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venerdì 8 maggio 2015

eddytoriale 165

Il 31maggio voteremo, in molte città e regioni. Nei giorni successivi i mass media daranno grande evidenza ai risultati, per lo più nello spirito binario tipico degli italiani: ha vinto il papa o l’imperatore, Coppi o Bartali, i Bianchi o i Rossi, Renzi o Grillo? Questa volta l’implacabile ascesa di Matteo Renzi ne fa il competitore designato a vincere. Agli organi di formazione dell’opinione pubblica nazionale importerà poco chi è diventato sindaco a Venezia o a Trento, chi è il presidente della Toscana o quello della Puglia. La domanda sarà: Renzi ha vinto o no? (leggi tutto)

Questa volta Renzi non ha un antagonista. La destra di Berlusconi l’ha disgregata assumendone valori, principi, e soprattutto interessi. La Lega è lacerata, il grillismo si sfalda ogni giorno. Sembra, in larga misura, che i giochi siano già fatti. Ma la speranza è l’ultima a morire. Forse basterebbe che gli elettori si rendessero conto di qual è il significato nazionale delle prossime elezioni, e che cosa accadrà se Renzi vincerà

Non c’è bisogno di zingare per immaginarlo, né di Cassandre. Basterebbe ricordare che cosa Matteo Renzi abbia fatto, come si sia impadronito di quel conglomerato a pasta molle che era il PD e lo abbia ridotto a partito personale, come abbia rovesciato i rapporti tra le istituzioni così come erano stati organizzati nella democrazia liberale, attribuendo cioè al potere esecutivo, dominato da se stesso, il potere legislativo. E come abbia infine “scavalcato a destra” la stessa Unione europea nell’applicare un’austerity a senso unico (premi ai ricchi e punizioni ai poveri).

Ma l’orizzonte che si apre per il nostro futuro nel caso che Renzi vinca è ancora più drammatico del recente passato. Eppure è anch’esso già scritto, in gran parte in quella nuova legge elettorale che meriterebbe il nome di Tirannicum, la quale governerà i rapporti tra i cittadini e il potere nei prossimi anni. Una sintesi efficace di ciò che Renzi potrà fare l’ha scritta Alberto Burgio. La riprendo.

Nel 2016, appena la legge sarà entrata in vigore, Renzi e la «grande stampa» troveranno facilmente un pretesto per indire nuove elezioni. Le liste dei candidati sono formate in modo che il capopartito è sicuro che la stragrande maggioranza degli eletti saranno persone da lui scelte: la formazione dei collegi e il privilegio assegnato ai capilista è fatto apposta. Nella situazione attuale gli unici due partiti che potranno partecipare al ballottaggio, e diventare padroni del Parlamento, saranno quello di Renzi (destra-centro-sinistra) e uno a guida razzista. La vittoria, per Renzi, sarà facile. Padrone del Parlamento, l’Eletto potrà tranquillamente modificare la Costituzione.

E' evidente quali leggi usciranno dal nuovo parlamento. Il territorio sarà ancora più pesantemente distrutto di quanto abbiano fatto la berlusconiana "Legge obiettivo", rilanciata dal suo erede, e il decreto "Slocca Italia", creatura del "piccolo Caudillo". Le conquiste del "ventennio della "speranza saranno erose a vantaggio del "mercato" , il lavoro ancora più subordinato alla rendita e al profitto, la forbice tra i più ricchi e gli altri sempre più aperta, e via piangendo.

Mi chiedo se a questo punto non sia possibile comprendere meglio quale sia il disegno che sta dietro alle iniziative di Renzi: quelle che attua come potere legislativo e quelle che attua come potere esecutivo. Il principio base è quello che è felicemente espresso nel Tirannicum: la governabilità è preferibile alla democrazia, questa è sacrificabile.

Per far vincere la governabilità sulla democrazia occorre però individuare un modello di rapporti tra governante e governati che sia diverso da quello inventato dai liberal-borghesi del XVIII e XIX secolo, e allargato nel XX.  Dà voce a voci che sarebbe meglio tacessero, rivela conseguenze e risvolti che potrebbero non piacere a molti, e per di più richiede pazienza, argomentazioni, fa perdere tempo.

Ecco  allora che l’Innovatore reinventa il sistema feudale: un monarca, una corte, da lui scelta, un sistema di vassalli, valvassori e valvassini, che non si chiamano più duca, barone, conte, marchese, ma prefetto, preside, rettore, sovraintendente, ecc. ecc. e magari direttore del giornale o della rete televisiva: tutti legati a lui dal fatto di esserne stati scelti e di averne garantiti prebende e potere: a tempo indeterminato, finché resta fedele. 

Questo è il futuro che sembra aspettarci. Le prossime elezioni non sono quelle che incoroneranno Renzi monarca, ma certamente il loro significato è nazionale e  la sua vittoria - sul palcoscenico dei mass media - va in quella direzione. Stupisce davvero, e un po’ addolora, che tante brave persone, che proclamano di richiamarsi a principi che sono all’opposto di quelli che Renzi applica, persone che magari chiamavamo compagno o compagna, non l’abbiano compreso e, per ragioni spesso imperscrutabili a un ingenuo, non abbiano esitato a schierarsi, ad esempio, con Felice Casson o con Alessandra Moretti, senza rendersi conto che votare per quelle lista significa aumentare i punti che i commentatori e il popolo, ai primi di giugno, segneranno sullo score di Matteo Renzi.

Ma non è dalle spoglie vuote dei vecchi “contenitori” della politique politicienne che potrà venire la salvezza. Per troppo tempo  i suoi componenti hanno esitato a comprendere che cosa il dominio di Renzi significa. La speranza non viene da lì, viene dai servi della gleba, e dai pochi “liberi” che sono rimasti tali e sono disposti ad aiutarli.
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