Pompei, Campania, Italia
Eddyburg
Negli articoli dai giornali del 5 e 6 luglio 2008, il triste presente e l'ambiguo futuro del nostro passato più famoso (m.p.g.)

Pompei il crepuscolo delle rovine
Patrizia Capua – la repubblica, ed. Napoli, 6 luglio 2008 (m.p.g.)

Primo giorno dell'emergenza. Nella Città degli scavi posta sotto tutela dal governo, la sola novità ieri è stata una disinfestazione negli uffici deserti della direzione, programmata da tempo. Mercoledì prossimo il ministro Bondi firmerà l'ordinanza con la nomina del commissario. Esce di scena, così pare, il prefetto Mario Mori, chiamato come capo di gabinetto del sindaco di Roma, Alemanno. Un commissario, approva il critico d'arte Vittorio Sgarbi, neo-sindaco della cittadina di Salemi: «Bisogna salvare il sito archeologico. L'ho detto recentemente al ministro. Servono interventi necessari e urgenti per impedire che la mancanza di tutela e di controllo distrugga questi luoghi».
«Sarebbero 95 euro, ma vi faccio lo sconto: cinquanta, che ne dite, eh?». Guide a caccia di turisti a Porta Marina Inferiore. Il "patentino" rilasciato dalla Regione Campania bene in vista sul petto. Se li accaparranno, e li portano in giro, a volte, come fossero un bagaglio personale. Turisti in balìa delle guide. In questo posto unico al mondo, straordinario e potente, non c'è un tariffario esposto all'ingresso, un presidio che garantisca il visitatore, controlli accurati.
Come districarsi? Il giro della città romana, con l'accompagnatore a pagamento, dura in media due ore, meno e non più. Pompei è una città grandissima, pochi ne hanno consapevolezza prima di addentrarsi. «Il turista arriva qui disarmato, pieno di fiducia, esposto a tante variabili e qualche sorpresa», dice una guida "fuori del coro", «per alcuni Pompei è una miniera di affari. Un esempio frequente: la guida entra con due persone, e poi fa "trombetta", come si dice in gergo, strada facendo raccatta visitatori disorientati. A dieci euro ciascuno, in una giornata il guadagno di 500, 600 euro è assicurato». Abusi. Capita che a metà del giro, mollino il gruppo dicendo: l'uscita è quella. I turisti per lo più si accontentano, si lasciano portare fiduciosi. Ogni tanto qualcuno si ribella, denuncia e finisce in lite, come testimoniano le denunce al posto di polizia. «Ci sono organizzazioni illegali», tuona l'assessore regionale Velardi, «che agiscono in modo paracamorristico».
Inefficienze e limiti. La Casa di Trittolemo è chiusa per restauro, così la casa di Romolo e Remo. Sul cartello è indicata la data di chiusura dei lavori: l'altroieri. Area chiusa per "caduta pietre" nel vicolo degli Augustali, puntelli arrugginiti dal terremoto del 1980. In fondo a via della Fortuna, lastricata come tutte di pietre di basalto, c'è la Casa di Marco Lucrezio Frontone, cantiere chiuso due mesi fa e non ancora aperta al pubblico, come le case di Obelio Firmo, restaurata con i Por, di Cecilio Giocondo, di Trebio Valente, dei Quattro stili. La folla si assiepa ai cancelli dei Granai, museo all'aperto, con due telecamere puntate all'interno. Calchi originali, anfore, un'arca, le sagome dei fuggiaschi, una statua funeraria trovata nella necropoli di Ercolano. In lontananza l'isola di Capri, la brezza di mare soffia tra i vicoli e fa scordare l'arsura. «Ci vorrebbero migliaia di interventi» commenta Ciro Mariano, storico custode, alle Terme del Foro, dove i turisti vengono accolti dai cani randagi che spadroneggiano tra le rovine. Nel Foro la folgorazione, l'incontro con il Vesuvio ritagliato sullo sfondo. Mette in pace gli animi. A dispetto di lucchetti e transenne.
«Il commissario è quello che mette in moto tutto. Precondizione per il ripristino della legalità, sicurezza, agibilità», dice l'assessore Velardi, «prima di passare a un progetto di cambiamento». Piano che, spiega, riguarda Pompei e tutta Stabia, con un accordo di programma magari da fare insieme con la Tess. Un vero programma di sviluppo dell'area: dentro gli Scavi e fuori di essi, per offrire accoglienza ai turisti. «Con un progressivo ingresso del privato e del mercato». Tra Scavi e Santuario, Pompei ha quattro milioni di visitatori l'anno.
Si occuperà di Pompei anche la senatrice del Pdl, Diana De Feo, componente della commissione Beni culturali, moglie di Emilio Fede. «Dalla Comunità europea arriveranno per la Campania 900 milioni di euro per gestire l'arte e la cultura. Il sovrintendente Giovanni Guzzo ha lasciato languire nella casse milioni destinati a Pompei. È ora di voltare pagina, anche politicamente».

