e 2013). In questo contesto le poche esperienze di riduzione del consumo di suolo appaiono qualcosa di eccezionale. E’ il caso dell’ormai famoso Comune di Cassinetta di Lugagnano (Milano) che, guidato dal sindaco Domenico Finiguerra, è riuscito a dare vita ad un Piano regolatore che blocca il consumo di territorio (Finiguerra, 2014). Altre realtà, hanno seguito l’esempio: piccoli Comuni, ma anche amministrazioni di medie dimensioni come quella di Desio. Sono un centinaio i Comuni aderenti all’Associazione dei comuni virtuosi che pone la riduzione del consumo di suolo al centro delle buone pratiche di gestione sviluppate dagli aderenti. 

L’esperienza di riduzione di consumo di suolo in corso a Rivalta si confronta con uno strumento di pianificazione recentemente approvato secondo logiche del tutto opposte e cerca di capovolgerle guardando al territorio con un approccio olistico (Montanari, 2014).

Il caso di Rivalta di Torino

Collocato a sud-ovest di Torino, tra il torrente Sangone e la collina morenica, in un contesto di alta qualità ambientale e paesaggistica, Rivalta di Torino (poco meno di 20.000 abitanti) è un borgo di antica fondazione che conserva importanti testimonianze del passato, come la cinta muraria del ricetto, il monastero (XI secolo) e il castello (XII secolo). Fa parte della corona di comuni cresciuti impetuosamente attorno al capoluogo piemontese in conseguenza dei processi di ristrutturazione industriale degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, motivati dalla volontà di frammentare le troppo compatte concentrazioni operaie e di realizzare stabilimenti più aggiornati, con costi contenuti. In questo processo Torino è passata da più di 1.200.000 abitanti del 1971 ai meno di 900.000 odierni, mentre le aree della cosiddetta “cintura” hanno registrato un corrispondente aumento di popolazione, attratta anche dalla presenza di verde, di servizi e di minor congestione del traffico, che sembravano essere le premesse per una vita più a misura di uomo. 

In conseguenza della costruzione del nuovo stabilimento Fiat (1967) che è arrivato a impiegare fino a 18.000 dipendenti e di altre importanti attività industriali, Rivalta ha vissuto una stagione di straordinaria espansione (più 455% di abitanti), con il raddoppio della superficie destinata all’industria. La pianificazione urbanistica non è stata in grado di controllare questa pressione edificatoria, legittimando un modello insediativo disperso (sprawl) che si è irraggiato sul territorio circostante a partire dalle frazioni di Pasta, Tetti Francesi e Gerbole, poste a sud del Sangone, mentre il nucleo originario è stato in parte abbandonato e oggetto di alcuni interventi edilizi fuori scala.


Il Piano Regolatore Generale Comunale (PRGC) approvato nel 1995, prevedeva un aumento della popolazione residente da 14.684 a 24.000 abitanti e delle superfici per le varie attività insediative da
741.002 mq a 1.247.535 mq. La convinzione che le dinamiche fortemente espansive sarebbero continuate indefinitamente motiva anche le successive varianti del Piano fino alla vigente, approvata nel 2011. Negli ultimi anni la crescente consapevolezza dei cittadini intorno ai temi del verde e della qualità della vita e la sempre più diffusa constatazione del processo di cementificazione del territorio, sono state tra le principali ragioni della richiesta di un cambiamento della politica urbanistica. Ciò ha portato, nelle elezioni del giugno 2012, al successo dalla lista civica “Rivalta sostenibile” guidata da Mauro Marinari, il cui programma poneva la difesa del paesaggio e il contenimento del consumo di suolo, tra gli obiettivi primari della propria candidatura. 

