Parole in rete
Lodo Meneghetti
Il 2° libro di Eddyburg: Lodovico Meneghetti, Parole in rete, Interventi in Eddyburg, giornale e archivio di urbanistica, politica e altre cose, Libreria Clup, Milano 2005
NOTA INTRODUTTIVA

Eddyburg: Eddy sta per Edoardo, Burg per castello, rocca, roccaforte. Dunque, castello di Edoardo (Salzano), che lo ha costruito nel maggio del 2002 a Venezia. Da allora lo ha curato così bene, trasformandolo in sito privo di localizzazione poiché gestibile in qualsiasi punto dello spazio, che ora può contare 1500 contatti al giorno.

Il caso. Nello stesso mese avevo trascorso qualche giorno a Venezia dove avevo notato orribili restauri: colori, particolari architettonici, finestre. Saputo dell’esistenza di Eddyburg (www.eddyburg.it) nel mese successivo, ho inviato il 15 giugno una copia della lettera da me scritta all’Ivsla (Istituto veneto di storia lettere e arti), al rettore dello Iuav e ai presidi di Architettura di Milano e Venezia. Il testo della lettera, con la risposta dell’istituto e la mia breve replica, apre la raccolta. Passarono otto mesi. Non avevo dimenticato l’esistenza di Eddyburg ma vi ero entrato solo per consultarne la produzione, sempre più ricca. Venne a marzo del 2003 la nuova occasione: la tremenda minaccia di cementificazione, come avrebbe detto Antonio Cederna, della Baia di Sistiana, comune di Duino-Aurisina (Ts), celebrata anche come Baia di Rilke. Il poeta tedesco amava quei luoghi tanto da dedicarvi le Elegie duinesi (Duineser Elegien), in una prima stesura scritte proprio lì, nel castello (Burg!) della principessa Thurn und Taxis (1911). Lo conosco da decenni quel tratto di costa triestina: allora, poi, il golfo e il mare era no totalmente intatti.

Decisi di unire la mia voce a quella di altri nel denunciare il pericolo di rovina dell’inestimabile e indivisibile bene storico ambientale a causa di un progetto edilizio privato, voluto dai consueti immobiliaristi (e non solo da loro). La circostanza di Sistiana, nella cronaca del sito, è esemplare della possibilità di confronto e partecipazione riguardo al problema del paesaggio nazionale, da difendere a ogni costo nel poco che si è salvato finora dalla distruzione. Recentemente fu necessario mandare un forte avvertimento alla Regione Friuli-Venezia Giulia e al Comune di Duino attraverso una lettera sottoscritta da un gruppo qualificato di persone: nella Baia dì Rilke non si deve costruire nulla (vedi 4 febbraio 2005).

Il tema dell’ambiente e del paesaggio, appartenente all’urbanistica, attraversa la raccolta. Poi c’è dell’altro. Mi sembra che il quadro complessivo rispecchi la triade del titolo, urbanistica I politica I altre cose; dovrei aggiungere architettura, che ho trattato esplicitamente, specie in merito a Milano, mentre scorre implicito qua e là. Non manca qualche intervento che potrebbe rientrare, direbbero, nelle curiosità: semmai testimonianza che oggigiorno l’unica possibilità di comunicare propri pensieri ad altri la si trova in uno spazio elettronico come questo.

In ogni modo tutto si tiene; mi pare che un’unica concezione colleghi i vari interventi, dal primo, Venezia Venezia, all’ultimo, Addio professori!

Per tre volte (chiaramente descritte) ho riprodotto nel sito estratti da pubblicazioni precedenti. L’ho fatto per ragioni sia di sorprendente coincidenza tematica ora/allora, sia di fiducia in una maggior diffusione.

Ho conservato qualche ripetizione da un intervento a un altro quando mi è sembrata prevalente l’opportunità di sottolineare rispetto al fastidio della ridondanza.

Circa i titoli dei singoli pezzi: alcuni esistevano così come appaiono, altri presentano modificazioni non sostanziali, altri li ho decisi ora.

Fino a un certo momento ho impiegato cortile (corte del castello...) in sostituzione di sito. Poi ho abbandonato tale presunzione e accettato il consueto termine.

L. M.

Aprile 2005

Qui di seguito la Recensione al volume, pubblicata da AL, mensile degli Architetti lombardi, dicembre 2005, p. 32, firmata da Irina Casali

Il volume raccoglie 58 articoli del professore di urbanistica, architetto e designer Lodovico Meneghetti, apparsi sul sito Eddyburg in un periodo che va dal giugno 2002 (con “Venezia Venezia”), al marzo 2005 (con “Addio Professori”). Polemiche, critiche, ma anche appelli e lettere indirizzate ad amici, colleghi, personaggi pubblici, tutti centrati su temi di attualità politica, urbanistica e architettura. Internet, moderno “cortile” – come lo definisce l’autore –, agorà in cui è possibile discutere, confrontarsi: questo libro dà una prova di come il sito virtuale possa sostituire il luogo fisico dell’incontro; lo scambio d’idee è alla ricerca di forme inedite. Meneghetti, originale interprete di un’antica pratica filosofica, chiede un dialogo e, sebbene trovi più silenzi che risposte, non sembra perdere quel senso di fiducia nell’amicizia quale terreno comune del confronto, che è alla base della capacità di accogliere con lealtà, senza sottrarsi, anche le questioni scomode. Diretto e frontale, l’urbanista fa nomi e cognomi, non “risparmia” nessuno, tuttavia non è sterile polemica la sua, piuttosto un sentito prendere parte, nel doppio senso di schierarsi e di “mettersi in mezzo”. L’accorata difesa del paesaggio italiano violato ed offeso da troppo tempo, fatta da Meneghetti nel nome del bello e del sentimento estetico, s’associa in queste pagine ad una profonda indignazione, che è forse il primo sentimento etico; un omaggio al kalos kai agatos degli antichi Greci, per i quali ciò che è bello è inevitabilmente anche buono. Leggendo Parole in rete risuona in mente il brano di De Gregori, Pezzi; ne danno ragione la struttura frammentaria del libro, che evoca il nome dell’album, e il riferimento d’entrambe le opere al “Bel Paese” distrutto. Sdegno e nostalgia per un’Italia che non c’è più. Meneghetti fotografa un Paese smembrato dalla costruzione selvaggia, supina a logiche e poteri che esulano o prescindono dagli interessi propri della comunità e della stessa architettura. L’urbanista denuncia, con casi concreti, abusi e soprusi di amministrazioni e governi, senza dimenticare il ruolo della persone singole, cui spetta sempre la decisione attuativa, segno che ciascuno può ed è tenuto a compiere la propria parte. Un canto accorato alla responsabilità civile, degli architetti in primo luogo, ma che avvicina anche chi ne è estraneo ai valori alti di una disciplina così importante per tutti.



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