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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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mercoledì 22 maggio 2013

Uno Smeraldino nel nuovo Eataly

Con buona pace dei puristi della cultura e delle loro anche condivisibili ragioni, la vitalità urbana passa sempre dalla composizione funzionale, anche stravagante se serve. Corriere della Sera Milano, 22 maggio 2013, postilla (f.b.)

E per dessert: il teatro. Tra le cucine degli chef, gli scaffali dei millesimati e il banco dei prosciutti dop, buon appetito e godetevi lo spettacolo: «Proporremo concerti dal vivo tutte le sere e straordinari ospiti a sorpresa». Là dove c'era lo Smeraldo, il salotto per il dopocena della gente comune, in autunno entrerà Eataly, il supermarket dei cibi alti e certificati. Un megastore di 3.500 metri quadri, l'itinerario del gusto che gira su una «U» e sale per tre livelli. La novità sarà inserita tra il primo e il secondo piano, nel punto di massima visibilità. Un palcoscenico. Annuncia il patron Oscar Farinetti: «Conserviamo la memoria viva del teatro popolare». Se il centro enogastronomico di Firenze è un omaggio al Rinascimento, se il punto vendita di Roma è dedicato alla bellezza e il gemello di Bari celebrerà il fascino del Levante, l'Eataly di piazza XXV Aprile farà suo l'immaginario del pop e del rock. La parabola è compiuta: dallo Smeraldo dei Legnanesi allo smeraldino del piemontese Farinetti.

«Stiamo allestendo una roba enorme, nello spirito culturale del teatro che ci ha preceduti»: il patron di Eataly l'aveva anticipato al Corriere tre mesi fa, facendo lezione di marketing, servendo pochi dettagli e lasciando furbescamente inappagata la curiosità. Ora il format è definito: un palco a unire verticalmente i primi due piani dell'edificio; un cartellone di ospiti annunciati e qualche comparsata fuori programma. Infine, per fortificare il legame col passato, Farinetti ha chiesto la «collaborazione» di Gianmario Longoni, storico direttore dello Smeraldo: «Mi diverte l'idea di riproporre la tradizione del teatro del 700 — sorride Farinetti, l'imprenditore che ha conquistato New York e prepara lo sbarco a Chicago —. Il teatro in cui si beveva, si mangiava e si ascoltava buona musica».

Lo Smeraldo di Cats e del Boss, la sala del Fantasma dell'opera e del riservatissimo Bob Dylan, insomma, il palazzo al 10 di Porta Garibaldi è chiuso dal 30 giugno scorso, martoriato dai lavori e ucciso dai ritardi del parcheggio interrato. Oscar Farinetti da Alba — 58 anni, già proprietario di UniEuro, ideatore di Eataly e ambasciatore del made in Italy — ha rilevato il teatro, ha progettato il market, avviato i cantieri e programmato 3-400 assunzioni. Ieri l'altro, da Palazzo Marino, ha ricevuto il preventivo degli oneri di urbanizzazione (la tassa sulla ristrutturazione): un milione e 240 mila euro. Letta la cifra, ha vacillato: «Ho pensato di lasciar perdere». Ci ha ripensato? «Apriamo, apriamo... Al Comune di Milano si son sbattuti da matti, hanno accelerato l'iter, l'istruttoria è stata completata in meno di un anno. E però, ora basta: le leggi di questo Paese sono assurde, puniscono chi produce lavoro. Vanno cambiate».

Il megastore sarà inaugurato tra fine settembre e ottobre, nonostante la stangata degli oneri e le scommesse perse. Ricordate il voto di Farinetti alla vigilia delle elezioni? «Se vincesse Maroni mi verrebbe voglia di fare un mostruoso kebab allo Smeraldo, anziché Eataly». Roberto Maroni è il nuovo presidente della Lombardia. Eppure, dopo Porta Garibaldi, Eataly dovrebbe arrivare anche a San Babila.

Postilla
Certamente l'idea di avvolgere la cultura dentro un cartoccio di patatine fa storcere il naso, così come l'ha fatto storcere comprensibilmente sostituire a una storica piazza antistante un teatro un parcheggio da supermercato, ma proviamo a guardarla da un'altra angolazione. Dove prima c'era una sola funzione, tra l'altro abbastanza elitaria, per vari motivi – di cui non è il caso di discutere qui – abbandonata se ne insediano varie, con un mercato decisamente aperto e potenziale, diciamo sperimentale. Non ci sono i presupposti per osservarlo con attenzione, l'esperimento? Verificare quanti flussi di utenti genera, il tipo di mobilità preferito, le debolezze così come i punti di forza da sviluppare magari in altre esperienze simili. C'è nell'aria anche una moratoria dei grandi complessi commerciali extraurbani, concorrenti diretti di questi modelli di riqualificazione centrali mixed-use, che sono da sostenere, magari con maggiore attenzione a ruoli ed equilibri centro-periferia. E certo senza continuare a rimpiangere un'età dell'oro, vuoi commerciale, culturale, o anche sociale, che spesso esiste solo in una memoria vaga e distorta (f.b.)
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