Le vecchie logiche di un Piano regolatore di “espansione” 

L’attuale PRGC di Rivalta (2011), anche soltanto ad uno sguardo superficiale, appare improntato ad una logica di espansione incontrollata dell’edificato negli spazi liberi, senza continuità con l’abitato consolidato, con zone agricole e naturali intercluse, quindi sostanzialmente inutilizzabili e aperte ad ulteriori processi insediativi. Tutto ciò senza alcuna giustificazione razionale che non sia quella di un sostegno ad interessi privati, sottovalutando la ricchezza naturalistica, agronomica e paesaggistica del territorio, in presenza di un centro storico non valorizzato e di un patrimonio edilizio residenziale e produttivo inutilizzato, nonostante una forte richiesta inevasa di abitazioni da parte dei cittadini a basso reddito.

Gli aspetti principali del Piano possono essere sintetizzati da alcune cifre: su un totale di 1.159.998 metri quadri di superficie lorda di pavimento esistente a destinazione residenziale si prevede un incremento di 312.950 mq, che corrisponde, su un totale di 18.976 abitanti, ad un aumento dei residenti di 7.338 unità. Queste cifre dimostrano la non sostenibilità di un piano improntato al consumo di suolo come mera risorsa speculativa e allo sviluppo edilizio come stimolo della crescita economica, ed appare ancora più inadeguato nell’attuale congiuntura di crisi del mercato immobiliare e di sostanziale staticità delle dinamiche demografiche. Questa visione è quella che, nei decenni scorsi, ha premiato in termini di consenso e di gestione perché ha permesso ai cittadini di vedere incrementato il valore della loro proprietà ed alle Amministrazioni di incamerare denaro dalle concessioni edificatorie per far fronte ai crescenti impegni finanziari. Tuttavia essa comporta le note ricadute negative di tipo idrogeologico, ambientale ed anche economico, dato che la dispersione dell’abitato, aggrava i costi di urbanizzazione e di gestione dei servizi pubblici.

Il territorio di Rivalta risulta già insediato per circa il 30% della sua estensione totale e le nuove edificazioni sono tutte comprese in zone agricole, quindi è evidente il danno al patrimonio rurale e alle sue possibilità di sviluppo futuro. Inoltre le previsioni di edificazione portano al restringimento o alla chiusura dei “corridoi ecologici”, elementi di collegamento delle zone naturali, indispensabili per la salvaguardia della biodiversità.
PRG - Tavola C2
Nell’iter di approvazione del Piano vigente non è stata adottata la Valutazione Ambientale
Strategica (VAS, in vigore dal 2006) che avrebbe forse fornito qualche strumento in più per lo studio delle criticità su esposte. Ciò nonostante sia la Regione Piemonte, a partire dagli studi del Piano 
Territoriale Regionale (PTR) e dal Piano Paesaggistico Regionale (PPR, adottato nel 2009, non ancora approvato), sia la Provincia di Torino, a partire dal Piano Territoriale di Coordinamento
(PTC2, al tempo in corso di elaborazione), hanno espresso osservazioni in merito alle tematiche evidenziate, con proposte di riduzione delle quantità edificatorie, accolte solo parzialmente dalla passata Amministrazione, senza variare sostanzialmente lo strumento di pianificazione strategica.
Inoltre il progetto di tracciato del treno ad alta velocita (TAV) Torino-Lione ha previsto un pesante impatto sul territorio rivaltese, invadendo un’area di pregio naturalistico e costituendo una significativa cesura sul perimetro orientale delle aree comunali

Una nuova pratica di pianificazione in “riduzione”: 
azioni  innovative dello strumento di Piano

Nell’ottobre del 2012, tra i primi atti del nuovo Consiglio comunale, è stata assunta la delibera n. 54
Indirizzo programmatico in tema di uso del suolo e di urbanistica con la quale è stato avviato il processo di revisione del PRGC finalizzato alla riduzione del consumo di suolo e alla tutela del paesaggio. Contestualmente l’Amministrazione ha aderito al Forum Nazionale “Salviamo il paesaggio – Difendiamo i territori” del quale condivide i principi e gli obiettivi, e ha condotto il
Censimento del patrimonio edilizio, promosso dal Forum, con un’indagine sulle aree libere e sugli usi del suolo da cui sono emerse con evidenza le criticità descritte, tra cui la presenza di un patrimonio di quasi 300 alloggi non occupati.

