responsive_m

Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

INVERTIRE LA ROTTA

DAI MEDIA

VENEZIA

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

mercoledì 5 dicembre 2012

«Stop alla Torre Cardin» Appello a Napolitano



Da Dario Fo a Vittorio Gregotti: 50 “firme” della cultura scrivono al presidente «La Costituzione dice di tutelare il paesaggio e la storia dalle speculazioni». La Nuova Venezia, 5 dicembre 2012. Quando mi proposero di firmare l'appello a Giorgio Napolitano rifiutai, sostenendo che sarebbe stato come se la mamma dell'agnello scannato avesse chiesto giustizia al lupo. nella postilla ne argomento le ragioni

Ci sono cinquanta nomi illustri della cultura italiana nell’appello inviato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all’indomani della consegna del Leone d’Oro della Regione del Veneto a Pierre Cardin per il suo progetto - ancora da finanziare, autorizzare e realizzare - di una torre alta 250 metri ai bordi della laguna con vista totale su Venezia e la Terraferma. Un grattacielo di luce fotovoltaica ed eolica (il Palais Lumière, appunto) che lo stilista italofrancese vorrebbe erigere a sua futura memoria poco distante dal centro storico di Venezia, città sull’acqua, unica al mondo e perciò da tutetare. «Signor Presidente», recita la lettera-appello, «ci rivolgiamo a Lei perché è interprete e difensore di parole e principi contenuti nella nostra Costituzione. Ed è proprio una grave offesa alla Costituzione quella che minaccia Venezia: la sua integrità ambientale, il suo paesaggio, la natura e la storia di un patrimonio che va tutelato e tramandato alle generazioni future». «Simone Weil, in un suo scritto intitolato “Venezia Salva”», continua la lettera, «parlava del senso delle radici autentiche di questa città che è un ambiente umano, un contatto con la natura, il passato, la tradizione. Ma il contatto di cui parla Weil svanisce sempre più spesso in fenomeni che feriscono e umiliano, come non mai prima, il diritto dei cittadini al bene comune che è Venezia con la sua laguna. Se si ritiene possibile da parte dei responsabili delle istituzioni pubbliche contribuire alla mastodontica costruzione di una cosiddetta Torre, addirittura sul margine delle acque lagunari, vuol dire che lo smarrimento culturale di quelle istituzioni pubbliche non è solo cinica indifferenza al paesaggio e alla storia - e quindi all’obbligo di tutela e salvaguardia dettato dalla Costituzione e dalla legge - ma è addirittura una malaugurata partecipazione di soggetti pubblici ad un’opera che, ove realizzata, potrebbe sfigurare irreparabilmente Venezia». «Tutto questo». conclude la lettera. «accade al di fuori di ogni regola e consuetudine di pianificazione territoriale, a riprova di intenti speculativi che nulla garantiscono in relazione alla sempre contrastata rinascita economica, sociale e culturale di Porto Marghera. Coloro che sostengono il progetto della colossale Torre esibiscono motivazioni che ricordano gli alibi politici all’origine delle impressionanti devastazioni di contesti storici, sia urbani che paesaggistici, di molte parti d’Italia negli anni del cosiddetto abusivismo di necessità. Per tutte queste ragioni, signor Presidente, Le esprimiamo la nostra preoccupazione e Le chiediamo di vegliare perché a Venezia gli interessi privati e un malinteso culto del profitto non calpestino mortalmente la legalità costituzionale».