Pompei sempre più in rovina: arriva il commissario
Stefano Miliani – l'Unità, 5 luglio 2008

L'unico bar chiuso, problemi alle fogne, case restaurate ma alcune non visitabili perché mancano i custodi oppure perché pochi sorveglianti, rappresentati da sindacati minori (una sigla pesa solo qui), possono bloccare molto, incuria e degrado costanti e di lunga data, un anno fa una colonna crollata e fu un avvertimento, non il vento. Per questo il sito archeologico di Pompei viene commissariato. Per un anno almeno. Su proposta del ministro dei beni culturali Sandro Bondi accolta in pieno ieri dal consiglio dei ministri. Questo mentre, denuncia la Uil, grazie al decreto legge 112 Brunetta-Tremonti il ministero vede dimezzare la dotazione finanziaria 2008 (a 279 milioni di euro) e nel triennio 2009-11 subirà «tagli vicini al miliardo». Un disastro.
Il provvedimento su Pompei incontra il plauso dell'assessore campano al turismo Velardi, Pd («Decisione coraggiosa, mi sono preso rimbrotti quando ho indicato la necessità di un cambio radicale nella gestione del sito»), e del sindaco Claudio D'Alessio, Margherita, il quale rimprovera alla soprintendenza un totale «rifiuto» alle sue proposte di collaborazione. Il commissario sarà nominato a giorni e dovrà risistemare la gestione amministrativa e l’ordine pubblico del sito. Un provvedimento senza precedenti per un luogo culturale, tanto più clamoroso perché riguarda il «museo a cielo aperto» statale più visitato del nostro paese con 2 milioni e mezzo di ingressi l'anno, benché nei primi sei mesi del 2008 siano scesi a 1 milione 243mila rispetto al milione 424mila del primo semestre 2007, causa la non proprio invitante pubblicità nel mondo del caso-rifiuti. Eppure la rete di abitazioni romane, di vie in pietra, di resti di templi e anfiteatro soffre anche per i tanti turisti: l’ingresso costa 11 euro, il giro di soldi intorno alla città distrutta dal Vesuvio nel 79 d.C., dove pullulano bancarelle e vendita abusiva di guide, fa gola anche alla criminalità organizzata.
«Ferme restando le competenze in materia di tutela del soprintendente Guzzo, avrà compiti in materia di ordine, sicurezza pubblica e controllo sull'attività amministrativa», recita una nota del ministero. Che così vuole «proteggere» Guzzo, archeologo tra i più competenti in circolazione, al quale Bondi rinnova piena fiducia. Il soprintendente si rallegra della decisione, da sempre denuncia problemi, e però viene «commissariato». Va spiegato che Pompei ha una struttura particolare: è una soprintendenza autonoma con 20 milioni d’incasso l’anno e ha, o dovrebbe avere perché così aveva stabilito a suo tempo Veltroni quando era ministro, un city manager. Un amministratore per gli aspetti amministrativi qui più complicati che altrove (si parlò anche di ingressi non sempre regolari). Quello nominato da Veltroni, Gherpelli, funzionò bene e risolse diversi problemini. Poi arrivarono, voluti da Urbani, il generale dell’aeronautica Lombardi e Crimaco, e funzionò meno bene: i rapporti con il soprintendente non sono stati idilliaci (così come non lo sono stati con l’archeologo De Simone, scelto da Rutelli nel 2007, durato un soffio e contestato da Guzzo) e senza un’intesa ai vertici non si procede. «Mi auguro che il commissario non sarà un mero ragioniere, serve una gestione ordinaria, nelle casse giacciono 70 milioni di euro inutilizzati», denuncia il presidente dell’Osservatorio campano sul patrimonio culturale Antonio Irlando.

