Eventi collaterali = Danni premeditati
Paola Somma
Una garbata critica, scritta per eddyburg, a un’iniziativa di cui non stupisce tanto la natura (business is business) quanto il consenso espresso da personalità le cui valutazioni meriterebbero di essere ospitate nel nostro “stupidario”
L’ormai prossima Biennale di architettura di Venezia ospiterà tra i suoi eventi collaterali -ai quali si partecipa non su invito, ma a pagamento - una mostra dedicata al gigantesco grattacielo che Pierre Cardin ha deciso di costruire a Marghera. Da quello che si vede nel rendering distribuito alla stampa, l’intervento consiste in 3 torri, alte 250 metri, con 66 piani che contengono alberghi, negozi e residenze di lusso, oltre alla sede di un’accademia della moda. La volumetria prevista supera gli 800 metri cubi. Sull’area, che non à ancora di proprietà di Cardin, insistono attualmente circa 300 mila metri cubi di capannoni industriali. Secondo i portavoce dello stilista, la forma del cosiddetto Palais Lumière evocherebbe l’immagine di tre fiori armoniosamente disposti in un vaso e tenuti insieme da un nastro annodato. Secondo le stesse fonti, diverse opzioni sono state prese in considerazione circa la località dove collocare tale vaso, da Parigi a Mosca, ma la preferenza di Cardin è proprio per questa porzione di terraferma del comune di Venezia. Se la dichiarata e presunta indifferenza per il punto di appoggio dell’opera può sconcertare, perché denota un’assenza di attenzione per il legame tra sito e manufatto che poco si addice alla sensibilità artistica del grande couturier, in realtà la scelta del luogo è molto oculata. Non era facile, infatti, trovare un’area libera o liberabile di adeguate dimensioni e in una posizione dotata di un altrettanto grande valore pubblicitario. Non a caso, a Parigi già circolano brochures promozionali che pongono in vendita gli appartamenti con vista su Venezia, prima ancora che il progetto sia stato ufficialmente approvato.

