Scienza economica e lavoro dell’uomo nella definizione di Lionel Robbins
Claudio Napoleoni
Dal Dizionario di economia politica, a cura di C. Napoleoni, edizioni di Comunità, Milano 1956, pp. 565-578. I brani riportati sono alle pp. 574-577

[…] 10. Non si può negare che l’identificazione di economia ed econometrica sia una tendenza favorita dalla particolare natura della cultura contemporanea, che, nella misura in cui è dominata dall’empirismo, esclude la possibilità di una conoscenza scientifica nel senso tradizionale e classico della parola. E tuttavia, proprio nella lettera tura contemporanea, troviamo uno dei tentativi più rigorosi di fondare l’economia come scienza in senso proprio; di tale tentativo, che è quello del Robbins (1932), dobbiamo ora ricercare il valore e i limiti.

Scopo della ricerca di Robbins è la formulazione di una definizione di «fatto economico» che non sia, per usare i suoi termini, «classificatoria», ma «analitica»; ossia che non trascelga certi fatti, certi tipi di condotta, che sarebbero «economici» da altri che sarebbero non economici, ma indichi in che consista l’aspetto propriamente economico della generale condotta umana. Egli respinge perciò la definizione «classificatoria» allora corrente, specie in Inghilterra, secondo la quale sarebbero economici tutti gii atti che adducono al benessere, e la respinge con una critica definitiva, che, cioè, anche se si desse un concetto preciso di «benessere materiale» (il che peraltro non accade nella definizione in questione) rimarrebbe comunque il problema, indubbiamente economico, del modo in cui vadano ripartiti il tempo e i mezzi disponibili tra le attività dette «economiche» e quelle dette «non-economiche».

L’aspetto economico della condotta umana è allora cosi precisato da Robbins.

«Dal punto di vista dell’economista le condizioni dell’esistenza umana possiedono quattro caratteri fondamentali. Gli scopi sono molteplici, il tempo e i mezzi per conseguirli sono limitati e sono capaci di usi alternativi; nello stesso tempo gli scopi hanno diversa importanza. Eccoci qui creature senzienti con fasci di desideri e di aspirazioni, con masse di tendenze istintive, che tutti ci sospingono per differenti vie all’azione. Ma il tempo in cui queste tendenze possono essere espresse è limitato; il inondo esterno non offre piena opportunità al loro completo dispiegamento; la vita è breve; la natura è avara; i nostri compagni hanno altri obbiettivi. E tuttavia noi possiamo usare le nostre vite per compiere diverse cose, possiamo usare dei nostri materiali e dei servigi degli altri p er raggiungere diversi scopi.

«Ora la molteplicità degli scopi non ha in se un necessario interesse per l’economista. Se io ho bisogno di fare due cose e ho abbondanza di tempo e abbondanza di mezzi per farle entrambe, e il tempo o i mezzi non mi occorrono per nient’altro, allora la mia condotta non assume nessuna di quelle forme che costituiscono l’oggetto della scienza economica. Il nirvana non è necessariamente una semplice beatitudine: è nient’altro che la soddisfazione completa di tutti i bisogni.

«Né la sola limitazione dei mezzi è per sé sufficiente a dare origine a fenomeni economici. Se i mezzi di soddisfazione non hanno un uso alternativo, possono essere scarsi ma non possono essere economizzati. La manna che piove dal cielo poteva essere scarsa, ma, se era impossibile scambiarla con qualche altra cosa o differirne l’uso, non era oggetto di qualsivoglia attività avente un aspetto economico.

«Né, ancora, l’applicabilità alternativa di mezzi scarsi è da sola condizione sufficiente per l’esistenza del genere di fenomeni che stiamo esaminando. Se il soggetto economico ha due scopi e un solo mezzo per soddisfarli e i due scopi sono di eguale importanza, la sua posizione sarà uguale a quella dell’asino della favola, incapace a muoversi tra due fasci di fieno ugualmente attraenti.