"Stato d'emergenza per gli Scavi di Pompei"
Patrizia Capua – la repubblica, 5 luglio 2008

Un commissario straordinario per Pompei, basta con l'incuria e il degrado. Il governo annuncia lo stato di emergenza per la Città degli scavi, il sito archeologico più visitato al mondo. Per una situazione che «definire intollerabile è poco». Un provvedimento, spiega il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, che è «un atto d'amore nei confronti della cultura». Arriverà un commissario straordinario, precisa il ministero, che dovrà occuparsi dei conti, ma anche dell'ordine pubblico e della sicurezza.
Chi sarà non è ancora deciso, anche se nel dicastero di via del Collegio Romano circola il nome del prefetto Mario Mori. «Decideremo in settimana», taglia corto Bondi, e sarà una decisione, spiega, presa di concerto con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il sottosegretario all'emergenza rifiuti Guido Bertolaso. Nessun commissariamento per il soprintendente archeologico Pietro Guzzo, assicura, che rimane responsabile della tutela e le cui competenze non vengono toccate. «Mi ha assicurato che collaborerà con il commissario». Da Pompei, Guzzo conferma: «Mi sento rafforzato e grato». Ma dietro le quinte sono in molti a leggere in questa decisione del governo un giudizio non proprio positivo dell'operato del soprintendente. Dai sindacati al sindaco di Pompei, Claudio D'Alessio, del Pd, che sottolinea «la pervicace volontà della soprintendenza nel rifiuto di qualsiasi collaborazione utile nella complessa azione della valorizzazione del patrimonio culturale presente nel territorio cittadino». Nella cerchia dei collaboratori più vicini a Guzzo, invece, la decisione suscita preoccupazione e sdegno: «È un'ingiustizia, qui lavoriamo per sopperire alle mancanze del ministero, che non integra il personale che va in pensione e della Regione Campania, che promette soldi per le aperture straordinarie e non mantiene». E azzardano: «C'è un disegno che va verso la privatizzazione. Pompei fa gola, ci sono grossi interessi, specie da quando la sovrintendenza è stata unificata a quella di Napoli. Guzzo sta facendo uno sforzo enorme per ripristinare anche la legalità».
Con il commissariamento, i riflettori si accendono ancora sull'incuria, l'inefficienza, il degrado nell'area della città romana, un'estensione di 66 ettari di cui 44 già riportati alla luce e 22 ancora da scavare. L'emergenza sono i servizi igienici insufficienti e mal tenuti, come scrivono i turisti nel libro blu dei reclami all'ufficio informazioni. Protestano perché le audio guide non funzionano, non ci sono le mappe per visitare il sito, mancano i custodi, non c'è il posto di guardia medica, e troppi cani randagi che invadono il percorso dei visitatori. «Quello che fa più arrabbiare i turisti», dice Mattia Buondonno, che ha guidato i Clinton a spasso tra le rovine, «è trovare i cancelli chiusi delle più belle case di Pompei». L'ultima casa aperta, dopo il restauro, è quella dei Ceii, una conquista di maggio. Chi arriva in questi giorni, in maggioranza turisti spagnoli e russi, trova chiusa per restauro la Casa dei Vettii, nel Foro, l'edificio di Eumachia, dove c'era il mercato della lana. Lavori di iniezioni di cemento sul tetto pericolante, nel Macellum, che conserva le teche con i calchi dei fuggiaschi in cerca di salvezza dall'eruzione. Chiusa, ma visitabile con prenotazione on line la Casa degli Amorini Dorati. Restano sempre aperte al pubblico le case del Fauno, della Caccia antica, della Fontana piccola, le Terme, gli edifici del grandioso Foro, il piccolo e il grande teatro, Villa dei misteri.

