Il documento di Malmö
Eddyburg
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Premessa

Al Forum sociale europeo di Malmö, negli incontri organizzati dal gruppo italiano insieme ad associazioni e gruppi francesi, svedesi, ungheresi e turchi, si è parlato di città. La discussione ha visto la partecipazione di persone anche di altri paesi e ha attraversato il forum dei movimenti di lotta urbana e il forum sociale conclusivo. Non vi è stata solo la presentazione di situazioni di disagio e di esperienze di lotta per una città migliore: è stata anche l’occasione per lanciare una serie di iniziative unitarie che mettano in rete le diverse realtà.

“Diritto alla città” e “città come bene comune” sono le due parole d’ordine che sintetizzano gli obiettivi cui finalizzare l’impegno comune. “Zero sfratti” degli abitanti dalle case, dagli spazi pubblici, dai quartieri e dalla città, difesa del ruolo del lavoro e dei suoi diritti, contrasto alle iniziative di privatizzazione degli spazi e dei beni pubblici sono gi impegni di lotta più immediati. Ma è stato considerato altrettanto indispensabile aiutare i movimenti a dirigere la loro attenzione dal locale al nazionale e al globale, dal settoriale al generale: la strategia del neoliberalismo è unitaria e si colloca a differenti scale, bisogna perciò saper costruire una strategia alternativa e utilizzare tutti i livelli in cui si colloca quella che si vuole combattere.

Uno strumento decisivo è stato considerato la messa in comune delle risorse, per sostenere le lotte e per far convergere gli sforzi di elaborazione necessari per dare uno sbocco positivo ai movimenti per una città giusta e solidale. Un manifesto/appello chiede l’adesione a questo progetto comune di tutte le associazioni, strutture, gruppi, esperti e singoli cittadini che ne condividano le finalità e che siano disposti a condividerne gli impegni.

Ne riportiamo di seguito il testo, già condiviso da eddyburg.it, la rete delle Camere del lavoro della Cgil (Bologna, Ferrara, Modna, Reggio Emilia, Venezia, Vicenza), l'associazione Lavoro in cammino, l'International Alliance of Inhabitants (IAI), Initiatives Pour un Autre Monde (IPAM) e Association Internationale de Techniciens, Expert set Chercheurs (AITEC).

Il documento, tradotto in varie lingue, è inviato a tutte le associazioni, gruppi e individui che hanno partecipato - al Forum Sociale - alle iniziative sulla città. Sarà possibile seguire lo svolgimento delle attività inerenti la costituzione di questo nuovo Forum per il diritto alla città sulla pagina dell’'ESF

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IL DOCUMENTO CONCLUSIVO

Verso un forum permanente per il diritto alla città

1. La città nel neoliberalismo

1.1 – L’analisi conferma che in ogni parte d’Europa (dall’Est al Centro e all’Ovest, dal Nord al Sud) il neoliberalismo sta producendo ovunque gli stessi effetti sulla città e sulla condizione urbana. La segregazione, la gentrificazione, la distruzione dei patrimoni comuni e dei quartieri popolari, la privatizzazione degli spazi pubblici, lo sfruttamento economico dei beni culturali crescono di giorno in giorno. Le conquiste del welfare state nelle città è messo in discussione: è il caso del diritto alla casa, della gratuità dei servizi pubblici per l’infanzia e per salute e così via. La condizione delle fasce più deboli è sempre peggiore.

1.2 – Il lavoro è parcellizzato, precarizzato, sradicato. I diritti conquistati in due secoli di lotte operaie sono negati, i salari decrescono: si gioca la concorrenza della mano d’opera dell’Est e del Sud del mondo per ridurre i salari, ma i prezzi delle merci sono ovunque quelli del mondo dei ricchi. Il lavoro diventa sempre più una variabile totalmente subordinata alla produzione di ricchezza per i più ricchi.

1.3 – Per il neoliberalismo la città è una merce, i cittadini sono dei clienti. I diritti politici si affievoliscono, la partecipazione è sostituita dalla propaganda dall’alto. Il diritto di critica è minacciato quanto l’accesso all’informazione. Il destino della città è deciso dai centri di potere della globalizzazione economica. Lo spazio urbano è disseminato da infrastrutture dell’economia globale: sedi delle grandi imprese, complessi alberghieri, centri congressi, banche internazionali; questi feudi dell’economia-mondo formano una città nella città, autonoma e dominatrice.

