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8 GIUGNO: MAI PIU'

8 GIUGNO: MAI PIU'
Dopo l'incidente di domenica mattina, nel quale una gigantesca nave da crociera ha investito un' imbarcazione e si è schiantata contro la riva, è stata indetta una manifestazione contro le grandi navi in Laguna. E' dal 2006 che A Venezia ci si oppone a questi mostri d'acciaio, pericolosi, inquinanti, devastanti. Non mancherebbero provvedimenti ai quali appellarsi per tenere fuori le navi, ma le istituzioni non esercitano i loro poteri, colluse come sono con gli interessi economici dominanti. Domani tutti alle Zattere, ore 16.00, anche se il prefetto ha negato il permesso di concludere il corteo a Piazza San Marco, luogo aperto a tutti i turisti e mercanti ma non a chi protesta! (a.b.)

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sabato 28 febbraio 2015

A Venezia e nel Veneto non c'è solo la vecchia politica

Una replica e un'integrazione all'articolo del manifesto sulle elezioni amministrative. È possibile un'alternativa alla vecchia politica politicante dominata dal renzusconismo? c'è chi dice di si

L’articolo  di  Canetta e Milanese che il manifesto  di ieri ha dedicato a Venezia e al Veneto alla vigilia delle elezioni amministrative  offre, come abbiamo scritto presentandolo, una panoramica interessante sulla situazione pre-elettorale. Ma lo sguardo è rivolto quasi esclusivamente all'universo dei partiti e partitini che costituiscono i frammenti grandi e piccoli della sinistra storica, e la figura che emerge con maggiore evidenza come potenziale (e auspicabile) sindaco della città capoluogo è Felice Casson. Mi propongo di esporre le ragioni per cui non condivido una parte dell’analisi del manifesto.

Il racconto di Canetta e Milanese registra una prima, indiscutibile realtà: nel Veneto la destra è in frantumi, per la prima volta i degradati eredi della Balena Bianca (Forza Italia e la Lega) rischiano di perdere il dominio del Veneto. A Venezia, il recente lungo periodo commissariale, consentito se non addirittura promosso dal PD per concludere le operazioni immobiliari e mrcantilistiche  avviate dalle giunte di centrosinistra, ha reso più acuta la crisi della città  e meno sopportabile  il disagio di vaste porzioni della cittadinanza. Quale migliore occasione per cambiare, per costruire un altro Veneto e un’altra Venezia? A metà maggio si voterà per la Regione e per il Comune capoluogo, pochi giorni ci separano dalla presentazione delle liste elettorali. Il flusso degli eventi pre-elettorali scorre, ancora torbido e indecifrabile, tra due sponde. 

Da una parte il vecchio sistema dei partiti, attentamente esplorato da Canetta e Milanese. Nell’area che si oppone ai frantumi della destra domina la formazione maggiore: il vecchio centrosinistra (ma si può definire tale un raggruppamento nel quale di alternativo al renzusconismo manca del tutto?). Accanto ad esso i brandelli delle residue formazioni della sinistra storica, SEL e PRC, che sembrano preferire la rendita consentita dal vassallaggio al PD al rischio comportato dallo sciogliersi e di contribuire così alla formazione di un’alternativa radicale al  renzusconismo. Infine il M5S, cui Grillo comunicherà all’ultimo momento che fare.

Elemento di rilievo ancora ambiguo in questo quadro è la figura di Felice Casson, cui giustamente l’articolo del manifesto dedica particolare attenzione. Si tratta certamente di persona che - per la sua storia, le sue idee e iniziative politiche e culturali - sarebbe degna di rappresentare e governare, primum inter pares, la città. ma come hanno scritto Canetta e Milanese, si presenta «sotto il gazebo PD»: ha scelto di scendere in una competizione tutta interna allo stagno di quel partito infettato da troppi scandali e dal default del Comune (salvato solo dalle lotte dei suoi dipendenti). Lo si teme troppo caratterizzato per la sua partecipazione alle primarie sostanzialmente governate dal Pd) e ci si domanda quali prezzi dovrà pagare, o ha già pagato, in termini di programma e sua implementazione, o di posti di governi e sottogoverno. 

Sull’altra sponda si oppone o resta ancora incerto a imbarazzato il variegato fronte costituito dai comitati, movimenti, associazioni che hanno formato l’opposizione più consistente ai danni che il dominante sistema di potere ha provocato al territorio e all’ambiente, alle condizioni di vita, ai patrimoni comuni e ai diritti personali e sociali. Un fronte ancora disunito ma rappresentato da un amplissimo numero di gruppi (il comitato No grandi navi, citato nell’articolo del manifesto, è tra i più significativi ma non è certamente l’unico). Un fronte che ha manifestato la sua consistenza in alcuni grandi eventi regionali, come quello del 30 novembre 2013 che ha visto manifestare a Venezia migliaia di persone in rappresentanza di quasi 200 comitati e gruppi d’ogni pare del Veneto, o nel contributo di massa  e di creatività che il Veneto e Venezia seppero dare ai grandi eventi nazionali in tema di energia e di acqua.

L’articolo di Canetta e Milanesi dà scarso rilievo ai tentativi, in atto su questa sponda, volti a costruire un’alternativa reale al renzusconismo: a quella nefasta ideologia e prassi, squallida espressione italiana della globalizzazione del capitalismo neoliberista. Il renzusconismo ha palesemente a Venezia e nel Veneto la sua punta di lancia nella candidatura veneziana di Nicola Pellicani: uomo sponsorizzato da un pacchetto ricco di supporters che va da Massimo Cacciari a Giorgio Napoletano, dal mondo della finanza a quello dal padronato industriale,  e che ha avuto un robusto sostegno dal segretario-premier del Partito della Nazione con l’obolo del “salvavenezia”.

Le due iniziative  alternative più promettenti, e più "pulite" dalle compromissioni col sistema di potere dominante sono quella veneta, promossa dall’”Ecoistituto del Veneto Alexander Langer” e dall’associazione “Altra Europa-Laboratorio Venezia”, e quella veneziana di “Venezia cambia2015”, espressioni la prima di numerose iniziative politiche e sociali per la difesa del territorio e della democrazia, quella veneziana meno nota, caratterizzata da un ampio lavoro di analisi e proposta compiuto da un gruppo di intellettuali e di militanti nei movimenti di base.

Esse non hanno ancora trovato lo slancio necessario per raccogliere la maggioranza dei consensi che l’area del disagio sociale e morale e della diffidenza per la politique politicienne potrebbero esprimere. Sono di intralcio, soprattutto a livello regionale, le resistenze a impegarsi subito nella tenzone elettorale, in attesa delle decisioni dei frammenti della vecchia sinistra. Ma senza rompere i gusci delle vecchie formazioni della vecchia politica, e senza liberare i cittadini che vi sono racchiusi, sarà difficile costruire un’alternativa vincente al renzusconismo.     
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