Palais Lumière: un altro tentativo di sfregio alla laguna di Venezia
Venezia Italia Nostra
Il progetto voluto da Pierre Cardin, una torre alta 250 metri, rappresenta un oltraggio allo skyline di Venezia. www.italianostra.org, 23 luglio 2012 (m.p.g.)
Davvero a Venezia i soldi possono muovere ogni cosa? Non ci possiamo credere! Eppure la storia del grattacielo di Cardin così insegnerebbe. Raccontiamo in due parole la discutibile vicenda per chi ancora non la conoscesse.

Pierre Cardin, novantenne, ha deciso di lasciare su questa terra un segno più duraturo (e visibile) di un bel vestito, di una splendida collezione di moda: una costruzione altissima, tutta di vetro, disegnata da lui stesso. Si tratta di tre torri a vela, alte 250 (250!) metri unite da sei dischi, 60 piani, per la superficie totale di calpestio di 175.000 mq.

E dove vorrebbe costruire il mastodonte? Ma nel posto più visibile e (se anche questa storia va in fondo) meno tutelato al mondo: Venezia. Certo, in Piazza S. Marco è un po’ difficile, ma in gronda lagunare, perché no? Tanto in Laguna si possono scavare nuovi canali portuali, fare nuovi porti, costruire nuove aree logistiche, forse anche metropolitane subacquee. E’ vero, la Laguna, con Venezia, è un sito UNESCO, ma tutto filerà liscio: l’investimento è tutto privato, un miliardo e mezzo di euro, e troverebbero occupazione 4.500 addetti. Si può dire di no? Comune, Provincia, Regione sono festosamente favorevoli all’opera.

Piccolo problema, le norme urbanistiche: il Palav, il PAT etc. non contemplano un simile gigante. Si invoca addirittura un decreto legge ad hoc tanti sono gli ostacoli normativi. Per ultimo, il parere negativo dell’ENAC (Ente nazionale aviazione civile): l’intervento supera di ben 110 metri i limiti previsti dai vincoli di sicurezza per la vicinanza all’aeroporto. Chiunque capirebbe che il rischio di collisione è concreto: qui gli aerei volano anche a 300 metri di altezza.
Il dibattito in città è rovente: «il territorio reggerà una tale dimensione - ovviamente sotto molteplici aspetti -?», si interroga Gianfranco Vecchiato con la speranza che qualcuno convinca Cardin «che entrare nella storia si può da subito L’Arsenale ad esempio, può offrire spazi restaurati per il centro internazionale della moda».

E il palazzone in sé? Per Sandro Mannoni «sembra l’immagine uscita dalla matita di un cartoonist di fantascienza piuttosto che da uno studio di architettura». E Roberto Bianchin rincara: è un «fungo malato», un «delirio luminescente» proposto a Marghera perché lì «si può costruire praticamente di tutto senza vincoli e senza vergogna». Ma Cardin non ha dubbi, seppur non consta che sia architetto - ma potremmo sbagliare -, è fiero del suo palazzo-vaso di fiori (come lo si chiama nelle calli della città, essendo la sua forma ispirata da tre fiori in un vaso visti nella sua casa di Parigi) e lo paragona addirittura al campanile di S. Marco. Per carità, visioni e fantasie comprensibili, se private. «È un regalo che faccio a me stesso, a Venezia e al mondo. I soldi non mi serviranno quando sarò morto», afferma. Se non si correrà tutti ad approvarla se la porterà in Cina (Ohibò! una costruzione nata a Parigi e posata indifferentemente qui o altrove? È architettura questa?). Così Cardin sollecita Monti, scrive a Napolitano (che a sua volta ha scritto a Passera!).

Sappiamo dalla stampa che l’ENAC è «sottoposta in questi giorni a un’enorme pressione politica»: i nostri amministratori sperano che derogherà di 100 metri dal regolamento aeroportuale nazionale che ha recepito la normativa internazionale. Tutto è possibile: oggi la regola è la deroga. In questi termini si è espresso il presidente della Regione, Zaia: «spero che il ministro Passera si metta una mano sul cuore di fronte ai divieti posti da ENAC»; in caso contrario la decisione «sarebbe contro il Veneto e contro tutto in nord». E pazienza per Venezia (da ridere gli scrupoli della commissione di salvaguardia che ha voluto contenere l’altezza degli edifici nel parco di S. Giuliano a 10,5 m!).

Per noi di Italia Nostra il mostruoso gigante, con albergo e ristorante con vista mozzafiato, a 225 m di altezza, rappresenta un’ulteriore manifestazione di un modo distorto di fruire delle meraviglie di Laguna e città, senza preoccuparsi dei ritmi dei luoghi, dello skyline del paesaggio, senza entrare in armonia con esso ma riuscendo solo a stravolgerlo e a piegarlo alle esigenze del profitto. L’edificio-mostro rientra nella logica delle varie mega-navi che attraversano Venezia e delle ruote panoramiche disneyane dalle quale il turista può bearsi di un impatto immediato, mordi-e-fuggi, con Venezia e la sua Laguna, senza curarsi minimamente di stravolgere proporzioni ed equilibri stabiliti da secoli.

