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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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VENEZIA

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mercoledì 20 novembre 2013

Dieci passeggiate per riscoprire la vecchia Greco

Usare nostalgia e tradizione per promuovere obiettivi di innovazione? Pare questa, la prospettiva di ricucitura percettiva di un quartiere. Corriere della Sera Milano, 20 novembre 2013, postilla (f.b.)

Dieci itinerari per scoprire la vecchia Greco, borgo con una storia antica, che il rilevato ferroviario spezzò in due negli anni Venti, ma oggi ritrova la propria identità, grazie all’azione decisa dei cittadini. Le «Social walking» sono passeggiate serali che l’associazione 4 tunnel organizza ogni lunedì sera. La voce narrante, che svela tratti inediti di questo angolo di città, è quella di Gianni Banfi, lo «storico» di Greco. Ed è così che in una sera umida e piovosa, zigzagando da via Cavalcanti a via Venini, con il naso all’insù ad ammirare facciate di palazzi decorati in stile Art Noveau, Liberty e Decò, si arriva a piazza Morbegno, dove s’affaccia l’edificio del Terragni, esponente della corrente razionalista del Ventennio, che è meta ogni giorno di visita di turisti giapponesi.

Mentre sull’altro lato del Rilevato ferroviario, si organizza per giovedì sera un incontro per la riqualificazione della via Gluck, che sabato sarà anche oggetto di un maquillage mirato, di qua dal rilevato i residenti riscoprono il quartiere che contende a Gorla l’appellativo di Piccola Parigi. Il primo itinerario parte dal Museo della Shoah. Un altro conduce alla Casa del Glicine di via Tresseno, l’itinerario ‘arancio’ ci accompagna lungo el «vie del silenzio» di via Venini. «Un tempo si chiamava via Libertà - spiega Banfi -. Qui, da Ferrante Aporti a viale Monza c’era la Greco Urbana, del commercio e della residenza, di là la Greco ‘capoluogo’ agricola e poi sede di industrie piccole e grandi, fino alla Pirelli, con la sede del Comune, la chiesetta, la cinquecentesca cascina Conti. Greco era un comune rosso, socialista, che aveva assorbito una quantità di persone qui immigrate da tutta Italia. Il fascismo cambiò nome a tutte le strade».

I protagonisti insistono a sottolineare il valore culturale delle passeggiate: «Vogliamo ripopolare le nostre strade, abitarle, ma prima di tutto occorre conoscerle - spiega Irma Surico, di 4tunnel-. Vogliamo anche vedere ciò che non va, parlarci, e questo è un modo per collaborare a migliorare la qualità della vita». Bella la piccola Greco, che al tempo dei Savoia si chiamava Segnano. Tante le ipotesi a che si debba quel nome, Greco. «Forse alla direzione del vento (il grecale) che spira a Nord-Est dove il borgo nacque. Novant’anni dopo essere stato declassato a quartiere di periferia, oggi Greco ritrova la sua identità.

postillaQualche settimana fa, a Milano si discuteva dei motivi non strettamente culturali e psicologici dell'incidente con tre morti di via Famagosta, in un quartiere tagliato a metà da un'arteria automobilistica di grande scorrimento che di fatto trasformava in due universi incomunicanti i due lati della strada. Anche giustamente, molti commentatori preferivano invece privilegiare proprio questi aspetti soggettivi e psicologici: il problema non era tanto l'impatto urbano dell'infrastruttura, ma il modo di percepirla e usarla, individuale e collettivo. Per molti versi si può dire che l'Associazione 4 Tunnel, coerentemente al proprio nome (sono i passaggi sotto il rilevato ferroviario, unici trait-d'union fra i due lati del quartiere Greco) stia tentando di aggredire il problema su entrambi i fronti. Usando la nostalgia del bel tempo che fu per recuperare un'idea unitaria di quartiere, brutalmente tagliato dalla mannaia ferroviaria della Stazione Centrale. Usando invece idee assai moderne di recupero degli spazi dismessi, per ricucire fisicamente il tessuto urbano. Un processo certamente da seguire, sperando che questa azione su due fronti sia consapevolmente perseguita, ovvero che l'obiettivo non si limiti a discutibili patchwork di idee di salvaguardia locale come quella, giustamente un po' contestata, della via Gluck di celentaniana memoria (f.b.) QUI il sito dell'Associazione, per capirne di più
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