I progetti per il Lido e il primato della politica
Francesco Giavazzi
Non solo dai comitati la dura critica della politica di svendita in atto a Venezia; non solo dagli anni del sindaco Orsoni. La Nuova Venezia, 25 luglio 2011
Caro direttore, «Io avrei affrontato la questione del Lido in altro modo», dice il sindaco Giorgio Orsoni, «ma se avessi bloccato la vendita dell’ospedale a mare avrei rischiato di violare il patto di stabilità e mettere a rischio anche i 40 di euro promessi dal Comitatone». È indubbio che Venezia, come tanti altri comuni, sia costretta a vendere quote di patrimonio, ma davvero non c’era altra strada che distruggere una parte del Lido e arricchire i soci di EstCapital e le imprese che costruiscono il Mose?

Il Comune possiede il 14,6 per cento delle azioni di Save, l’azienda che gestisce l’aeroporto di Tessera. In Borsa quelle azioni valgono circa 60 milioni di euro, venti più di quelli promessi dal Comitatone (solo promessi in quanto la decisione definitiva spetta al Ministro dell’economia che a quella riunione non c’era e che forse ha altre priorità).

È davvero necessario che il Comune possegga il 75% di un’azienda informatica, Venis, che vende servizi acquistabili sul mercato, forse a condizioni più convenienti? Ho citato Save perché sorge un dubbio. La società reclama dal Comune 17 milioni per realizzare il progetto ideato da Frank Gehry: «Siamo finalmente a buon punto per avere quei famosi 17 milioni di euro. E’ una condizione sine qua non per la sostenibilità di Venice Gateway», ha detto recentemente il presidente Marchi.

Ricordo l’origine di quei 17 milioni: inizialmente il Comune li aveva destinati alla costruzione di una bretella autostradale per collegare l’aeroporto con Tessera City (destinazione curiosa, in quanto di solito sono i privati a pagare gli oneri di urbanizzazione a fronte del permesso a edificare). Slittato quel progetto, Save vuole ora utilizzare quei 17 milioni per costruire un albergo e un centro congressi. Davvero c’è bisogno di denaro pubblico per sovvenzionare redditizie attività private? Qualora Tremonti approvasse i 40 milioni non è che 17 finiranno alla Save?

Mi preoccupo perché è una vicenda che ricorda da vicino quanto è accaduto al Lido. Si era partiti per costruire il nuovo palazzo del Cinema; ora quello non si fa più e a guadagnarci saranno solo EstCapital e i suoi azionisti, i quali soppianteranno anche la Sacaim ottenendo l’appalto per la sala cinematografica che si realizzerà al posto del grande progetto del centenario. (Il tutto sotto la regia del Commissario Spaziante. Venuta meno la ragione per cui era stato nominato, costruire il nuovo palazzo del Cinema, come giustifica, in un momento di difficoltà economiche, la sua permanenza in quell’incarico?). Il sindaco dice di essere stretto in una morsa infernale, senza sapere come far quadrare i conti. Io penso che se ne esca solo riaffermando il «primato della politica», come si diceva un tempo. I cittadini di Venezia hanno eletto sindaco Giorgio Orsoni. Non hanno eletto né EstCapital, né il dottor Marchi, né l’impresa Mantovani.
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