Velardi applaude la decisione di Roma: "Una vittoria, ora apriamo ai privati"
Ottavio Lucarelli -la repubblica, ed. Napoli, 5 luglio 2008

«Una decisione importante da parte del governo. Una decisione coraggiosa, un aiuto per lo sviluppo dell'area archeologica. Direi anche una mia vittoria, che ora apre la strada all'ingresso dei privati nella gestione». Esulta Claudio Velardi, assessore regionale del Partito democratico con delega al turismo che del caso Pompei in pochi mesi ne ha fatto una crociata.
Esulta e non dimentica i suoi nemici: «Ho incassato molti rimbrotti per le mie idee quando ho indicato la necessità di un cambio di rotta radicale nella gestione di uno dei siti archeologici più importanti del mondo. Mi hanno attaccato, c'è chi ha ironizzato, qualcuno mi ha preso per matto. Bacchettoni di ogni genere sono scesi in campo per difendere una situazione insostenibile fatta di sciatterie, corporativismi, piccole e grandi illegalità».
Esulta Velardi. E accusa i «bacchettoni di ogni genere» riferendosi soprattutto a professori e opinionisti che su diversi giornali lo hanno attaccato a ripetizione: «Il governo ha preso una decisione importante e coraggiosa proclamando lo stato d'emergenza nell'area e scegliendo di intervenire seriamente in difesa della legalità e del decoro di Pompei. Ma non solo. Con questa scelta si gettano anche le basi per una gestione innovativa e moderna del sito».
Intesa Governo-Regione che, del resto, è indicata esplicitamente nel comunicato ufficiale di Palazzo Chigi dove si legge: «Il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza nell'area archeologica di Pompei (come richiesto dal ministro per i beni culturali Sandro Bondi, dal prefetto e dalla Regione) per intervenire con mezzi e poteri straordinari in difesa dell'immenso patrimonio artistico, minacciato da crescenti e gravi criticità».
«Ad un'azione indispensabile di ripristino della civiltà - conclude l'assessore Velardi che ha commentato la vicenda sul suo blog battezzato "Mission impossible" - dovrà poi seguire un grande progetto di sviluppo in cui coinvolgere importanti risorse pubbliche e private, italiane e internazionali. Se si lavorerà bene insieme sarà possibile fare di Pompei in pochi anni un sito in grado di accogliere degnamente milioni di turisti con informazioni adeguate, servizi efficienti, percorsi fruibili. Per l'intera area che va da Pompei a Stabia si presenta una grande occasione di crescita e sviluppo del turismo. Non ce la dobbiamo fare sfuggire. Istituzioni centrali e periferiche, imprenditori, operatori turistici».
Spazio ai privati, dunque. Claudio Velardi rilancia e Gianni Lettieri, presidente degli industriali napoletani, raccoglie l'assist: «Sono d'accordo con l'assessore. Se Pompei, in queste condizioni, è uno dei siti più visitati al mondo, figuriamoci cosa si potrebbe fare coinvolgendo i privati. Sono d'accordo con Velardi. È evidente che con i privati la gestione degli Scavi funzionerebbe molto meglio e io credo che a Pompei ci siano tutti i presupposti per questo passo in avanti. Un discorso che, ovviamente, vale per l'archeologia così come per tanti altri campi dell'economia».