La nuova gestione urbanistica, improntata al programma di mandato, si è articolata da subito nell’approvazione di alcune varianti (ex art. 17 LR 56/1977): è stata eliminata una strada in progetto che tagliava un terreno libero creando uno spazio intercluso atto ad avviare nuovi processi edificatori (vedi figura seguente), è stato reso più facile il riuso dei capannoni industriali inutilizzati in relazione alle recenti dinamiche socio economiche, con destinazioni a palestre, servizi, ristorazione.

Si è proceduto ad un confronto con i principali operatori del territorio proponendo una riduzione della capacità edificatoria prevista, in cambio di una maggiore flessibilità delle destinazioni di uso. Nel novembre 2013 l’Amministrazione ha lanciato un bando pubblico per raccogliere richieste di rinuncia alle destinazioni residenziali previste dal Piano di proprietari di aree agricole. La proposta, inusuale nel panorama economico e culturale italiano, caratterizzato dalla convinzione che la migliore valorizzazione dei suoli sia quella che comporta l’edificazione, ha raccolto l’adesione di una decina di proprietà per un totale di più di 30.000 mq. di superficie fondiaria. Tale risposta è dovuta all’inasprirsi della tassazione sulle aree fabbricabili e alla crisi del settore edilizio, ma ha risentito anche, almeno in parte, di una svolta culturale che vede nell’eredità di un terreno verde qualcosa di più importante di una costruzione.

Altro strumento utile per il contenimento del consumo di suolo è stata la modifica del Regolamento Edilizio (RE), con l’eliminazione delle norme sui sottotetti non abitabili (art. 18 del RE) che permettevano di realizzare locali ufficialmente non abitabili e che pagavano soltanto il 50% degli oneri di urbanizzazione, ma che nei fatti erano dotati di servizi, finestre e balconi e quindi abitabili illegalmente. La modifica consente la realizzazione di sottotetti non abitabili e quindi privi dei requisiti di servizi e di illuminazione necessari, oppure abitabili e che rientrano a pieno titolo nel calcolo della Superficie Lorda di Pavimento (SLP) autorizzata. Inoltre l’“Allegato energetico”, un insieme di norme che incentiva il risparmio energetico degli edifici, garantisce ai progetti con la migliore classificazione energetica sgravi economici fino al 50% degli oneri dovuti, con esclusione di premi in cubatura (ovvero ampliamento della SLP).

Nel complesso le varie iniziative portano a una riduzione di circa un terzo delle previsioni in corso di autorizzazione: risultato che può essere ritenuto significativo, ma che risulta ancora limitato rispetto alle previsioni generali del Piano che, come abbiamo visto, sono di circa dieci volte maggiori. Con l’adozione  in corso della VAS e della a variante strutturale incentrata sull’area a Sud del Sangone si procederà al riesame dei vincoli idrogeologici, delle qualità agronomiche e naturalistiche delle aree finalizzata ad una ulteriore riduzione delle aree edificabili, al ripristino di “corridoi ecologici” e delle principali prospettive paesaggistiche (Pileri, 2007). Si provvederà all’eliminazione della edificabilità sulle aree più critiche e ad una generale revisione al ribasso degli indici previsti, con una riduzione complessiva del consumo di suolo di circa 300.000 mq. Alcuni strumenti utilizzati saranno le norme sovracomunali che prescrivono la perimetrazione delle aree libere, di transizione e dense. Inoltre si elaboreranno sistemi di parziale perequazione al fine di evitare contenziosi con i proprietari che hanno subito tassazioni su previsioni d’incremento di valore poi eliminate (Voghera, 2011). 