«Ma quando il tempo e i mezzi per conseguire gli scopi sono limitati e sono suscettibili di applicazione alternativa, e gli scopi possono essere distinti in ordine d’importanza, allora la condotta assume necessariamente la forma di una scelta».

La scienza economica ne risulta definita come segue: «L’economica è la scienza che studia la condotta umana come una relazione tra scopi e mezzi scarsi applicabili ad usi alternativi». Ciò posto, e in questo sta appunto il carattere non «classificatorio» della definizione, «noi non diciamo che la produzione delle patate è un’attività economica, e che non è tale la produzione della filosofia. Diciamo che l’una e l’altra specie di attività ha il suo aspetto economico, in quanto implichi rinunzia ad altre alternative desiderate. Non vi sono limiti all’oggetto della scienza economica, salvo questo». […]

La definizione di Robbins, sebbene ampiamente accolta, ha .avuto questo di caratteristico, che da essa non è derivata alcuna rilevante conseguenza sul lavoro scientifico effettivo. E ciò malgrado il fatto che tale definizione è stata la migliore caratterizzazione che fino ad oggi si sia avuta dell’aspetto economico dell’agire umano. In particolare, essa non è valsa ad arrestare quella tendenza verso la progressiva scomparsa della riflessione sul problema economico, che abbiamo

rilevata poco sopra. È chiaro perciò che, malgrado il suo valore, essa deve contenere dei limiti gravi. […]

In effetti, non si può dire che la definizione i di Robbins abbia esaurito il problema della natura della scienza economica. A conferma di ciò sembrano pertinenti le seguenti considerazioni. Robbins non si avvede, e comunque non rende esplicito, che la scarsità dei mezzi ha radici non esterne ma interne all'uomo. Essa non dipende, come lui dice, dal fatto che la «natura è avara», ma dal fatto che l'uomo limitato, e la stessa apparente «avarizia» della natura altro non è il riflesso della limitatezza dell'uomo. D'altra parte, quella limitatezza che costituisce una componente essenziale dell'atto economico, in quanto è limitatezza dell'uomo, ha questo di caratteristico, che può superare ogni sua data determinazione in un processo per sua natura illimitato. Questo processo di superamento trova la sua espressione materiale nel lavoro. Ogni operazione umana è necessariamente h prodotto di lavoro. Appunto in quanto è prodotto di lavoro, ogni operazione umana è suscettibile di essere considerata economicamente. Questa è la verità più profonda della teoria classica del valore. I mezzi dunque dei quali si parla nella definizione di Robbins, ove siano rettamente intesi, non possono essere altro che specificazioni del lavoro: il lavoro, se si vuole, è il mezzo al quale ogni altro è riconducibile. Ma nel momento in cui si riconosce la caratteristica essenziale del lavoro umano di poter sempre espandersi superando i limiti propri ogni sua specifica determinazione, sorge la possibilità di riconoscere nei fini, che in Robbins rimanevano al di fuori della portata del discorso economico, almeno un aspetto che li rende suscettibili di considerazione economica, e cioè la misura in cui essi contribuiscono II'espansione e all'arricchimento del lavoro umano, ossia all'allargamento dei mezzi, e quindi alla diminuzione della scarsità, che condiziona il processo di creazione della ricchezza.

Comunque, la necessità di approfondire i termini di questa questione per giungere a ridefinire in modo positivo la natura della scienza economica sembra implicita nella necessità di superare la crisi che questa scienza oggi attraversa. Ma quest'opera di approfondimento deve avere un presupposto fondamentale. Essa richiede cioè che, raccogliendo i frutti della critica marxiana, si superino nell'analisi del concetto di lavoro, le determinazioni che il lavoro storicamente riceve dai singoli sistemi storici e che, fino a oggi, sempre hanno impedito, sia pure per ragioni e in forme diverse, l'esplicazione piena della sua natura.

Le citazioni di Robbins sono tratte da: L. Robbins, An Inquiry into the Nature and Significance of Economic Science, Londra, I ed 1932, II ed. 1935; trad. it. Saggio sulla natura e l’importanza della scienza economica, Torino 1947

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