Il governo di destra dichiara lo stato di emergenza e non solo l'assessore regionale Velardi ma anche il sindaco di Pompei Claudio D'Alessio, esponente del Partito democratico di area Margherita, approva la decisione presa dal Consiglio dei ministri: «Il degrado dell'area archeologica di Pompei è di tale evidenza da giustificare un provvedimento mai adottato nella storia d'Italia quale la dichiarazione dello stato di emergenza. Sulla deprecabile situazione dell'area archeologica, del resto, la nostra amministrazione comunale ha più volte espresso da tempo una posizione critica, sottolineando la pervicace volontà della Sovrintendenza nel rifiuto di qualsiasi collaborazione utile a valorizzare il patrimonio culturale del territorio cittadino».
Secondo il sindaco Claudio D'Alessio «Il degrado degli Scavi incide negativamente anche sull'aspetto della città moderna, come dimostrano i lavori senza fine lungo il margine meridionale della città antica con l'ingombro di impalcature lungo i marciapiedi di via Plinio, estesi fino a piazza Anfiteatro, da dove si ammirano gli ingombranti volumi di costruzioni moderne edificate sul suolo archeologico, immediatamente a ridosso delle antiche mura». Per non parlare della «carenza dei servizi minimi essenziali, quali punti di accoglienza e di ristoro».
Un luogo che comunque, tra degrado e assenza di servizi minimi essenziali, continua ad avere un richiamo fortissimo. Pompei, nonostante un calo dovuto all'emergenza rifiuti che ha penalizzato tutta la Campania, resta infatti il primo sito al mondo per numero di visitatori.
Un'area in cui ha lavorato a lungo il giornalista Luigi Necco, amministratore dal 2002 al 2006 dell'azienda di Soggiorno e turismo di Pompei, che è però molto scettico sulle reali possibilità di ripresa legate alla decisione del Consiglio dei ministri: «Non credo che questa decisione del governo vada verso la privatizzazione della gestione degli Scavi e, a mio parere, l'assessore Velardi in queste ore esprime solo la gioia che il presidente della Regione Antonio Bassolino gli ha detto di esprimere. Il punto è che il male di Pompei è negli Scavi ma non si esaurisce negli Scavi. I nomi dei custodi di Pompei, quelli che non aprono i cancelli ai turisti, che non tutelano il sito e fanno ammucchiare torme di cani selvaggi anche per disturbare gli spettacoli notturni, sono gli stessi nomi dei bancarellari che serrano in una morsa gli Scavi e che strozzano il turismo».
Luigi Necco rispolvera quindi un piano di sviluppo per rilanciare Scavi e turismo. Un piano messo a punto negli anni scorsi e mai decollato: «Stavamo per avviare un grande progetto con un palazzo messo a disposizione dalla Curia e con fondi delle Regione stanziati dall'ex assessore Marco Di Lello per realizzare il grande Museo di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplonti che, con 15 milioni di euro, avrebbe fatto compiere un salto di qualità enorme all'intera area. In più, puntavamo a trasformare in hotel a cinque stelle il "Seminario" e l´albergo "Rosario" chiuso ormai da decenni e di proprietà della Curia che era d'accordo. Tutto sembrava pronto, poi dalla sera alla mattina fui mandato a Napoli in un'altra azienda, un'azienda di turismo carica di debiti e quel progetto svanì»