Una minore pressione edificatoria sul territorio libero è attuabile attraverso la rigenerazione delle aree costruite, attualmente in abbandono. Per quanto riguarda il centro storico è in corso il restauro del castello che diventerà sede della biblioteca comunale, con il trasferimento nella vecchia sede dell’Ufficio cultura, elemento di stimolo per molte attività. La ridestinazione di un edificio del centro a sede di un’associazione musicale e la riqualificazione di altre due proprietà pubbliche ad attività commerciali e residenziali, sono interventi che ripropongono il nucleo storico come luogo di residenza, di nuove attività economiche, di aggregazione sociale, attrattivo in rapporto al resto del territorio, per farne un luogo di nuova socialità, anche grazie alla promozione di feste, mercati e celebrazioni. La realizzazione di parcheggi esterni al concentrico finalizzati alla progressiva pedonalizzazione del centro è un altro elemento di riqualificazione in corso. 

Azione indispensabile per evitare la cementificazione del territorio, è la promozione delle attività agroalimentari locali. E’ stata adottata la Certificazione comunale dei prodotti agricoli per tutelare le produzioni di nicchia, biologiche e le “filiere corte”, anche con il coinvolgimento di giovani interessati ad avviare produzioni agricole. E’ stato inoltre facilitato l’incontro tra produttori e consumatori, valorizzando la presenza di gruppi di acquisto solidali (GAS) comprendenti più di un centinaio di famiglie e avviando un mercatino settimanale di prodotti di agricoltura biologica. Inoltre è stato riqualificato il parco degli orti urbani (circa 80 lotti) e sostenuti corsi di formazione per i cittadini interessati all’orticoltura biologica.

Le infrastrutture viarie sono un elemento talvolta sottovalutato del consumo di suolo: Rivalta promuove attivamente tutte le forme di mobilità sostenibile, dal trasporto pubblico, alla realizzazione di piste ciclabili, dai progetti di bimbi a scuola a piedi, alla realizzazione di percorsi protetti, anche in collaborazione con i Comuni contermini. La gestione sostenibile del territorio comprende anche l’attenzione alla gestione dei rifiuti o, meglio, delle “materie prime seconde”. L’Amministrazione, da sempre contraria alla costruzione e gestione privatizzata dell’inceneritore, orienta la sua attività in questo campo soprattutto alla riduzione dei rifiuti, con numerose iniziative tra cui l’approvazione di un nuovo regolamento dei rifiuti incentrato sul potenziamento della raccolta differenziata, la creazione di un centro per il riuso, il posizionamento di fontanelle per l’acqua pubblica, iniziative di riciclo come “riscarpa”, accordi con i commercianti per la riduzione degli imballaggi, promozione dell’uso delle coppette mestruali e la partecipazione alla “Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti”.

La progettazione partecipata come strumento della sostenibilità

L’elaborazione di una pianificazione sostenibile a Rivalta è l’esito sia dell’affinamento di strumenti teorici, sia di un’attività svolta, anche sperimentalmente, in stretto contatto con i cittadini. Sono in corso collaborazioni con l’Università degli Studi e con il Politecnico di Torino che hanno avuto per oggetto la redazione di tesi, lo svolgimento di laboratori e di tirocini di lavoro. Esiti di queste esperienze sono assunti nei progetti e sono oggetto di presentazioni pubbliche, di convegni, di pubblicazioni e di scambi di esperienze con altre realtà.

Il contributo consapevole dei cittadini è promosso attraverso la convocazione di assemblee pubbliche su tutti i temi più importanti e con l’elaborazione del “Bilancio Partecipativo” che vede coinvolti, nei quattro quartieri del Comune, ottanta residenti estratti svolgere un’attività di conoscenza e di discussione sui problemi del territorio, organizzata in una serie di incontri da cui emergono indicazioni progettuali e operative. Più di un centinaio di volontari, raccolti in un apposito “Albo”, contribuiscono regolarmente alle iniziative di tutela e di riqualificazione del territorio, come la manutenzione di arredi pubblici, la pulizia di aree abbandonate, la creazione e la gestione di nuovi spazi verdi. Tra le iniziative dei volontari il progetto “M.I.O. Domani, Memorie Ieri Oggi e Domani” è incentrato sulla conservazione e sulla trasmissione della memoria, con particolare riferimento all’agricoltura tradizionale. Tale attività è in collegamento con le iniziative di Terra Madre, evento di rilevanza internazionale che si svolge a Torino e vede 24 famiglie rivaltesi ospitare altrettanti delegati da tutto il mondo che portano esperienze di difesa e di coltivazione sostenibile dei territori agricoli. Progetti specifici sono inoltre destinati anche ai giovani nel periodo postscolastico.

