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martedì 8 dicembre 2015

Resort Italia

Ogni giorno in ogni città d’Italia avvengono operazioni immobiliari sul patrimonio pubblico che costituiscono rapine ai danni dei cittadini italiani. Mi viene in mente …(continua la lettura)


Ogni giorno in ogni città d’Italia avvengono operazioni immobiliari sul patrimonio pubblico che costituiscono rapine ai danni dei cittadini italiani. Mi viene in mente in mente una filastrocca degli anni 60:

Prima classe, il passeggero è un miliardario forestiero.
Italia bella, io comperare. Quanti dollari costare?
Ma il ferroviere, pronto e cortese:
Noi non vendiamo il nostro Paese

È una delle Filastrocche in cielo e in terra di Gianni Rodari. Altri tempi, altre fiabe. Ora il nostro Paese è stato ampiamente svenduto, assieme al ferroviere cortese, ma i mezzi di propaganda del potere ci esortano a fare di più. Così, mentre ogni giorno il bollettino delle svendite si allunga con nuovi elenchi di palazzi e stazioni, caserme e scuole, ospedali e prigioni, musei e fari, isole e parchi, che vengono sottratti ai cittadini per essere trasformati in albergo o attrazione turistica e ceduti agli investitori immobiliari, alcuni intellettuali in servizio di complemento si adoperano per convincerci che “la nostra eccellenza sta nella cultura/turismo”… il “turismo è la nuova industria mondiale”.

Di questa pattuglia fa parte Lorenzo Salvia che, con il suo libro Resort Italia, sottotitolo Come diventare il villaggio turistico del mondo e uscire dalla crisi, pubblicato da Marsilio, casa editrice della famiglia De Michelis, intende spiegarci che “il turismo è la salvezza dell’Italia”.

A questo scopo, dalla prima all’ultima riga, ci martella con affermazioni perentorie: «dobbiamo renderci conto che la nuova divisione globale del lavoro impone che ogni paese si debba specializzare in qualcosa, per noi è il turismo» … «il turismo è l’unica industria italiana a prova di Cina e delocalizzazione»… «il turismo è il migliore degli export possibili». In realtà, vari episodi, come la recente cessione da parte della Cassa Depositi e Prestiti degli edifici della Zecca e del Poligrafico di Roma ad investitori cinesi, dimostrerebbero il contrario, ma Salvia non ha dubbi sulla validità della lista di quelle che considera le «occasioni perse» e delle proposte per il futuro.

Tra gli errori del passato, segnala il «non aver fatto Disneyland a Bagnoli, non aver trasformato la Sardegna nei Caraibi d’Europa, non aver costruito sufficienti campi da golf in Sicilia». Ogni singola vicenda viene liquidata con poche battute. Per quanto riguarda la Sicilia, ad esempio, Salvia si/ci chiede «è più intelligente, verrebbe da dire di sinistra, aprire in Sicilia un campo da golf che attirerebbe turisti americani e cinesi oppure tenere in piedi per anni la cassa integrazione della Fiat di Termini Imerese?». Oltre che il discutibile modo di presentare le due scelte, come fossero alternative, colpisce il disinteresse dell’autore per il fatto che un campo da golf consuma in media 2000 metri cubi d’acqua a giorno, l’equivalente di un paese di 8000 persone.

Che preoccupazioni ambientali e sociali non rientrino nelle sue priorità emerge ancor più chiaramente dalle proposte per il futuro, per la cui realizzazione, ci ammonisce, bisogna innanzitutto «liberarsi della retorica del bene comune e della maledizione dei coccetti, a causa della quale il solito reperto che spunta fuori dagli scavi… blocca un cantiere per anni». Tra le misure operative compare, ovviamente, «la concessione ai privati di alcuni monumenti» che potrebbe dare allo stato le risorse per «investire in un grande progetto di restauro, magari installandovi una scultura moderna, di cento piazze”, che rappresentano “quel misto di composizione scenografica e centro della vita quotidiana cosi tipico del nostro paese e cosi apprezzato all’estero”. Salvia suggerisce anche di mettere negli aeroporti e nelle stazioni qualche pezzo dei musei locali e renderli visibili subito dopo il check in, «sarebbe il modo migliore per dare il benvenuto a chi arriva nel paese della cultura e dell’arte». Per quanto riguarda le città in genere, poi, raccomanda di considerarle come «i capannoni della nuova industria» e di «fare come a Londra dove i vecchi quartieri operai grazie agli investimenti privati attirano persone nuove».

Molte altre perle di saggezza vengono sciorinate nel volume, inclusa l’idea di portare l’alta velocità in Sicilia, dopo di che, «si potrebbe ripensare al ponte sullo stretto come infrastruttura strategica e come attrazione turistica». Il capitolo dedicato a Roma è incentrato sull’idea di trasformare il lungo Tevere in uno «waterfront del divertimento», costruire un collegamento via acqua con le spiagge, consentendo così di «cominciare a prendere il sole appena saliti a bordo», e creare una Disneyland ispirata all’antica Roma a Ostia. Sembra di rivedere la scena del film Suburra nella quale il boss Samurai annuncia a Numero 8 che Ostia diventerà il waterfront di Roma. «Pensa», gli dice, «prova a pensare. Sforzati di elevarti dal marciapiede». Ma Numero 8 non capisce. «Uoter de che?» chiede e Samurai deve spiegargli: «casinò, alberghi, ristoranti, palestre, yacht, negozi. Questo significa waterfront, sottocorticale che non sei altro».

Forse “sottocorticali” siamo anche noi che non abbiamo ancora capito che dobbiamo «riconvertire al turismo tutta la nostra economia dalla scuola agli uffici pubblici, dagli aeroporti al cinema». Nessun settore e nessuna attività, infatti, sfugge all’afflato riformatore di Salvia, la cui visione della scuola e della sua utilità sembra uscire dalla bocca del ministro Poletti/Crozza. Così, per darci la prova dello scollamento tra istruzione e mondo del lavoro, ci informa che il mestiere che ha avuto l’aumento maggiore di addetti è «l’istruttore di ginnastica da spiaggia, il cui numero dal 2008 a oggi è cresciuto di 3360 volte».

Il libro è stato recensito con entusiasmo sulla stampa nazionale. Tra gli altri, Gian Antonio Stella gli ha dedicato un pezzo dal titolo “Bell’Italia delle occasioni perse”. A tratti è una lettura godibile. Purtroppo, però, molte di quelle che sembrano battute di spirito riproducono esattamente i programmi e le azioni dei governi nazionali e delle amministrazioni locali che fanno o procacciano affari grazie al Resort Italia, programmi e azioni che possono far rimpiangere perfino il gerarca fascista Achille Starace quando dichiarava «non permetteremo che facciate dell’Italia un paese di albergatori e camerieri».

Riferimenti:
Sulla mercificazione della «città antica attuata tramite la svendita del patrimonio edilizio pubblico e l’abdicazione al controllo della trasformazione di quello privato» si veda di Ilaria Agostini Firenze. Città merce o città felice?. Su quel che accade a Venezia la cronaca di Enrico Tantucci Tris di palazzi in vendita a Cassa depositi e prestiti
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