La leggenda degli zingari
Francesco Merlo
E' la solita storia. Attribuiamo agl altri i nostri vizi e poi li picchiamo. Da la Repubblica dell'11 febbraio 2005
I comunisti non mangiano i bambini, gli ebrei non li sacrificano al loro Dio, gli zingari non li rapiscono. Si sa che i pregiudizi sono proiezioni di timori irrazionali, personali e collettivi, e che, come diceva Einstein, "è più facile disintegrare un atomo che un luogo comune". Era dunque ovvio che la contestabile sentenza di Lecco avrebbe rilanciato l’ossessione e la leggenda della corte dei miracoli celebrata da Victor Hugo. Infatti i leghisti hanno affisso i loro manifesti elettorali "giù le mani dai nostri bambini" appropriandosi appunto del pregiudizio sul misterioso popolo dei ladri di neonati che, come insegnano i libri di storia, è addirittura un postgiudizio.
In Europa si cominciò a pensare già tra sei e settecento di assorbire il problema del nomadismo "eslege" togliendo l’acqua al mondo irregolare degli zingari, vale a dire sottraendo i loro bambini agli accampamenti diseducativi per affidarli ai contadini e alla dolce e soda cultura stanziale della zappa. In tutta l’Europa centrale, che registrava il tasso più alto di popolazione zingaresca, per ben tre secoli decreti e leggi furono emanati per "liberare" quei bambini dai loro genitori naturali, sino alla soluzione finale nazista e dunque all’internamento di adulti e pargoli, tutti irrecuperabili come gli ebrei. Ne furono sterminati più di cinquecentomila.
In questo nostro pregiudizio così antico e radicato c’è forse dunque un’astuta operazione di prestidigitazione storica per mettersi in pace con la propria coscienza puerofila e familistica. Insomma eravamo noi a rubare i loro bambini e invece nel fondo oscuro dell’immaginario collettivo da più di tre secoli sono loro a rubare i nostri.

La prima domanda da porsi è dunque: davvero gli zingari rubano i bambini? A Lecco il segretario provinciale della Lega ha denunciato "il tentativo di rapire una giovane padana". E nel manifesto della Lega c’è scritto: "leggerete il futuro nelle nostre manette", che è il contrappasso promesso alle zingare divinatrici le quali, mentre ti leggono la mano o i tarocchi o i fondi di caffè, non solo fregano i portafogli dalle tasche, ma anche i figli dalle culle. I leghisti che, a firma del ministro Castelli, hanno preparato un disegno di legge per lo sgombero dei campi, cavalcano dunque la leggenda dei camerieri di Dracula, le carovane del film di Francis Ford Coppola, delle streghe esotiche e delle saghe notturne, le femmine dei rapimenti demoniaci che organizzano il racket dei mendicanti, allevano schiavi e li nascondono nei loro accampamenti ai margini delle città come in una specie di Aspromonte imprendibile. Si sa che la Padania, quella di ricchezza recente, è tremebonda come i kulaki sotto il potere bolscevico ed ha bisogno di mostri e di capri espiatori. Sino a una generazione fa, era infilata nell’albero degli zoccoli, con un reddito inferiore a quello della Sicilia. Rapidamente opulenti, questi falegnami diventati mobilieri e questi scarpari evolutisi in calzaturieri appunto come i kulaki vedono bolscevichi dappertutto: nei meridionali, negli sloveni, nei croati, negli extracomunitari neri, e ovviamente negli zingari che sono il massimo del "bolscevismo" perché rubano i bambini e, magari, se li mangiano pure.

