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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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lunedì 11 febbraio 2013

Volpi, lupi e cinghiali la giungla arriva in città

Forse non è proprio vero che la natura stia invadendo la metropoli, piuttosto è il contrario, abbiamo disturbato il can che dorme, e adesso sono cavoli nostri. La Repubblica, 11 febbraio 2013, postilla (f.b.) 

C’è qualcosa di ancestrale in un cinghiale che ti grufola in giardino. Evoca quella rivalità mai conclusa tra uomo e animale selvatico per il dominio degli spazi vitali. La fauna ora rivuole i suoi. Per la prima volta in Italia ci sono più di un milione di cinghiali, i caprioli hanno quasi raggiunto il mezzo milione, gli orsi da quasi estinti sono diventati un’ottantina. E poi i lupi. Erano cento alla fine degli anni. Sessanta, oggi sono più di mille.

Buone notizie per la tutela della biodiversità, che però si accompagnano a quelle pessime di attacchi all’uomo, vigne e coltivazioni distrutte (50 milioni di euro di danni solo nel 2012), pecore sbranate, incidenti stradali. Perché quando l’animale selvatico si avvicina alla città non sempre finisce bene.
In Toscana sono esasperati. Nella regione con la maggiore presenza di ungulati in Europa, i 150 mila cinghiali e i 140 mila caprioli hanno causato 20 milioni di euro di danni a colture e allevamenti dal 2005 al 2010, e ben 3.290 incidenti stradali. Il problema non sono solo loro. A Camporgiano in Garfagnana il 21 gennaio un pastore ha dovuto assistere impotente alla carneficina del suo gregge di pecore, attaccato da quattro lupi. Problemi anche in Emilia. Sui colli bolognesi, è notizia di pochi giorni fa, un uomo di 62 anni è stato azzannato da un cinghiale. In Trentino una parte dei cittadini non sopporta più la convivenza con i 45 orsi bruni reintrodotti col programma “Life ursus”. E una lupa con due cuccioli, manco a farlo apposta, fu avvistata vicino Roma, nel parco dei Castelli, durante la nevicata dell’anno scorso.

L’emergenza fauna è scattata in più di una metropoli in Europa. A Londra una volpe ha addirittura aggredito nella culla un neonato di quattro settimane. L’animale è riuscito a infilarsi nella sua cameretta e lo ha azzannato ad una mano, prima che la mamma riuscisse a scacciarlo. È successo a Bromley, sud-est della capitale, non proprio il cuore di una sperduta foresta. Eppure si stima che in città vivano 20 mila volpi. Londra non è un caso isolato. A Berlino un cinghiale di 120 chili a ottobre ha ferito quattro persone nel quartiere di Charlottenburg prima di essere ucciso a colpi di pistola da un poliziotto esterrefatto. Stessi problemi di convivenza nello stato di New York. «I cinghiali fanno i cinghiali, le volpi fanno le volpi — sintetizza il professor Francesco Petretti, zoologo dell’università di Camerino — non sono peluche, è sbagliato dar loro da mangiare come se fossero cani. E l’uomo si deve attrezzare a convivere, costruendo recinti in cemento per proteggere le greggi o mettendo l’autovelox su una strada come la Barrea-Pescasseroli nel fondovalle del parco d’Abruzzo, attraversata ogni notte da mille animali. Altrimenti in futuro i conflitti aumenteranno». Ma a cosa si deve questa esplosione di fauna alle porte delle città?

Gli esperti della Guardia forestale sostengono che sia conseguenza dell’aumento delle superfici boschive, dell’abbandono delle campagne e dei programmi di tutela della biodiversità. Nel 1985 i boschi occupavano 10 milioni di ettari di territorio, oggi 12 milioni. Il resto l’ha fatto l’istinto animale. I cinghiali si sono riprodotti in modo esponenziale, invadendo il centro Italia. «I lupi — spiega Ettore Randi, capo dipartimento all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale — cibandosi anche di cinghiali si sono moltiplicati e, per trovare nuovi spazi, si sono spostati dai parchi dell’Abruzzo e del Pollino fin sulle Alpi ». Per caprioli e camosci sono stati utili i piani di reintroduzione, così come per gli orsi marsicani ha funzionato la tutela. «Ora sono diventati confidenti — spiegano alla Forestale — si avvicinano ai paesi, non si spaventano al passaggio delle automobili». Tanto che un orso un paio d’anni fa ha ripulito la cantina di una guardia forestale, mangiandosi 26 forme di caciocavallo. Quando si dice un eccesso di confidenza.

Postilla

Forse invece di chiedere agli esperti, ovviamente per risparmiare tempo, il giornalista avrebbe fatto meglio a chiedere ai suoi colleghi che in tutto il mondo accumulano cronache parziali come la sua, di animali fra i più inusitati che spuntano nei più improbabili contesti urbani. Ne avrebbe ricavato almeno una ipotesi, come quella che da tempo provano a sostenere diversi studiosi di discipline urbane. E' un discorso che provo a sviluppare in modo più sistematico su Mall, come in questo articolo di ieri – Compagno cittadino, sorella pantegana - ispirato proprio dal caso horror della volpe londinese scoperta nella culla del neonato (f.b.)
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