Stato d'emergenza a Pompei: un commissario per gli scavi
Alessandra Arachi - Corriere della Sera, 5 luglio 2008

Il provvedimento di Palazzo Chigi ieri è stato un decreto, espresso: dichiarazione dello stato di emergenza per gli scavi di Pompei. Non era mai successo. Che un governo italiano trattasse un sito archeologico come fosse uno tsunami. «Ma non si poteva più tollerare oltre la situazione di degrado di un bene incommensurabile come quello di Pompei», garantisce Sandro Bondi, ministro per i Beni Culturali. Che ha persino faticato a credere a quanto scritto e documentato proprio sulle pagine del Corriere, qualche giorno fa.
«Sono grato alla denuncia del Corriere sullo stato deprimente in cui versano le rovine », dice Bondi, spiegando che ieri mattina il provvedimento dello stato di emergenza per gli scavi archeologici di Pompei non ha avuto soltanto l'unanimità del Consiglio dei ministri: «È stata un'approvazione entusiastica ».
Incuria, degrado, furti, sfregi, danneggiamenti: bisogna girarli gli scavi di Pompei per crederci e capire. Un patrimonio dell'Umanità (e dell'Unesco) che il mondo ci invidia, sta andando alla deriva come una zatterina in preda al maremoto. Ed ecco lo stato di emergenza: durerà per un anno. Ecco l'arrivo di un commissario straordinario. Sarà nominato mercoledì prossimo dal ministro Bondi, insieme con i sottosegretari alla presidenza Gianni Letta e Guido Bertolaso, con un decreto che ne preciserà anche le competenze.
Il nome che è più circolato in questi giorni è quello del prefetto Mario Mori, ex capo dei Ros e del Sisde. «Vogliamo una personalità autorevole che abbia poteri di emergenza concreti, reali», dice il ministro Bondi. E spiega: «Il commissario dovrà occuparsi della gestione e dell'amministrazione. Ma anche, e soprattutto, delle questioni legate all'ordine pubblico e alla sicurezza. Verranno impiegate le forze dell'ordine per tutelare l'intera area. Ci sono anche le mani della criminalità organizzata sopra gli scavi di Pompei».
Quarantaquattro ettari di scavi e altri ventidue ettari di beni archeologici mai portati alla luce che oggi sono in balìa dei tombaroli. Ma non solo: sopra quei 22 ettari mai scavati di Pompei, negli anni, si sono accumulate discariche abusive e, in più, sono state costruite le serre di contadini che con acqua e concimi potrebbero aver definitivamente deteriorato il patrimonio rimasto ancora sotto terra.
«Questo commissariamento è stato concordato con la Regione Campania, con Antonio Bassolino, con il quale c'è assoluta condivisione», garantisce il ministro dei Beni Culturali. E aggiunge: «Ho anche telefonato al soprintendente Giovanni Guzzo, al quale va la mia stima personale e che rimarrà a Pompei a ricoprire il suo ruolo, quello di archeologo». Convenevoli a parte, il ministro Bondi è molto molto deciso: «Voglio lavorare su Pompei come il presidente Berlusconi sta lavorando su Napoli».
Non mancano certo le cose da fare. E anche, o soprattutto, le cose da capire. Come quei 70 milioni di euro nel bilancio degli scavi: come mai non sono stati mai spesi? Ce ne erano altri 30 di milioni di euro: nel 2006 l'allora ministro ai Beni Culturali Buttiglione decise di riprenderli indietro, chissà se infastidito dagli sperperi.
Ma adesso si cambia registro. L'attuale titolare dei Beni Culturali non ha dubbi: «Questo grande interesse del governo su Pompei deve servire a dirottare sulle rovine tutte le risorse possibili. Quelle private, innanzitutto, anche straniere. Per questo andrò io, di persona: il prossimo 18 luglio sarò alle rovine di Pompei insieme con il nuovo commissario straordinario».
Anche Claudio Velardi, assessore regionale al Turismo, aveva pensato di aprire gli scavi di Pompei ai privati. E dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno aveva annunciato di aver già preso contatti con colossal come Google e Microsoft per sponsorizzazioni e partnership.
Non c'è molto tempo da perdere: tra le rovine di una delle Sette meraviglie del mondo se ne è già perso fin troppo. Basti pensare ai trent'anni che non sono stati sufficienti per ultimare i restauri dell'Antiquarium, il museo. O ai ventuno trascorsi senza che venissero conclusi gli ultimi scavi fatti a Pompei, quelli della Casa dei Casti Amanti.
Tutto questo è bastato a Roman Polanski per fuggire a gambe levate dalle rovine. Con un paradosso davvero triste: il suo film su Pompei, il regista lo sta girando in Spagna.