2. Qualche principio

2.1 – S’impone una visione olistica dei problemi. Il neoliberalismo impone la sua strategia configurando l’insieme della società e della città. Le differenti questioni della condizione urbana (espulsione, segregazione, gentrificazione, privatizzazione ecc.) sono i differenti aspetti d’una medesima strategia. Il campo di riflessione e azione che voglia affrancare la città dal destino che il neoliberalismo gli prepara deve essere la città nel suo insieme.

2.2 – La città non è una merce: la città è un bene comune. La città che vogliamo si fa carico delle esigenze e dei bisogni di tutti gli abitanti, a partire dai più deboli. Dobbiamo poter assicurare a tutti un alloggio ad un prezzo commisurato al loro reddito. Dobbiamo poter garantire a tutti l’accessibilità confortevole ai luoghi di lavoro e ai servizi comuni. Questi sono aperti a tutti gli abitanti quale che sia il loro reddito, l’etnia, la cultura, l’età, la condizione sociale, la religione, l’appartenenza politica.

2.3 – La politica cittadina è responsabilità dei cittadini. La città che vogliamo è il luogo d’una vera democrazia, non solo rappresentativa ma anche associativa. È attorno al potere municipale che s’intessono le reti delle persone e delle associazioni che formano la trama socio-spaziale della città. L’urbanistica e la pianificazione assumono il ruolo principale. Hanno come compito di produrre la città: lo spazio nel quale i cittadini s’identificano e il sistema di distribuzione dei vantaggi a quelli che ne hanno il più evidente bisogno. Quelli che provengono dai quartieri più sfavoriti sono quelli che hanno il diritto all’attrezzatura migliore, agli spazi pubblici più largamente dimensionati, allo sforzo più intenso per il miglioramento degli alloggi. La città deve essere pensata e organizzata per il bene del maggior numero degli abitanti, controcorrente rispetto alla logica urbana che ci viene presentata come naturale: quella dell’accaparramento della città da parte dei più abbienti o dei più intraprendenti.

2.4 – Nella città le esigenze dell’urbanità e quelle del lavoro trovano un terreno di sintesi. La città deve essere il luogo dove si sperimentano e si praticano le possibilità d’una economia alternativa a quella del neoliberalismo,un’economia che abbandoni lo spreco delle risorse, che sappia distinguere tra i consumi necessari al benessere delle persone e quelli imposti dalla produzione, che sappia promuovere l’uso dei prodotti del territorio, che valorizzi le applicazioni del lavoro alle funzioni necessarie allo sviluppo della personalità, all’accrescimento della capacità di comprendere, di partecipare, di godere.

3. Che fare

3.1 - In tutte le città d’Europa agiscono movimenti che lottano contro l’espulsione degli abitanti dalle case e dai quartieri dove vivono, contro la privatizzazione degli spazi e dei servizi pubblici e per il loro accrescimento, contro la distruzione e la commercializzazione del patrimonio urbano. È un punto di partenza: bisogna collegare tra loro questi movimenti, aiutarli a prendere coscienza dello spessore delle questioni e dei legami con tutti gli altri aspetti della strategia neoliberale, nonché di condividere obiettivi e strumenti.

3.2 – Finalità delle azioni concrete alla quale le nostre associazioni s’impegnano e a cui chiediamo alle altre associazioni, strutture, gruppi, esperti e singoli cittadini di associarsi è quella di combattere, nell’immediato, l’espulsione degli abitanti dagli alloggi, dagli spazi pubblici, dai quartieri centrali, dal lavoro, e di conquistare per tutti gli abitanti il diritto di cittadini.

3.3 – Ma al tempo stesso ci proponiamo di lavorare per svelare le connessioni tra le parti e il tutto. La nostra attenzione deve andare dal locale al nazionale e al globale, dal settoriale al generale. La strategia del neoliberalismo si colloca a differenti scale: bisogna perciò divenire capaci di utilizzare tutti i livelli in cui si colloca la strategia che si vuole combattere.

3.4 – Per iniziare, ci impegniamo (e chiamiamo gli altri a farlo):
- a presentare le reti e le organizzazioni esistenti che condividono i nostri obiettivi, stabilendo legami tra loro
- a indicare le risorse che ogni organizzazione può condividere con le altre o può mettere a loro disposizione;
- a sottolineare le azioni locali o nazionali che hanno bisogno di un aiuto internazionale;
- a presentare le diverse forme di azione che possono essere efficaci;
- a organizzare iniziative di rilievo europeo.

4. Come fare

4.0 – Tre direzioni di lavoro possono essere perseguite in parallelo: l’importante è decider chi si fa carico di ciascuna di esse e chi collabora.

