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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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domenica 30 giugno 2013

Laguna a pezzi


L’ intervento per le  associazioni No Mose e Ambiente Venezia, svolto nella riunione della commissione consiliare del  28giugno 2013, riassume gli elementi centrali dell’attuale stato di crisi della Laguna di Venezia. Solo sullo sfondo la causa principale: la mercificazione della città. Con postilla

Le associazioni che rappresento in questa sede si sono sempre interessate a vario titolo dell’ambiente lagunare, della laguna come bene comune, laguna come bene collettivo, un bene che in quanto tale non può e non deve essere disponibile per interessi e tornaconti particolari.Un territorio quello lagunare peraltro altamente tutelato anche dalla legislazione speciale per Venezia , quella vigente e quella presente nei vari disegni di legge recentemente  depositati .
Parto da qui perché tutti devono avere la consapevolezza che ci troviamo in presenza di una drammatica situazione della laguna che, se non si ricorre ad urgenti rimedi, il processo erosivo in corso la trasformerà in breve tempo in un braccio di mare. E la salvaguardia di Venezia passa inevitabilmente attraverso la salvaguardia della sua laguna.
Regola generale dovrebbe essere  che qualsiasi intervento in laguna deve non solo dimostrare che non produce erosione, non solo che arresti il processo di degrado, ma che crei anche  le condizioni per invertire tale processo. Il transito delle grandi navi crociera nei canali lagunari provoca in continuazione la sospensione di migliaia di metri cubi di sedimenti fini che privati della loro struttura colloidale vanno poi dispersi in mare attraverso le correnti di marea, alimentando così il processo erosivo. La navigazione delle grandi navi crociera per la loro dimensione in termini di dislocamento, forma delle carene e pescaggio va correlata con i campi di moto locali riferiti ai fondali, alle scarpate ed ai bassifondi che affiancano i canali lagunari di percorrenza: è soprattutto da questa interazione che emerge l’incompatibilità tra queste grandi navi crociera e la ristretta sezione dei nostri canali lagunari. La grande nave crociera non regge con  l’idrodinamica e la morfodinamica lagunare. Sarebbe sufficiente solo questo elemento legato alla morfodinamica a giustificare l’allontanamento dalla laguna delle grandi navi crociera.Naturalmente sono anche altri i fattori negativi  ( quali inquinamento , sicurezza ecc)  evidenziati e denunciati dal Comitato No Grandi Navi che  impongono la fuoruscita delle grandi navi crociera dalla laguna. E’ da tempo, molto tempo prima dei tragici incidenti dell’isola del Giglio e di Genova,  che nell’ottica della fuoruscita dalla laguna delle grandi navi crociera si indicava come soluzione la collocazione del terminal crocieristico alla bocca del Lido.

   Ed a noi sembra che il progetto De Piccoli  [prevede la realizzazione di un porto del tutto nuovo all’esterno della Laguna, al Lido di Venezia] nella sua elaborazione vada in quella direzione. Pertanto lo condividiamo, naturalmente con tutti i dovuti rigorosi approfondimenti e verifiche di legge che qualsiasi progetto di tale natura comporta. Progetto su cui non mi soffermo dal momento che lo stesso De Piccoli ha  illustrato a queste commissioni e presentato alle autorità ministeriali competenti. Tra l’altro va ricordato che anche il Comune di Venezia , all’epoca dei confronti con i progetti alternativi al Mo.s.e., considerava valida una simile soluzione per le grandi navi crociera. E questo progetto può anche avvalersi di quel valore aggiunto legato a studi effettuati allora sull’idrodinamica, lo scambio mare laguna, velocità di correnti ecc. Inoltre  risulta che anche il Comune di Mira propende per questa soluzione.

   Per correttezza devo dire che questa indicazione di merito non è quella del Comitato No Grandi Navi di cui tutti noi siamo parte attiva ed integrante, perché esso sostiene l’allontanamento delle grandi navi crociera dalle laguna senza esprimersi sulla loro allocazione.