E’ una questione di cultura: una città che non consentì a Wright di costruire un palazzetto si fregerà di un enorme, sovradimensionato e arrogante super super palazzo, una sorta di nuova cittadella in elevato?

Tale abominio fuori scala, visibile ovunque da Venezia perché sovrasta qualsiasi costruzione (è più alto del campanile di S. Marco di 150 m!) cambierà per sempre la percezione della città e ci costerà la cancellazione dalla lista dei siti Unesco. Nel 2009 per molto meno Dresda venne espunta: per la costruzione di un ponte perché in parte visibile dalla città barocca. A Venezia il ‘vaso’ di notte, essendo tutto in vetro, sarà illuminatissimo e visibilissimo: Palais lumère l’hanno appunto chiamato. Ricordo cosa rimproverava Anna Somers Cocks (del Comitato ‘Venice in Peril Fund’) ai giganteschi cartelloni pubblicitari sempre illuminati: «They take away the wonderful darkness of Venice», portano via la meravigliosa oscurità di Venezia. Cosa dovremmo dire ora!

Sullo stesso tema
Ilaria Boniburini
Sabato 3 ottobre scorso le paratie del Mose sono state azionate e Venezia è rimasta all’asciutto. Una rassegna di articoli per comprendere, al di là della propaganda ufficiale delle istituzioni, le criticità ancora tutte da risolvere e gli effetti negativi di questa mastodontica grande opera.Nell'immagine la spalla del Mose alla Bocca di Malomocco (immagine dell'autrice).
Comitato No Grandi Navi- Laguna Bene Com
In questo comunicato vengono riassunte le gravi criticità del MoSE e le rivendicazioni di una comunità di cittadini, scienziati ed esperti per una efficace salvaguardia della Laguna di Venezia e della sua città.
Eddyburg
Le piazze d'Italia, spazi pubblici per eccellenza, sono emblematici del livello di democrazia, libertà di pensiero, inclusione, rispetto e civiltà di un popolo. Oggi, una delle più celebri piazze d'Italia, Piazza San Marco, è diventata il simbolo del cambiamento profondo che è avvenuto: dalla libertà alla discriminazione, all' impossibilità di esprimere un'opposizione secondo le regole stabilite dalla costituzione. (e.s)
Ultimi post
Eddyburg
Sono passati due anni dalla scomparsa di Edoardo Salzano. Un urbanista che non ha mai smesso di analizzare le trasformazioni urbane. Un intellettuale libero e coraggioso che con determinazione guardava avanti e non si arrendeva davanti alle ingiustizie. Un maestro. Lo ricordiamo ripubblicando uno dei suoi scritti, ancora profondamente attuale, sul mestiere dell'urbanista.
Eddyburg
Un iniziativa per ragionare sulla questione della casa a cinquant’anni dall’approvazione della prima legge per l’edilizia residenziale pubblica. Il progressivo abbandono delle politiche di edilizia residenziale ha determinato nuove disuguaglianze, aggravato i problemi pregressi, amplificato i divari territoriali, che il Covid ha accentuato e reso ancora più evidenti. Vogliamo discuterne in questo seminario organizzato in due sessioni, che riprende le vertenze che portarono all’approvazione della legge, racconta la parabola inversa delle politiche pubbliche fino al loro sostanziale azzeramento, per poi ricollegarsi all’attualità toccando attraverso alcuni casi emblematici della questione della casa in Italia.
Eddyburg
Cliccando nella barra in alto potete accedere a tutti gli articoli inseriti in oltre diciotto anni di attività e impegno per una cultura dell'abitare fruire e governare il territorio che sia suscettibile di assicurare condizioni di vita soddisfacenti sotto il profilo dell'equità e della libertà di accesso ai beni comuni, della capacità e possibilità di partecipare al governo della cosa pubblica. E' ancora una versione provvisoria del sito, perciò alcune cose funzionano male o presentano degli errori. Ci stiamo adoperando per sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Eddyburg
Il programma definitivo della prima edizione dei seminari di eddyburg
Redazione di eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della I Sessione del convegno “Eddy Salzano: le tappe di un percorso politico e culturale per una città più giusta” con gli interventi di Mauro Baioni, Giulio Tamburini, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Roberto Camagni, Anna Marson, Maria Pia Guermandi, Giancarlo Storto, Giancarlo Consonni, Paolo Baldeschi.
CopyrightMappa del sito
© 2021 Eddyburg