loader
menu
© 2024 Eddyburg
Federico Simonelli
Nuovo stop alla Pedemontana Veneta. 
“Resistere alla cementificazione”
11 Febbraio 2012
Veneto
Continua in Veneto la guerra dei comitati contro l’iperviabilizzazione privata con soldi di noi tutti, devastatrice per il territorio e il bilancio pubblico.Il Fatto quotidiano online, 10 febbraio 2012

Bloccata, sbloccata, ora di nuovo ferma. Questa volta a opera dei giudici del Tar del Lazio. Ora il 14 febbraio il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi di nuovo sulla sospensiva ai lavori. E non è finita. Celotto, del Movimento 5 Stelle accusa: "Un grande pasticcio"

Bloccata, sbloccata, ora di nuovo ferma. Per la Pedemontana veneta arriva un nuovo stop. Ancora dal Tar del Lazio: i giudici amministrativi, con una sentenza depositata a inizio febbraio hanno messo di nuovo in pausa l’iter della superstrada a pagamento che dovrebbe collegare Spresiano, in provincia di Treviso, a Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza. Lo hanno fatto accogliendo il ricorso del sindaco di uno dei comuni interessati, quello di Villaverla, provincia di Vicenza: il primo cittadino aveva fatto ricorso per l’annullamento degli atti di governo e commissariali dell’intero iter amministrativo e i togati gli hanno dato ragione.

Il decreto del 31 luglio 2009 del presidente del Consiglio dei Ministri, governo Berlusconi, per “la dichiarazione di stato di emergenza traffico e mobilità nei territori dei Comuni di Treviso e Vicenza” che aveva dato la stura all’opera e alla sua gestione commissariale, dicono, è illegittima. La stessa conclusione a cui erano già arrivati a inizio gennaio esaminando un altro ricorso, presentato da un privato cittadino: allora il presidente della Regione Veneto aveva parlato di “eccesso di democrazia”. Sentenza che tuttavia a metà del mese era stata ribaltata dal Consiglio di Stato, a cui la Regione aveva fatto immediatamente ricorso. Ora tutto da rifare per questo progetto particolarmente caro al governatore Luca Zaia e agli imprenditori veneti.

L’iter del serpentone di cemento da 92 chilometri (di cui 50 in trincea), un’opera da 2 miliardi e oltre di euro che dovrebbe unire i due rami delle autostrade A4 e A 27 è a dir poco tormentato. Gli imprenditori la vorrebbero perché sperano che serva da volano per implementare l’economia dell’area e per l’indotto che creerebbe, comitati e cittadini la contestano dicendo che si tratta di un’opera inutile e anche dannosa, l’esecutivo Berlusconi con la consueta passione per le procedure di emergenza aveva tolto la competenza al Cipe e la aveva affidata al commissario straordinario. E ora si passa da un ricorso all’altro.

“E’ un vero pasticcio – spiega al Fattoquotidiano.it Francesco Celotto, del Movimento 5 Stelle Veneto, uno dei rappresentanti del Coordinamento pedemontana alternativa – e il 14 febbraio il Consiglio di Stato dovrà dare il giudizio di merito sulla sospensiva dei lavori. Poi ci sono altri ricorsi che devono arrivare a giudizio. Questa sentenza del Tar comunque conferma ancora una volta quello che diciamo da tempo: che bisogna resistere alla cementificazione, a un’opera che riteniamo nociva e inutile a quel “Metodo Chisso” che alla fine penalizza la collettività a favore dei privati”.

Celotto si riferisce a Renato Chisso, potente assessore alla mobilità della Regione Veneto. Il project financing con cui dovrebbe essere realizzata la mastodontica opera, denunciano i comitati, è fatto di clausole capestro che alla fine andranno a penalizzare i conti pubblici. I vari ricorrenti chiedono l’accesso agli atti da tempo, ma, dicono, il Commissario e la Regione non ce li fanno vedere.

A Bassano del Grappa ci sarà un’assemblea pubblica per discutere la vicenda. La vicenda, nonostante la rilevanza, per ora sembra rimanere gestita a livello regionale. C’è però chi dice che dell’affare Pedemontana Luca Zaia abbia cominciato a parlare anche a Mario Monti, nell’incontro che ha avuto con lui poco prima che il presidente del Consiglio partisse per gli Stati Uniti.

ARTICOLI CORRELATI

© 2024 Eddyburg