«Foibe, memoria dimezzata»
Galliano Fogar
Oggi a Trieste e in molti altre città italiane, si svolgeranno cerimonie pubbliche - in apertura di campagna elettorale - per il cosiddetto "giorno del ricordo", annunciato a senso unico dagli spot in tv del governo Berlusconi come il giorno della «pulizia etnica comunista». Questa interpretazione è stata accreditata mercoledì dal presidente della repubblica Ciampi che nel suo discorso, prima di premiare con la medaglia d'oro i parenti di alcune vittime dichiaratamente fasciste, si è dimenticato di «ricordare», senza alcuna indicazione di memoria condivisa, che la storia attribuisce una responsabilità sanguinosa e primaria all'occupazione nazifascista della Slovenia e dei Balcani durante la seconda guerra mondiale (1940-1944). Su questo abbiamo posto alcune domande a Galliano Fogar, storico dell'Istituto per la storia del Movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia.
Che pensa del discorso di Ciampi?
Il messaggio di Ciampi per la giornata del Ricordo dell'esodo istriano, fiumano e dalmato, senza alcun cenno al fascismo e alle sue colpe per quanto è poi avvenuto nella Venezia Giulia, può anche indirettamente suffragare l'idea, tutta post-fascista, che su questi confini si sono fronteggiati due totalitarismi, quello nazista e quello comunista jugoslavo di stampo stalinista. Non è stato così. E il fascismo dov'è? Io rispetto ciò che dice Ciampi per il fatto che gli italiani dell'Istria, di Fiume e di Zara dovettero abbandonare le terre perse, ma anche lui dimentica di ricordare che tutto ciò, anche se è certamente da condannare sul piano umano e morale, ebbe il suo terreno di coltura nella violenza fascista e nell'invasione e disgregazione della Jugoslavia da parte italiana e tedesca. Senza questo non si può discutere, non esiste una storia a metà.
Fini alla cerimonia con Ciampi ha dichiarato: «Basta buchi neri, basta omissioni, basta pagine strappate...
Altro che buchi neri. Nelle terre di confine, in quella che fu la Venezia Giulia il ventennio fascista imperversò, ancor prima dell'invasione della Jugoslavia, con una violenta opera di snazionalizzazione verso tutto ciò che non era «italiano» e perciò «fascista». Io non mi rassegno al fatto che la storia venga «dimezzata», che l'ignoranza e la disinformazione su quanto realmente è avvenuto qui, in quella che fu la Venezia Giulia, la faccia da padrone e che perfino gli eredi dell'ex Pci si appiattiscano sulle tesi antistoriche di An, che fa nascere la storia - dal 1945, dall'occupazione di Trieste da parte delle truppe di Tito.
Invece di una memoria condivisa siamo ad una storia dimezzata?
Sì, c'è la volontà di una storia dimezzata. Era quello che avrei voluto dire il 6 febbraio di due anni fa a Fassino e Violante quando vennero a Trieste per aderire alla proposta di Roberto Menia (An) di istituire il 10 febbraio la giornata del ricordo dell'esodo e per attribuire al Pci di allora colpe ed errori di valutazione. Come può Fassino dire che il Pci sbaglio "perché l'aggressione fascista alla Jugoslavia non poteva giustificare in nessun modo la perdita di territori né l'esodo degli Italiani"? Ma è stata quella la causa scatenante, l'Italia fascista è stata responsabile e corresponsabile con la Germania di Hitler delle devastazioni e delle stragi che hanno insanguinato l'Europa. A partire da queste terre con stragi perpetrate dai militari italiani, rappresaglie delle camice nere contro le popolazioni in Slovenia, i campi di concentramento come quello famigerato di Arbe: decine e decine di migliaia furono le vittime civili, non solo i partigiani. Che dovrebbero dire ebrei, polacchi, russi, i milioni che sono stati sterminati?
C'è il tentativo di omologare la Resistenza alla tragica stagione delle Fobie?
Dal processo della Risiera del 1976 non si contano più i tentativi di equiparare la Resistenza alle Foibe, il comunismo jugoslavo al nazifascismo. Poi si è passati al revisionismo storico, al voler equiparare carnefici e vittime, a chiedere la pacificazione nazionale servendosi dell'ignoranza della storia per cercare di cancellare i valori della resistenza antifascista. Con una martellante campagna di stampa sulla «vergogna della tragedia dimenticata» e sui processi da fare per le foibe, dimenticando che già sotto il Governo militare alleato erano stati celebrati a Trieste processi contro 72 infoibatori o presunti tali con condanne fino all'ergastolo. E' deplorevole che parte della grande stampa , la Rai, i politici democratici conoscano assai poco le vicende internazionali - e non locali - di una regione, la Venezia Giulia, che con la guerra fu coinvolta in pieno nel conflitto dell'area danubiana-balcanica. Non è un caso che il 10 febbraio preso dalla destra come simbolo della tragedia (ma foibe ed esodo sono due cose distinte) è la data della sigla del Trattato di Pace di Parigi. Ma questi signori non spiegano che l'Italia era sul banco degli imputati e che la gran parte dell'Istria e Fiume furono perdute non certo per colpa dei partigiani ma per le precise colpe del fascismo e della sua violenta opera snazionalizzatrice prima e per l'invasione

Per saperne qualcosa di più sulla pulizia etnica del governo italiano (fascista) in Slovenia e sul carattere "composito" delle foibe andate nella cartella Italiano brava gente, e in particolare leggete gli articoli di Claudia Cernigoi e di Corrado Staiano, nonchè dalle informazioni trasmesse da Paolo Cecchi

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