Claudio Ambrosini, Mario Brunello, Francesco Caglioti, Giancarlo Carnevale, Matteo Ceriana, Pierluigi Cervellati, Giuseppe Cristinelli Rolando, Damiani Vezio de Lucia, Cesare de Seta, Andrea Emiliani, Vittorio Emiliani, Gianni Fabbri, Gino Famiglietti, Dario Fo, Chiara Frugoni, Elio Garzillo, Carlo Ginzburg, Vittorio Gregotti, Maria Pia Guermandi, Beppe Gullino, Salvatore Lihard, Giovanni Losavio, Massimo Marrelli, Giorgio Mastinu, Franco Miracco, Tomaso Montanari, Alessandra Mottola, Molfino Alessandro Nova, Alberto Ongaro, Rita Paris, Desideria Pasolini dall'Onda, Mario Piana, Antonio Pinelli, Filippomaria Pontani, Paolo Portoghesi, Lionello Puppi, Franca Rame, Fernando Rigon, Carlo Ripa di Meana, Stefano Rodotà, Paolo Rumiz, Giovanni Santoro, Tiziano Scarpa, Salvatore Settis, Fiorella Sricchia Santoro, Bruno e Mauro Zanardo, Marco Zanetti.

Intanto ieri, Marco Parini e Lidia Fersuoch (Italia Nostra) hanno inviato alla direzione generale Beni Architettonici e Ambientali una lettera per chiedere la «scrupolosa applicazione della legge e il rispetto dei vincoli nell'area interessata al progetto di Pierre Cardin».

postilla
Eddyburg è stato tra i primi a segnalare criticamente il "Regalo" alla città dello stilista trevigiano con l'articolo di Paola Somma, nell'articolo Eventi collaterali = Danni premeditati, con quelli di Serio Pascolo, il quartiere di Cardin a Porto Marghera, diverse postille e l'articolo di Edoardo Salzano, Le radici della torre. Se e quando riuscirete a raggiungere l'archivio di eddyburg e cercherete nella cartella giusta troverete altri numerosi scritti sull'argomento.
Tra gli argomenti della critica al "dono" di Cardin troverete testi di informazione e denuncia dello stravolgimento dei rapporti istituzionali e della legalità urbanistica, cui ha concorso anche il Presidente della Repubblica. Quest'ultimo infatti, come la stampa locale ha più volte riferito senza essere smentita, è intervenuai, col ministro Passera, per far sì che venissero rimossi i vincoli tecnici che impedirebbero la costruzione della torre nell'area prescelta. L'abbandono, da parte del massimo garante della legittimità costituzionale, delle regole che governano i rapporti tra le istituzioni e i loro strumenti nel campo del governo del territorio è sembrato - non solo a noi - uno degli elementi più gravi della vicenda dell'intervento immobiliare dello stilista franco-veneto. Esso ha suscitato, fortunatamente, anche le critiche di associazioni come Italia Nostra e di personalità come Carlo Ripa di Meana, che proprio su questo punto si sono appellati ad altri giudici, più neutrali rispetto all’evento –e forse meno infetti dall’ideologia della crescita.
L'argomento meriterebbe un'analisi più attenta anche per altri profili, che i media hanno lasciato in secondo piano mentre sono centrali per il futuro dell'area veneziana. Vogliamo per ora accennare a un aspetto che ci sembra sia stato lasciato ingiustamente in secondo piano. Sembra che non ci si renda conto che abbandonare qualche decina di ettari alle iniziative immobiliari del magnate franco-veneto (il quale ha gia messo in vendita i lussuosi appartamenti e uffici che progetta di realizzare nel Palais Lumière) significherebbe compiere uno spreco gigantesco di risorse pubbliche. Gli spazi sottratti alla Laguna, imboniti e infrastrutturati con ingenti finanziamenti pubblici, verrebbero sottratti al loro auspicato destino: quello di essere il luogo da bonificare, rigenerare e ricostruire (nel rispetto dalle testimonianze del lavoro dell’uomo nella fase più crudele del capitalismo industriale) come localizzazione dei nuovi spazi ed edifici necessari per soddisfare i fabbisogni sociali (di luoghi per una produzione diversa, per la residenza a prezzi controllati, per i servizi pubblici e le altre attività pubbliche e per quelle economiche, non compatibili di essere ospitate nell’edilizia storica o nelle residue aree d territorio lagunare o comunque prevalentemente rurale ancora sopravvissuto alla rapacità degli investitori immobiliari e dei loro affabulanti facilitatori.




Show Comments: OR