La Padania, tra le tutte le zone d’Italia, è la più esposta a cadere preda dei pregiudizi e degli umori razzisti. Ogni fenomeno illegale che sta dentro la fisiopatologia della modernità qui può diventare una minaccia apocalittica. Ecco perché il tentato rapimento della bimba di Lecco è il dettaglio che annuncia la calata degli Unni. Ed è una Attila "annebbiata dall’ideolgia marxista e buonista" il magistrato Cristina Sarli che a Lecco, con il rito del patteggiamento, per sottrazione di minore ha condannato a otto mesi e ha rimesso in libertà le due nomadi. Come si sa, una mamma le accusava del tentato ratto della sua bambina. Secondo i cronisti del quotidiano di Lecco La Provincia, che meglio di tutti hanno seguito la vicenda, né il giudice né il pubblico ministero e neppure l’avvocato difensore d’ufficio hanno potuto stabilire e provare con certezza che davvero si era trattato di un tentativo di sequestro. Non c’erano testimoni e, alla fine, il pubblico ministero, che si chiama Luca Masini ed è considerato molto severo, non ha creduto completamente alla versione un po’ confusa e contraddittoria della madre. Temendo dunque che al processo le due nomadi sarebbero state assolte, ha patteggiato la pena minore. E il giudice ha accettato il patteggiamento.Intendiamoci: questa sentenza non ci piace e ha ragione Castelli quando dice che bisognava o assolverle o condannarle severamente. La sentenza, con i suoi giochi di ombre, somiglia alla diagnosidi "quasi incinta". Era rapimento o non lo era? Non esiste il "mezzo rapimento". Ma le ragioni di Castelli si fermano qui. Che tra gli zingari ci siano abilissimi ladri di portafogli e svaligiatori di appartamenti è facilmente dimostrabile, ed è certo che sono dediti all’accattonaggio pietoso e spesso aggressivo. C’è anche una pessima retorica all’incontrario sugli zingari, sui ribelli, i banditi, la Carmen dionisiaca di Berlioz, le fisarmoniche, gli artisti, i coltelli. È la faccia concava dell’ottusità convessa, quella dei pregiudizi; fa il paio con la leggenda dei furti dei bambini. È la poesia dell’accattonaggio, la presunta bellezza esotica e imprendibile della maga Esmeralda che protegge il povero gobbo di Notre Dame... È insomma la retorica rovesciata dei miserabili, degli umili manzoniani, le "Anime perse" di De André, con l’idea che non bisogna chiamarli zingari ma Rom o Sinti, che i campi sono belli come accampamenti indiani nel bel mezzo delle metropoli, che i lori riti tribali sono gioia...

Gli zingari sono dei profughi apolidi, gente che non sta da nessuna parte. Non ci piace la retorica che li beatifica, ma non sono ladri di bambini. E anche se quelle donne di Lecco davvero avessero tentato di rubare quella bambina, non risulta che gli zingari siano il popolo che ruba i bambini. Nelle statistiche del ministero degli Interni non c’è un solo precedente. È vero che non esistono statistiche serie sui furti di bambini, che rimangono una specialità della malavita organizzata: per il commercio sessuale, per la prostituzione, per il traffico delle adozioni. In Italia c’è un’antica tradizione orale che attribuisce agli zingari tentativi di sequestri nei mercati, per la strada, dalle macchine. E c’è anche la leggenda che i rapimenti stiano alla base dell’industria di espianti e impianti di organi, con elicotteri a motore acceso e svelti camioncini adibiti a sala chirurgica volante per rapire e subito consumare. Non ci sono dati reali e non ci sono neppure sospetti sui nomadi nelle sparizioni che tutti conosciamo, quelle di Angela Celentano, Mariano Farina, Salvatore Colletta, Pasquale Porfida, Benedetta Adriana Roccia, Santina Renda... sino al caso recente di Denise Pipitone a Mazara del Vallo. Del resto, se gli zingari rubassero davvero bambini, nell’Italia che è la vera patria della sacra famiglia e che del Cristo iconograficamente stracelebra la puerizia, nell’Italia dove Dio è bambino... allora sì che diventeremmo tutti jihadisti cristiani. Perché tutto in Italia tolleriamo, anche Castelli e Borghezio, ma sui figli no, quelli sono "piezz ‘e core", e non solo a Napoli.

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