Una prospettiva aperta 

L’esperienza di gestione sostenibile del territorio e dei beni comuni (Maddalena, 2014), in corso a Rivalta e qui brevemente sintetizzata, si presenta come un caso importante per dimostrare come un uso attento delle normative esistenti e delle energie locali possano essere elementi di stimolo ad una pianificazione responsabile e partecipata che si ponga come obbiettivo primario la qualità della vita dei cittadini e la gestione sostenibile delle risorse. 

Come a Rivalta in molte altre realtà locali positivi fermenti dal basso indicano una nuova strada percorribile. Ora è necessario che queste esperienze diventino patrimonio comune e che vengano supportate da provvedimenti legislativi nazionali, in grado di contrastare una logica di panificazione distruttiva molto radicata, ma che deve essere capovolta se si vuole dare un futuro al nostro Paese.  

Bibliografia

Berdini P., 2010. Breve storia dell’abuso edilizio in Italia, Donzelli, Roma.
Corradin R.. 2014. Il P.R.G.C. vigente del Comune di Rivalta di Torino. Studi per una variante ai fini della valorizzazione del paesaggio e della tutela dei suoli liberi, tesi di laurea in Pianificazione Territoriale e Urbanistica, Politecnico di Torino, Relatori A. Voghera, G. Montanari.
Finiguerra D., 2014. 8 mq al secondo. Salvare l’Italia dall’asfalto e dal cemento, Emi, Bologna. 
Gibelli M. C., Salzano E. 2006 (a cura di), No sprawl. Perché è necessario controllare la dispersione urbana e il consumo di suolo, Alinea, Firenze.
Giudice M., Minucci F., 2011. Il consumo di suolo in Italia, SE, Napoli.
Giudice M., Minucci F., 2013. Governare il consumo di suolo, Alinea, Firenze. 
Maddalena P. 2014. Il territorio bene comune degli italiani. Proprietà collettiva, proprietà privata e interesse pubblico, Donzelli, Roma.
Mercalli L., Sasso C., 2004, Le mucche non mangiano cemento, Edizioni SMS, Torino 
Montanari G., 2014. Dalla memoria al paesaggio. Note per un approccio olistico al territorio, EDP Sciences, in A. Tartaglia, C. Mele e M.L. 
Ruggiero (a cura di) Science and the future, Torino, October 28-31, 2013; http://www.e3s-conferences.org
Munafò M., 2014. L’impatto sui servizi ecosistemici dei processi urbani e territoriali. RETICULA n. 7/2014, ISPRA, Roma..
Pileri P., 2007. La compensazione ecologica preventiva, metodi strumenti e casi, Carocci, Roma. 
Settis S., 2010. Paesaggio Costituzione Cemento, Einaudi, Torino. 
Legambiente - Fillea Cgil - Filca Cisl - Feneal Uil, 2014, “Costruire il futuro”, innovazione e sostenibilità nel settore edilizio, Terzo Rapporto dell’Osservatorio congiunto http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/rapporto_oise_2014sito.pdf
Voghera A., 2011, Dopo la Convenzione Europea del Paesaggio. Politiche, Piani e Valutazioni, Alinea, Firenze.

Riferimenti
In eddyburg sono disponibili più di 170 articoli sul consumo di suolo, in parte raccolti nel nuovo sito, e in parte nel vecchio sito
Per orientarsi, è utile partire da questa visita guidata.
Show Comments: OR