4.1 – Costituire un coordinamento efficace per un lavoro che possa continuare nel tempo; abbiamo deciso in proposito di:
- costituire subito un forum permanente, utilizzando il sito web ESF e connettervi tutte le risorse informatiche disponibili; una mailing list, da realizzare nell’immediato, sarà aggiornata sistematicamente;
- organizzare, nel giro di sei mesi, un laboratorio che abbia come obiettivo di fare un bilancio delle attività messe in comune e di definire una strategia più globale (progettare e realizzare la città quale la vogliamo).

4.2 – Ampliare il numero delle persone, delle associazioni, dei gruppi che condividono i nostri obiettivi. Ci impegniamo, a questo proposito, ad organizzare in tutte le città d’Europa in cui sarà possibile farlo una settimana di dibattiti sui nostri temi, in accordo e collegamento con le iniziative già lanciate dalla International Alliance of Inhabitants, con No Vox International e con Habitat International Coalition. Proponiamo anche che il 24, 25 e 26 novembre, giorni dell’incontro informale dei ministri europei per la casa e la città a Marsiglia, sia un giorno di mobilitazione in ogni paese.

4.3 – Organizzare la presenza dei nostri temi, analisi, denunce, iniziative sulla stampa internazionale e negli eventi internazionali.

Malmoe, 20 settembre 2008





CONCLUSIONS



Towards a forum for the right to the city

1. The city in the midst of neoliberalism

1.1 – Analysis confirms that in Europe (from Eastern to Central and in the West, from North to South), neoliberalism is having the same effects on cities and living conditions everywhere. Segregation, gentrification, destruction of common heritage sites and popular quarters, privatization of public land, and economical exploitation of cultural heritage are on the rise daily. The victories of the Welfare State in the city are back in doubt: for example, the right to housing and to free public health and childcare services. The situation of low-income households is getting worse.

1.2 – Work is fragmented, precarious and scarce. Rights won thanks to two centuries’ worth of militating laborers are denied, salaries are going down: laborers in the East and South are being played off against each other while prices are set by the wealthy. Work is becoming more and more of a variable completely subordinate to the production of riches for the richest.

1.3 – For neoliberalism, cities are merchandise; their citizens-users, consumers. Political rights are losing their strength; propaganda from high up has replaced participation. The right to free speech is threatened, as is access to information. The fate of a city is determined by the strength of economical globalization. Urban areas are scattered with implants of global economy: home offices of major companies, hotels, congress centres, international banks; these holdings of the world economy make an autonomous and dominant “city within a city”.

2. A few principles

2.1 An holistic view is essential. Neoliberalism is forcing itself on all of society and the city. The various issues of the urban condition (evictions, segregation, gentrification, privatization, etc.) are different facets of the same strategy. The whole of the city must be involved if it is to escape the fate that neoliberalism seeks to impose upon it.

2.2 – A city is not a consumable good: a city is common property. The city we want takes into consideration the needs and demands of all its citizens, starting with the weakest. We must be able to offer housing at an affordable rent for every income. We must be able to guarantee everyone comfortable access to workplaces and public services. These should be available to every inhabitant, regardless of income, origin, culture, age, social class, religion, or political leanings.

2.3 – The policy of a city is the responsibility of its inhabitants. The city, as we envision it, is a place of true democracy, not only representative but associative. The networks of people and of associations that make up the socio-spatial web of the city must be built around the municipal power. Urban development comes first. It must create the city: a space the citizens can identify with, as well as a sytem of distribution of advantages to those most in need. The residents of disadvantaged neighbourhoods are those who have the most right to the most advanced equipment, the largest public areas, and the greatest effort to improve housing conditions. The city must be conceptualized and thought out with the good of the majority in mind, as opposed to the present urban logic: that by which the city is seized by the wealthiest and most resourceful.

2.4 – In the city, the demands of urban living and work find common ground. The city should be the place where an alternative to neoliberalism can be tested and practiced: an economy which doesn’t waste resources, which can distinguish necessary goods from those imposed by producers, which promotes local produce, which values those applications of work necessary to personal growth, and to increasing the ability to understand, participate, and enjoy.

3. What must be done?

3.1 In all European cities movements are fighting against eviction of inhabitants from their homes and neighborhood against privatization of land and public services and for their further development, as well as against the destruction and commercialization of urban heritage sites. That is the starting point: these organizations should be united and share goals and means, as well as be aware of the difficulty of the issues and links with all facets of the neoliberalstrategy.

