Land grabbing: tra il 2000 e il 2010 svenduta un'area grande 20 volte l'Italia
Eddyburg
L’altra faccia del consumo di suolo: la medaglia si chiama mercificazione dello terra, un bene dell’umanità. Greenreport newsletter, 28 giugno 2012
Il rapporto Foreign Investment in Agricultural Land Down from 2009 Peak del Wordwatch Institute, stima che da 2000 al 2010 nel mondo siano stati venduti o affittati a investitori privati e pubblici 70,2 milioni di ettari di terreni agricoli. Si tratta di un'estensione di terra enorme, più o meno delle dimensioni del più grande Paese dell'Africa, la Repubblica Democratica del Congo, più di 20 volte la superficie dell'Italia, l'1,4% di tutte le terre agricole del mondo. Il rapporto spiega che «La maggior parte di queste acquisizioni, che sono chiamate "land grabs" da alcuni osservatori, ha avuto luogo tra il 2008 e il 2010 (l'anno più recente per il quale sono disponibili dati), con un picco nel 2009. Anche se i dati per il 2010 indicano che la quantità di acquisti è scesa notevolmente dopo il picco del 2009, rimane ancora ben al di sopra dei livelli pre-2005».

Si chiami "land grabbing" o "land deal" si ci riferisce sempre alle acquisizioni su larga scala di terreni agricoli da parte degli investitori stranieri, inoltre in questa cifra non sono compresi i contratti di locazione o gli acquisti che coinvolgono compagnie locali. Ad aprile 2012, il Land Matrix Project, una rete globale di ricerca che riunisce 45 organizzazioni della società civile, ha presentato la più grande banca dati esistente di questi tipi di offerte di territori, mettendo insieme 1.006 offerte che coprono 702.000 km2 una superficie grande quanto il Texas (più del doppio dell'Italia che arriva a 301.308 km2). Ma mancano ancora molti dati, visto che è disponibile solo una quantità limitata di informazioni, quindi queste statistiche sono certamente molto "prudenti".

Per quanto riguarda i dati generali del decennio, il rapporto sottolinea che «Di alcune offerte si sa ben poco (per esempio, i dati relativi alla data del contratto sono disponibili solo per 54,7 milioni di ettari di acquisizioni di terreni). Inoltre, i Paesi che hanno un governo aperto e trasparente possono essere sovrarappresentati nel database e il declino delle offerte dopo il 2009 potrebbe riflettere sia gli investimenti ridotti che il calante interesse dei media a tracciare i land grabs».

Dal rapporto emerge anche un crescente land grabbing sud-sud, con l'accaparramento delle terre dei Paesi più poveri da parte dei Paesi emergenti. L'altra tendenza è quella dei Paesi molto ricchi ma con poca terra coltivabile, come le monarchie petrolifere mediorientali, che stanno acquistando terreni nelle nazioni a basso reddito, «Soprattutto in quelli che sono stati particolarmente vulnerabili alle crisi finanziarie e alimentari degli ultimi anni», spiega l'autore del rapporto, Cameron Scherer.

L'80% dei terreni acquistato da soggetti stranieri è in Africa, e costituiscono quasi il 5% della superficie agricola totale del continente. Questo accaparramento avviene sempre più a spese delle comunità locali che si vedono spesso estromesse dalle loro terre ancestrali sulla quali non possono vantare titoli di proprietà, creando così conflitti per la terra e peggiorando la povertà e la fame in Paesi già poveri.
La maggior parte dei terreni fertili viene venduta a Paesi extra-africani e sono sempre più attivi Stati come il Brasile, l'India e la Cina, che hanno acquistato il 24% delle terre censite nel rapporto. Gli altri grandi investitori comprendono altri tre Paesi asiatici: Indonesia, Malaysia e Corea del sud.

Il rapporto del Worldwatch conclude che questi "land deals" di solito provocato l'espulsione dei piccoli agricoltori per impiantare la grande agricoltura industriale, quell'agribusiness delle multinazionali e dei capitalismi di Stato che ha gravi impatti ambientali e che in alcuni Paesi africani ormai interferisce direttamente con le grandi migrazioni dei mammiferi erbivori e quindi anche con la presenza dei grandi predatori simbolo del continente.

Nota: sono passati anni dalla prima presa di coscienza occidentale, ma la situazione pare immutata; si veda una delle prime denunce del fenomeno che abbiamo pubblicato

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