MoSE: prima che sia troppo tardi
Armando Danella
Ecco perché è urgente sottoporre il mostruoso progetto a un esame tecnico-scientifico serio e “terzo” rispetto agli interessi in gioco. Il parere di una persona informata dei fatti
L’opera di regolazione delle maree alle bocche di porto meglio conosciuta come “sistema Mose” sta procedendo secondo un proprio cronoprogramma che prevede la fine dei lavori per il 2014. Il progetto definitivo era stato approvato nel novembre 2002 con il placet del Comitatone [il comitato interistituzionale costituito da rappresentanti di ministeri, regione e comuni - ndr] nell’aprile del 2003.

Il costo calcolato ad oggi ammonta a 4.678 milioni di euro; l’opera può contare su un finanziamento finora stanziato di circa 3.ooo euro e ne mancano circa 1.600. Ai costi di costruzione, destinati verosimilmente a crescere nonostante la convenzione a prezzo chiuso, andranno aggiunti gli alti costi di gestione e manutenzione; il concessionario calcola 12 milioni di euro all’anno, pari allo 0,4% del costo dell’opera sulla base di un confronto con le barriere del Tamigi e della Scheda. Fonti autorevoli (Corte dei conti, consiglio superiore dei LL.PP., Comune di Venezia, ecc.) ritengono invece tali oneri altamente sottostimati e si ritiene che un’opera di tale natura debba attestarsi al 1-1,5% del suo costo.

Lo stato di avanzamento dell’opera è al 60% circa; sono stati ultimati e/o sono in corso tutti quegli interventi complementari e propedeutici ( bocca di Lido: porto rifugio e conca di navigazione, isola artificiale, protezione dei fondali, aree di produzione funzionali alla costruzione delle opere; bocca di Malamocco: diga foranea e conca di navigazione per grandi navi, opere di spalla, opere per la prefabbricazione dei cassoni di alloggiamento delle barriere, inizio costruzione cassoni di soglia, protezione dei fondali,aree di produzione funzionali alla costruzione delle opere; bocca di Chioggia: diga foranea, porto rifugio e conca di navigazione per pescherecci, opere di spalla, protezione dei fondali, aree di produzione funzionali alla costruzione delle opere).

Manca la fase finale costituita dagli interventi cosiddetti tecnologici (oggetto di gare europee) che rappresentano la parte più complessa dell’opera.

In concreto, esaurita la parte precedente, sta iniziando ora, in questi mesi,il vero punto di non ritorno:con le gare europee delle cerniere e poi delle paratoie e delle altre parti tecnologiche,con la costruzione dei cassoni di soglia e con lo scavo delle bocche per la messa a dimora dei cassoni di soglia.


E’ un errore pensare che non sia più possibile fermare questa opera; esistono ancora oggi le condizioni per effettuare varianti in corso d’opera volte da un lato a contrastare, o quantomeno a ridurre, gli effetti negativi che il proseguimento dell’opera provocherà, dall’altro a introdurre quegli elementi e soluzioni tecnologiche di maggiore compatibilità con l’ecosistema lagunare più volte auspicati.

E’ necessario però essere consapevoli che siamo in presenza della costruzione di un’opera che può contare di tutta una serie di punti a proprio favore che la “legittima” pienamente.

Il sistema Mose è stato approvato sia dal governo Berlusconi che dal governo Prodi, dalla destra e dalla sinistra nazionale e locale ( salvo coraggiose eccezioni: Mussi, Ferrero, Pecoraro Scanio, Bianchi, Massimo Cacciari).

Un’opera costosissima ed impattante che procede imperterrita nonostante gli innumerevoli rilievi critici di natura procedurale, ambientale,strutturale e le numerose manifestazioni di contrarietà che si sono manifestate durante tutto il suo percorso. Ne ricordiamo alcuni:
- esiste una valutazione di impatto ambientale negativa
- sia la soluzione progettuale adottata che i lavori eseguiti non sono mai stati soggetti a gara
- le opere complementari (lunate foranee e conca di navigazione ) hanno avuto una V.I.A. regionale mentre sarebbero dovute sottostare ad una V.I.A. nazionale ( ricorso respinto )
- c’è stato un ricorso in Europa ( respinto ) perché non si rispettano particolari aree di interesse comunitario
c’è stato un ricorso ( respinto ) per danni ambientali causati dai cantieri di costruzione dei cassoni a S.Maria del mare ( Pellestrina )
- c’è stato un ricorso ( respinto ) al Consiglio diStato per la decisione del governo Prodi sulla prosecuzione del Mose di escludere dal voto finale in Comitatone alcuni ministri contrari
- l’opera prosegue in assenza di un progetto esecutivo completo ( si procede per stralci )
non si è voluto tener conto delle osservazioni e proposte alternative presentate dal Comune di Venezia
- ci sono state oltre 12.000 firme contrarie al Mose
- non ci sono risposte esaurienti a fronte di un incremento del livello del mare ( eustatismo )
è stata denunciata una penalizzazione dell’attività portuale
- sono stati disattesi precisi dettati della legislazione speciale per Venezia ( sperimentalità, reversibilità,gradualità )
- sono stati disattesi specifici punti ( 11 ) proposti dal Comune di Venezia propedeutici all’inizio dei lavori del Mose
- rottura del caranto e scavo di milioni di mc. di fango consolidato,
- creazione di barene artificiali per mettere a dimora i volumi provenienti dallo scavo delle bocche
- costi di gestione e manutenzione dell’opera largamente sottostimati
- mancata accettazione di indennizzo dei danneggiati dall’acqua alta
- critiche pesanti dalla Corte dei Conti
- incidenza negativa del Mose sull’intero ecosistema lagunare
- infine, recentissimi studi (della società Principia interpellata dal Comune)) che mettono in discussione la funzionalità tecnica del Mose