Un altro elemento che può interagire con le grandi navi crociera è rappresentato dalla profondità della bocca del Lido fissata dal progetto definitivo del Mo.s.e. a –12 metri. Non voglio in questa occasione ricordare la vertenza ancora aperta in Europa sul progetto Mo.s.e. ed in particolare sulla presenza della risonanza e dell’instabilità dinamica delle paratoie; vorrei però segnalare che quella quota di profondità al varco di S. Nicolò è stata decisa a suo tempo per garantire il transito di queste grandi navi crociera. Dal momento però che queste grandi navi non transiteranno  (comunque  ) per quella bocca , va rimosso quel vincolo della profondità riportando i fondali ad una quota ( -7 metri )  più funzionale al riequilibrio idromorfologico della laguna.

   Detto questo sappiamo che per il transito delle grandi navi crociera, anche per ottemperare al decreto Clini-Passera, circolano, in aggiunta a quella di De Piccoli, altre ipotesi quali quelle dell’Autorità Portuale: canale Contorta, S. Maria del Mare,  del Sindaco: Marghera; tutte ipotesi progettuali (non condividiamo ovviamente  quelle  proposte che  non allontanano per niente le grandi navi crociera dalla laguna ) con vari gradi di conoscenza e  con documenti allegati che  al massimo si presentano allo stato di prefattibilità;   e si sa che è in programma a Roma il  25 luglio una riunione ministeriale  che affronterà la questione.

Noi chiediamo che l’argomento delle grandi navi crociera a Venezia rientri nelle normative del Codice dell’Ambiente di cui al decreto legislativo n. 152 del 2006 relativamente alle disposizioni in materia di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), di Valutazione di Impatto Ambientale in sede statale (VIA), di Valutazione di Incidenza (VINCA), di Autorizzazione Integrativa Ambientale (AIA), e che allo scopo vengano garantiti i relativi finanziamenti, anche ricorrendo per la copertura a quei 100 milioni di euro che il Cipe nel 2012 ha stanziato per il porto off-shore la cui fattibilità è ancora tutta da definire. 
Chiediamo inoltre che nelle analisi articolate di confronto dei parametri ambientali e socio-economici tra le varie ipotesi dei sopraindicati progetti vengano tenuti nel debito conto e portati a conoscenza della cittadinanza per ogni progetto:
- la connessione esistente tra l’abnorme dimensionamento degli scafi ( dislocamento, pescaggio e stazza) e la sezione dei canali navigabili interni alla laguna da rapportare con l’equilibrio idromorfologico dell’intera laguna;
- il grado di inquinamento atmosferico, delle acque ed elettromagnetico con la ricaduta sulla salute della popolazione, il grado di sicurezza a bordo per incendi, esplosioni e spandimento carburanti nonché il rischio di incidenti
- una analisi socio-economica sui costi-benefici che un’attività portuale crocieristica di tale natura attuale e di sviluppo rappresenta per la città, con particolare riguardo al dato occupazionale locale;
-la soglia del carico massimo turistico del crocierismo legata a quella complessiva e compatibile per la città di Venezia;
- l’impatto della mole dei meganatanti con la tipologia urbanistica ed architettonica della città, anche ai sensi di quel codice dei beni culturali e del paesaggio che può a pieno titolo autorizzare gli organi preposti ( in primis la Sovrintendenza ) ad esercitare le conseguenti azione di tutela e garanzia;
- le strategie che tale fenomeno prevede sulla pianificazione del territorio.

Postilla
Restando in una logica un po' "migliorista" le proposte delle due associazioni non affrontano il problema di fondo, strategico, della città: vogliamo conservare, e addirittura incrementare il turismo squalificato di massa, quello "mordi e fuggi", e proseguire con la mercificazione dell'immagine di Venezia, oppure vogliamo sviluppare il turismo di visita e conoscenza rendendolo accessibile a tutti quelli che, a prescindere dalle risorse disponibili, vogliono visitare la città e il suo territorio per comprenderli davvero? La giunta attuale - come del resto quelle che l'hanno preceduta, hanno scelto la prima strada e stanno provocando il degrado alla fine del quale rimarrà solo il lontano ricordo della città com'è ancora oggi, come il sorriso del gatto del Cheshire in Alice nel paese delle meraviglie?.Il progetto dell'ex vicesindaco De Piccoli ci sembra inserirsi in pieno in questa logica. Se non si vuole che di Venezia rimanga solo il ricordo non c'è che da dire "basta grandi navi, basta sublagunari, e torniamo alla strategia del "razionamento programmato dell'offerta turistica", proposto vent'anni fa da Luigi Scano e, a suo tempo, accettato anche dall'attuale governatore del porto. 


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