3.2 The goal of all concrete actions of our associations is to resist eviction from homes, public spaces, central neighbourhoods, and work, and to win citizens’ rights for all inhabitants.

3.3 However, at the same time, we wish to work to reveal the links between the parts and the whole. Our attention is fixed on the local to the national and the global, from the sectorial to the general. The neoliberal strategy operates on different scales: it is therefore imperative to be able to combat it on all scales.

3.4 To begin with, we plan to (and we invite all others to join in that goal):
- introduce the organizations and networks that share our aims, to each other, to facilitate cooperation and participation between them;
- indicate the resources each can share with the others and make these resources available to all;
- highlight the local or national actions that would be in need of international assistance;
- present different forms of action which could be effective;
- organize pan-European initiatives.

4. How to do it?

4.0 - Three directions can be taken at once: the important thing is to decide who should head each and who should collaborate.

4.1 – Begin an effective effort that can continue indefinitely:
- a permanent forum on the ESF site which will list all available computer resources; a mailing list, to be assembled immediately, will be updated systematically;
- in 6 months, a workshop will take place to evaluate common activities and to decide on a global strategy (conceptualize and create cities as we imagine them).

4.2 – Increase the number of people, associatons, and groups that share our aims. We take it upon ourselves, in that regard, to organize in all European cities where it will prove possible, a week of debates on our themes, in accord and communication with all initatives already started by the IAI, with No Vox International and with HIC. We suggest as well that the 24, 25 or 26 of November be a day of mobilization in every country (these are the days of the informal meeting between the European ministers of housing in Marseilles.

4.4 – Arrange the mention of our themes, analyses, claims, and ventures in the international press and at international events.

Malmoe, September 20th 2008

DOCUMENT CONCLUSIF

Vers un forum pour le droit à la ville

1. La ville dans le néoliberalisme

1.1 - L’analyse confirme qu’en Europe (de l’Est au Centre et à l’Ouest, du Nord au Sud), le néoliberalisme est en train de produire partout les mêmes effets sur la ville et sur les conditions d’habitat. La ségregation, la gentrification, la destruction des patrimoines communs et des quartiers populaires, la privatisation des espaces publics, l’exploitation économique de l’héritage s’accroissent de jour en jour. Les conquêtes de l’Etat providence dans la ville sont mises en doute: c’est le cas du droit au logement, de la gratuité des services publics de la petite enfance et de santé par exemple. La situation des ménages aux plus faibles revenus empire.

1.3 – Le travail est parcellisé, précarisé, déraciné. Les droits conquis au cours des deux siècles de luttes ouvrières sont niés, les salaires baissent: on joue la concurrence de la main d’oeuvre de l’Est et du Sud du monde tandis que les prix des marchandises sont fixés par les riches. Le travail est en train de devenir – et ce, de plus en plus - une variable totalement subordonnée à la production de richesse pour les plus riches.

1.2 - Pour le néoliberalisme, la ville est une marchandise, les citoyens-usagers sont devenus des clients-consommateurs. Les droits politiques s’affaiblissent ; à la place de la participation, c’est la propagande par le haut. Le droit de critique est menacé autant que l’accès à l’information. Le destin de la ville est décidé par le pouvoir de la globalisation économique. L’espace urbain est parsemé d’implantations de l’économie mondiale: sièges de grandes entreprises, complexes hôteliers, centres de congrès, banques internationales; ces fiefs de l’économie-monde forment une ville-dans-la-ville, autonome et dominatrice.



2. Quelques principes

2.1 Une vision holistique des problèmes s’impose. Le néoliberalisme impose sa stratégie à l’ensemble de la société et de la ville. Les différentes questions de la condition urbaine (expulsion, ségrégation, gentrification, privatisation etc.) sont les différents aspects d’une même stratégie. Le champ de réflexion et d’action d’une stratégie voulant affranchir la ville du destin que le néoliberalisme lui prépare doit être l’ensemble de la ville.

2.2 La ville n’est pas une marchandise: la ville est un bien commun. La ville que nous voulons part des exigences et des besoins de tous les habitants, à partir des plus faibles. Nous devons pouvoir assurer à tous un logement à un loyer à la mesure de son revenu. Nous devons pouvoir garantir à tous une accessibilité confortable aux lieux du travail et aux services communs. Ceux-ci sont ouverts à tous les habitants, quels que soient leur revenu, leur origine, leur culture, leur âge, leur condition sociale, leur religion, leur appartenence politique.

