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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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sabato 28 febbraio 2015

Il 15 la Laguna cerca un sindaco, la carta Casson sotto i gazebo Pd

Una panoramica  interessante sulla situazione pre-elettorale nel Veneto e a Venezia. Ma lo sguardo è rivolto quasi esclusivamante all'universo dei partiti e partitini che costituiscono i frammenti grandi e piccoli della sinistra storica. C'e anche dell'altro. Il manifesto, 27 febbraio 2015

La Liga è sem­pre una sicu­rezza: prima le guerre inte­stine, poi il Veneto. E para­dos­sal­mente si capirà domani a Roma l’esito del brac­cio di ferro fra il gover­na­tore Luca Zaia e il sus­si­dia­rio sin­daco di Verona Fla­vio Tosi. In 48 ore Mat­teo Sal­vini si gioca la fac­cia nella capi­tale e la lea­der­ship nel gran con­si­glio, che dovrà met­tere fine alla «guerra del Nord Est».

Si vota a mag­gio per le Regio­nali, ma le grandi mano­vre nel cen­tro­de­stra par­tono dall’implosione di Forza Ita­lia orfana di Gian­carlo Galan (ai domi­ci­liari per lo scan­dalo Mose). Se dav­vero esplo­desse anche la Lega, si ria­pri­rebbe lo sce­na­rio poli­tico dopo un ven­ten­nio. Ci conta Ales­san­dra Moretti che già batte a tap­peto ogni angolo del Veneto: il Pd di Renzi ha l’ambizione di repli­care il modello Ser­rac­chiani, tanto da imbar­care per­fino gli «auto­no­mi­sti» di Franco Rocchetta.

Ma la vera par­tita si sta gio­cando a Vene­zia. Il 15 marzo sono fis­sate le Pri­ma­rie del cen­tro­si­ni­stra: in lizza per la can­di­da­tura a sin­daco l’ex pm e sena­tore «dis­si­dente» Felice Cas­son, il gior­na­li­sta Nicola Pel­li­cani e l’ultrà ren­ziano Jacopo Molina. Sull’altro fronte, invece, domani mat­tina all’hotel Rus­sott di Mestre rompe gli indugi Fran­ce­sca Zac­ca­riotto: «Il nostro domani ini­zia oggi» è lo slo­gan su sfondo aran­cio e gri­gio dell’ex pre­si­dente (ed ex leghi­sta) della Provincia.

È la mara­tona elet­to­rale che mette in palio la pol­trona di Ca’ Far­setti con l’ingombrante ere­dità di Gior­gio Orsoni (a pro­cesso sem­pre causa Mose, uno spet­tro che si allunga sull’intero ver­tice Pd di fe
de ber­sa­niana). Intanto il Car­ne­vale ha rega­lato il cor­teo in Canal Grande di maschere, bar­che alle­go­ri­che e vele spie­gate con­tro le lobby che can­ni­ba­liz­zano la laguna. Il Comi­tato No Grandi Navi non molla, anzi. E alla pre­sen­ta­zione di «Se Vene­zia muore» di Sal­va­tore Set­tis si è regi­strato un signi­fi­ca­tivo «pienone».

La città-cartolina da sogno sem­bra inghiot­tita dal buco nero di affari & poli­tica. Il Mose — la grande opera della Repub­blica per anto­no­ma­sia, con 5,5 miliardi di euro solo di lavori pub­blici – è sci­vo­lato ai mar­gini del circo media­tico. Come se l’architettura della «fat­tu­ra­zione paral­lela» (messa a punto fra la sede del Con­sor­zio Vene­zia Nuova a Castello 2737/f e la suc­cur­sale di Piazza San Lorenzo in Lucina 26) non fosse stata clo­nata altrove.

Vene­zia come nel 1630, all’epoca della peste nera: è cer­ti­fi­cato dalla Pro­cura alle prese con un «sistema» che spa­zia dalle auto­strade ai nuovi ospe­dali, dalle boni­fi­che all’urbanistica.

Intanto, il Comune soprav­vive nell’interregno dell’ordinaria ammi­ni­stra­zione. Il com­mis­sa­rio straor­di­na­rio Vit­to­rio Zap­pa­lorto con­se­gnerà un bilan­cio pesante, nono­stante la man­naia da 47 milioni abbat­tu­tasi su ser­vizi sociali e buste paga dei dipen­denti. Gli affari, però, non si fer­mano. C’era una volta il nuovo palazzo del cinema: vero e pro­prio buco al Lido, costato 40 milioni. E Zap­pa­lorto ha messo in ven­dita Villa Hèriot alla Giu­decca (10 milioni), con annessa «oppor­tu­nità» di tra­sfor­marla in albergo.

In attesa del voto, ogni lobby lavora a pieno regime. Lo testi­mo­nia in modo ine­qui­vo­ca­bile la rela­zione della Guar­dia di Finanza che ripro­duce la «mobi­li­ta­zione» in vista dello scavo del canale Con­torta. È la mini-Grande opera indi­spen­sa­bile a dirot­tare le gigan­te­sche navi da cro­ciera. A marzo 2014, Pier­gior­gio Baita (ex pre­si­dente Man­to­vani Spa, appena scar­ce­rato) insieme ad Atti­lio Adami (pre­si­dente di Pro­tecno Srl di Noventa Pado­vana) si «attiva» con Maz­za­cu­rati del Cvn affin­ché Paolo Costa (pre­si­dente dell’Autorità por­tuale) asse­gni il can­tiere alle imprese del «giro Mose». Inter­cet­ta­zioni agli atti.

In ter­ra­ferma, invece, si vola. Nel qua­drante Tes­sera si pro­fila la seconda pista dell’aeroporto cal­deg­giata dal pre­si­dente di Save Enrico Mar­chi, ma il master­plan rulla su ben altre rotte. Con­tem­pla un tun­nel per il Tav e addi­rit­tura la metro­po­li­tana subla­gu­nare; con­ta­bi­lizza oltre 3 milioni di metri cubi di cemento nelle stesse aree «sal­vate» dal piano comu­nale; fa scat­tare l’«imbonimento» delle barene per inte­resse pub­blico. Infine, si rici­cla l’Expo con il padi­glione Anta­res a ridosso del Parco Vega. Michele De Luc­chi, l’architetto del «padi­glione zero» di Milano, replica in laguna la strut­tura poli­fun­zio­nale rea­liz­zata da Con­dotte Immo­bi­liare. Una «rige­ne­ra­zione» a Mar­ghera che vale 30 milioni. Ma si conta sull’arrivo di 156 milioni che il governo deve aggiun­gere in tre anni per la «nuova fiera del Nord Est». A gestirla fino al 2027 sarà Expo Venice, Spa a cavallo fra isti­tu­zioni, cate­go­rie eco­no­mi­che e pri­vati.

Dal Mose all’Expo, dun­que: Vene­zia doget?
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