Oltre alle caratteristiche dell’opera in sé vanno valutate le interrelazioni che detta opera produce con la laguna e specificamente con il suo marcato processo erosivo in corso. Il problema dell’erosione della laguna e della sua artificializzazione è stato sottaciuto perché si è voluto concentrare tutto sull’acqua alta-Mose opera salvifica della città.

La laguna sta diventando un braccio di mare ed andrebbero espletati radicali interventi volti ad invertire l’attuale bilancio negativo di sedimenti ( escono in mare più sedimenti di quelli che entrano nello specchio lagunare ) agendo principalmente: 1) sulle modalità di introduzione di sedimenti in laguna ( es. dalle piene del Brenta attraverso l’idrovia ) 2) su tutti i fenomeni che creano sospensioni di sedimenti ( moto ondoso provocato da natanti,dal vento,dalle disastrose modalità di pesca delle vongole filippine ) 3) sul dislocamento delle grandi navi crociera fuoruscita) 4) sulle quote dei fondali dei canali portuali 5) sulle sezioni delle bocche di porto che regolano lo scambio mare laguna.

In tale contesto il sistema Mose con l’irrigidimento delle sezioni delle bocche di porto che comporta non consentirà più di agire su questo fattore caratterizzato dalle misure del progetto che andrebbero invece ridotte con impedimenti fissi e removibili.


Durante il processo di avanzamento del Mose, nel luglio 2009 è stato pubblicato uno studio commissionato dal Comune di Venezia che conferma scientificamente alcuni dubbi a suo tempo sollevati da eminenti studiosi:
- le paratoie del Mose sono dinamicamente instabili ed in certe condizioni di mare non garantiscono il superamento della “ risonanza “ (le paratoie oscillano con ampi angoli facendo entrare acqua in laguna vanificando così l’effetto diga al contenimento della marea)
- la progettazione esecutiva delle opere tecnologiche si basa sulla sperimentazione su modelli in vasca che l’ingegneria moderna off-shore ritiene non affidabili

A fronte di quanto emerso da tale studio si rischia di eseguire un’opera dal costo di 5.000 di euro garantita 100 anni ( per tale arco temporale è stato ideato il Mose ) che poi potrà non funzionare!

Si impone pertanto la necessità di verificare immediatamente ( prima dell’indizione delle gare europee e della messa a dimora dei cassoni di soglia ) tramite un confronto scientifico garantito da terzietà quanto affermato dallo studio di Principia e qualora se ne riscontri la validità procedere con una variante in corso d’opera che risolvendo il fenomeno della risonanza individui la soluzione progettuale (peraltro per alcuni versi già nota) che sappia ridurre le sezioni frapponendo ostacoli fissi e removibili stagionalmente alle bocche di porto.

Armando Danella è il funzionario del Comune di Venezia che segue da almeno un ventennio la vicenda della salvaguardia della Laguna e del progetto MoSE



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Sabato 3 ottobre scorso le paratie del Mose sono state azionate e Venezia è rimasta all’asciutto. Una rassegna di articoli per comprendere, al di là della propaganda ufficiale delle istituzioni, le criticità ancora tutte da risolvere e gli effetti negativi di questa mastodontica grande opera.Nell'immagine la spalla del Mose alla Bocca di Malomocco (immagine dell'autrice).
Comitato No Grandi Navi- Laguna Bene Com
In questo comunicato vengono riassunte le gravi criticità del MoSE e le rivendicazioni di una comunità di cittadini, scienziati ed esperti per una efficace salvaguardia della Laguna di Venezia e della sua città.
Cristiano Gasparetto
perUnaltracittà, 20 novembre 2018. L'acqua alta di ottobre, la quarta più alta dopo quella del 1966, è usata per rilanciare il sostegno al MoSE, un'opera che contravviene tutte le regole ed è stata criticata ad oltranza per la sua incapacità di risolvere il problema di Venezia. Qui il link all'articolo. E riferimenti. (i.b.)
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