2.3 – La politique de la ville relève de la responsabilité des citoyens. La ville, telle que nous la voulons, est le lieu d’une réelle démocratie non seulement représentative mais aussi associative. C’est autour du pouvoir municipal que doivent se tisser les réseaux de personnes et d’associations qui forment la trame socio-spatiale de la cité. L’urbanisme et l’aménagement prennent la première place. Ils sont en charge de produire la ville: l’espace auquel s’identifient les citoyens en même temps que le système d’attribution d’avantages à ceux qui en ont le besoin le plus évident. Les ressortissants des quartiers les plus défavorisés sont ceux qui peuvent prétendre à l’équipement le plus perfectionné, aux espaces publics le plus largement dimensionnés, à l’effort le plus intense en matière d’amélioration des logements. La ville est à penser et à organiser pour le bien du plus grand nombre, à contre courant de la logique urbaine que l’on nous présente comme naturelle: celle de l’accaparement de la ville par les mieux nantis ou les plus débrouillards.

2.4 Dans la ville les exigences de l’urbanité et les exigences du travail trouvent un terrain d’entente. La ville doit être le lieu où l’on expérimente et où l’on pratique les possibilités d’une économie alternative à celle du néolibéralisme: une économie qui abandonne le gaspillage des ressources, qui sache distinguer entre les consommations nécessaires au bien-être des personnes et celles imposées par les producteurs, qui sache promouvoir l’usage des produits du marché local, qui valorise les applications du travail aux fonctions nécessaires à l’épanouissement des personnalités, à l’accroissement de la capacité de comprendre, de participer, de jouir.



3. Que faire ?

3.1 Dans toutes les villes d’Europe agissent des mouvements qui luttent contre l’expulsion des habitants du logement et du quartier où ils vivent, contre la privatisation des espaces et des services publics et pour leur développement, contre la destruction et la commercialisation du patrimoine urbain. C’est là un point de départ: il faut relier ces mouvements, prendre conscience de l’épaisseur des questions et des liaisons avec tous les autre aspects de la stratégie néolibérale, partager objectifs et outils.

3.2 Le but des actions concrètes que nos associations engagent, et auxquelles nous invitons d’autres associations, structures, groupes, experts et citoyens à se joindre, est celui de combattre, dans l’immédiat, les expulsions des logements, des espaces publics, des quartiers centraux, du travail, et de conquérir pour tous les habitants les droits de citoyens.

3.3 Mais en même temps nous nous proposons de travailler pour dévoiler les connections entre les parties et le tout. Notre attention doit aller du local au national et au global, du sectoriel au général. La stratégie du néoliberalisme se situe à différentes échelles: il faut donc se donner les moyes d’utiliser toutes les échelles où se situe la stratégie qu’on veut combattre.

3.4 Pour commencer, nous nous engageons (et nous appelons les autres à le faire):
- à présenter les réseaux et les organisations qui partagent nos objectifs, à faciliter le développement de liens entre eux;
- à indiquer les ressources que chaque organisation peut partager avec les autres et mettre à la disposition de tous;
- à souligner les actions locales ou nationales qui ont besoin d’une aide internationale;
- à presenter les différentes formes d’action qui peuvent être efficaces ;
- à organiser des initiatives d’envergure européenne.



4. Comment faire ?

4.0 – Trois directions de travail peuvent être poursuivies en parallèle: l’important est de décider qui prend en charge chacune d’elles et qui y collabore.

4.1 – Mettre en place un travail efficace qui puisse continuer dans le temps: nous décidons de :
- constituer tout de suite un forum permanent qui utilise le site ESF et y inscrive toutes les ressources informatiques disponibles ; une mailing list, à réaliser dans l’immédiat, sera systématiquement mise à jour;
- organiser, dans six mois, un atelier qui ait pour but de faire le bilan des activités mises en commun et de définir une stratégie plus globale (projeter et réaliser la ville telle que nous la voulons).

4.2 – Elargir le nombre de personnes, d’associations, de groupes qui partagent nos objectifs. Nous nous engageons, à ce propos, à organiser, dans toutes les villes d’Europes où cela sera possible, une semaine de débats sur nos thèmes, en accord et en liaison avec les initiatives déjà lancées par l’Alliance internationale des habitants, avec No Vox International et avec HIC. Nous proposons également que les 24, 25 ou 26 novembre, jours de la rencontre informelle des ministres européens du logement et de la ville à Marseille, soit un jour de mobilisation dans chaque pays.

4.3 – Organiser la présence de nos thèmes, analyses, revendications, initiatives dans la presse internationale et dans les événements internationaux.

Malmoe, 20 septembre 2008

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