Pompei, Bondi benedice la «rivoluzione»
Intervista di Carlo Franco all'assessore Velardi Corriere del Mezzogiorno, ed. Napoli, 5 luglio 2008

Assessore Velardi, vuole darci il nome del Commissario di Pompei?
«Non scherziamo, nessuno è in grado di farlo».
Neanche lei?
«Io posso dire solo che si tratterà di un Prefetto».
È già molto, basta a far partire la caccia al reggente. La fantasia galoppa: garantisce Claudio Velardi, l'assessore con la maglietta. Il piglio con il quale risponde al cronista è quello dei giorni migliori: «Questo, dice, non è che l'inizio, la precondizione, faremo pulizia della gestione ordinaria, metteremo ordine nei conti, poi preparemo l'ingresso dei privati e il vero salto di qualità».
L'annuncio del commissariamento di Pompei segue i tempi della «rivoluzione » anticipata al nostro giornale dal responsabile regionale della politica turistica, ha provocato, insomma, uno sconquasso. Solo il Soprintendente Piero Guzzo conserva imperturbabile il suo aplomb e a chi gli chiede se si sente «commissariato » replica: «No, rafforzato perché finalmente potrò lavorare alla tutela del sito che è il vero lavoro di un archeologo, lontano dalle scartoffie». Tutti, a Roma e a Napoli, gli confermano la stima, ma i sindacati picchiano duro: Gianfranco Cerasoli, segretario generale della Uil, avanza dubbi sulla gestione Guzzo e sulla stessa strada si pone l'Unsal che chiede anche l'istituzione di una polizia di settore per salvare non solo Pompei ma anche Paestum, i siti dell'Etruria meridionale e del Palatino.
Ma torniamo a Velardi. L'assessore, che ha sentito il Governatore Bassolino ricevendo tutte le coperture del caso, ha nomi altisonanti da proporre. «Affideremo la gestione dei diritti d'immagine ad una azienda di carattere internazionale, la Pixar o la Warner Bros. Pompei deve diventare un laboratorio vivo, quando avremo ottenuto le giuste condizioni di sicurezza e di agibilità, i privati ci faranno fare il salto di qualità. Grandi eventi ma sempre dopo aver ottenuto garanzie sull'uso corretto del territorio e degli straordinari monumenti ospitati. C'è tanto da fare, compreso operazioni di marketing e di merchandising ».
La «pratica» cammina veloce. Mercoledì il Ministro Bondi s'incontrerà con Velardi per siglare un accordo istituzionale, sulla falsariga di quello stipulato con il sottosegretario al Turismo, Michela Brambilla.
In cosa consiste l'accordo?
«Stabiliremo le condizioni per strategie comuni che avranno come unico obiettivo quello di migliorare la produttività di Pompei gravemente offuscata».
È vero, chiediamo a bruciapelo, che esistono venti milioni di euro non spesi?
«Non lo so, risponde l'assessore, ma ne sarei felice perché significherebbe che avremmo anche i soldi per partire. Parliamo, invece, delle cose possibili, cioè dei passi che faremo. Dopo l'accordo con il Ministero incontreremo la Tess e i Comuni che gravitano su Pompei: dobbiamo procedere insieme, finora ognuno è andato per conto suo e i risultati si vedono».
Si dice anche che la Scabec, l'azienda regionale che gestisce alcuni siti museali, sarà della partita. Le risulta?
Breve pausa per riordinare le idee, poi la risposta: «Potrebbe occuparsi della gestione delle biglietterie che in questi anni è stata particolarmente carente e si è tirata addosso molte critiche».
Ha visto il Soprintendente Guzzo?
«No, ma non ce n'è bisogno, Guzzo sarà il garante culturale di tutta l'operazione».
Un'ultima informazione al limite del paradosso: la National Galleryof Art di Washington sta lavorando al lancio di una mostra sugli scavi che si inaugurerà ad ottobre. Servirà a rilanciare in America l'immagine di Pompei: speriamo che si arrivi in tempo.


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