Il progetto di Cardin è in contrasto con i piani ed i regolamenti vigenti , incluso quello che detta le norme di sicurezza in prossimità dei corridoi d’accesso agli aeroporti. L’Enac, in effetti, ha già espresso un parere negativo, perché l’altezza delle torri supera di oltre 100 metri quella autorizzata, ma tale parere è stato sdegnosamente respinto da Cardin che, da un lato ha prodotto uno studio dal quale risulterebbe che le torri non rappresentano nessun pericolo per il traffico aereo, dall’altro ha dichiarato che “o si fa così o se ne andrà in Cina”. E a conferma delle sue intenzioni, ha indicato la fine di luglio come termine ultimo entro il quale il comune di Venezia deve esprimersi a favore del progetto.
Nel frattempo, a sostegno delle richieste di Cardin, si è schierata la maggior parte degli operatori economici e dei politici locali. Perfino due docenti universitari di diritto amministrativo, Gianfranco Perulli e Flavio Leardini hanno detto che “va fatto ogni sforzo per superare gli schemi e le consuetudini operative nell’ambito dell’urbanistica e dell’edilizia, e dello stato dei luoghi” e hanno suggerito di chiedere un intervento personale del presidente del consiglio Monti che, a loro giudizio, potrebbe emanare “un decreto legge ad hoc senza che questo configuri alcuna prevaricazione agli enti locali”. Preoccupazione, quest’ultima, superflua, dal momento che gli enti locali non hanno bisogno di alcuna prevaricazione per appoggiare senza riserve la grande opera. Dal presidente della regione, che ha paragonato Cardin a Lorenzo il Magnifico e ha rivolto un accorato appello al ministro Passera affinché “ si metta una mano sul cuore di fronte ai divieti posti da Enac”, alla presidente della provincia, secondo la quale il progetto ha una “valenza quasi rivoluzionaria per le prospettive di sviluppo”, le espressioni di entusiasmo per l’arrivo di un nuovo mecenate si succedono. Particolarmente euforico è il sindaco di Venezia, secondo il quale il palais lumiere “non è una banale speculazione edilizia, ma un progetto idoneo a riqualificare il territorio sul piano economico e culturale, un’occasione da non perdere, un progetto da portare a casa” e, soprattutto, ha sottolineato, “Cardin ce lo regala”.
Mentre i notabili locali si esibivano in queste dichiarazioni, si dice che Cardin abbia scritto al capo dello stato Giorgio Napolitano, il quale avrebbe chiesto un’informativa al ministro dello sviluppo per avere lumi sull’iter della vicenda. Non si sa se tale notizia riportata dalla stampa risponda a verità (il che forse potrebbe rassicurare i mercati dimostrando che nel nostro paese la situazione non è seria); certo è che il 23 luglio il sindaco Orsoni ha dichiarato di aver ricevuto una telefonata dal presidente dell’ENAC che gli ha detto “se non ci sono rischi, è OK subito ”, e che il 24 luglio, con 28 voti su 31, il consiglio comunale ha dato mandato al sindaco, con esecutività immediata, di esaminare l’opera in conferenza dei servizi per poi procedere alla stipula di un accordo di programma. L’entusiasmo del sindaco è alle stelle. Non solo ce l’ha fatta una settimana prima della scadenza dell’ultimatum di Cardin, ma anche un mese prima dell’apertura della Biennale. Il che gli eviterà il ripetersi della penosa situazione di due anni fa, quando il progetto del gruppo Benetton per la trasformazione del Fontego dei Tedeschi in centro commerciale venne esposto alla Biennale, prima di essere stato discusso in consiglio comunale.
Per i normali cittadini, l’arrivo a Venezia di un ennesimo benefattore che vuole regalarci una grande opera non rappresenta una novità, né lo saranno gli “imprevisti” costi e danni collaterali a carico dei contribuenti. La vicenda del palais lumière, però, ha alcuni elementi che la differenziano da altre del recente passato, primo fra tutti il fatto che questa volta il mecenate non si è fatto accompagnare da una grande firma dell’architettura. Benché sia stato da alcuni paragonato alla torre Eiffel, da altri definito in termini minimalistici una scultura abitabile, il palais lumiere non è opera di una archistar; l ’unica griffe è quella del committente/investitore. E quasi si trattasse di una mancanza di rispetto nei loro confronti, i notabili dell’architettura italiana hanno reagito bocciando il progetto. Per una volta tutti d’accordo, ex rettori dell’Università IUAV di Venezia ed ex direttori della Biennale di architettura non solo ne hanno individuato i molti e verosimili impatti negativi sulla città ma, soprattutto, si sono lamentati, perché il progetto non è l’esito di un concorso (al quale avrebbero partecipato o come vincitori predestinati o come membri della giuria). Uno di loro, il professor Marino Folin, ha anche detto sdegnato che “se il progetto venisse approvato, vorrebbe dire che qualunque miliardario può venire a Venezia e fare quello che vuole”. Si tratta di osservazioni ragionevoli e condivisibili. E’ un peccato, però, che la credibilità di questi novelli Cappuccetto Rosso sia largamente minata dal fatto che tutti gli interventi che hanno contribuito alla distruzione di Venezia come città e alla sua trasformazione in terreno di caccia e rapina per investitori e speculatori- dal ponte di Calatrava al palazzo del cinema del Lido, dal mulino Stucky alla creazione di nuove isole edificabili in laguna - siano stati promossi, propagandati, dotati di garanzia di qualità, dalle prestigiose istituzioni da loro presiedute.

Links:
Il Palais Lumière è sempre più realtà: il consiglio comunale dà l'ok al progetto
Palais Lumière, appartamenti con vista già in “vendita”
Corsa contro il tempo per la Torre di Cardin:
Orsoni: progetto da portare a casa
Torre Cardin, interviene anche Napolitano

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