Scritti per eddyburg
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Eddyburg
I giornali e la televisione si affannano a raccontare che l’affermazione dei pentastellati al Sud sarebbe derivata dalla loro promessa di adoperarsi per un reddito di cittadinanza, intendendo con questa espressione un reddito ottenuto senza lavorare. A noi sembra invece che... (segue)
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Ella Baffoni
Donna e città è l’argomento cui è dedicato anche quest'anno l’Eddytoriale dell’8 marzo. Ancora una volta non è scritto dal direttore di questo sito. Si apre con una poesia (di Luigia Rizzo Pagnin), che i frequentatori di questo sito già conosce, e che comunque ripubblichiamo qui sotto. E stata scritta quarant’anni fa. Abbiamo chiesto a Ella Baffoni (giornalista e scrittrice da sempre attenta commentatrice della condizione urbana) di commentare quel testo per aiutarci a capire come le cose fossero cambiate nei decenni.
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Alla vigilia del referendum sulla riforma della Costituzione è impossibile tacere di fronte alle evidenti lesioni dei diritti democratici degli italiani.
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A volte siamo sollecitati a scrivere da fatti o eventi che vanno al di là dei nostri immediati interessi professionali o culturali o politici: più che “al di là”, al fondo. Che incidono nello strato profondo di sentimenti, convinzioni, princìpi che costituiscono la matrice degli altri interessi, e che rende (o dovrebbe rendere) ciascuno di noi parte della medesima umanità
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Brexit, e i numerosi altri episodi di sfaldamento dell’Unione europea hanno tolto il velo che annebbiava la vista ai più: l’UE, e con essa l’idea stessa di Europa, è in crisi profonda, e forse irreversibile, anche perché non ha saputo o voluto fare i conti con quel fenomeno che chiamano Migrazioni (segue)
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Inseriamo questa volta come eddytoriale il contributo del direttore di
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L'altra Italia. Un turbine di idee, proposte, denunce, riflessioni, analisi, rabbie e speranze, critiche ed elogi si accavallano nei messaggi che, minuto per minuto, si inseguono e sovrappongono nella mailing list nella quale si esprime il popolo della lista “l’Altra Europa con Tsipras” All’esterno ne trapela pochissimo: quasi esclusivamente qualche gossip sui media della destra. Naturalmente, ciò che ne emerge è solo quel poco che può far allontanare l’opinione pubblico dalla realtà del tentativo posto in atto da quella proposta politica.
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Lo scandalo giudiziario esploso a Venezia va visto su tre versanti distinti, ciascuno preoccupante per la realtà che svela e impegnativo per le azioni che richiede ai diversi soggetti interessati: la
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Ho aderito alla proposta di Andrea Camilleri, Luciano Gallino, Paolo Flores d’Arcais, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale di promuovere una lista italiana per il Parlamento europeo, collegata alla candidatura di Alexis Tsipras a presidente dell’Unione europea. Ho anche accettato di entrare nella lista. Vorrei spiegarne ai lettori di eddyburg le ragioni, e la speranza che le sorregge. Articolerò il mio discorso in tre punti: l’Europa, la politica, il programma.
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Che bello se i giornalisti, in Italia, sapessero di che parlano affrontando temi più complessi di quelli della politique politicienne! Soprattutto quando hanno penna accattivante e godono credito nell’opinione pubblica. Mi riferisco all’articolo di Merlo su Repubblica del 4 luglio 2013, buona sintesi del pensiero corrente e dei luoghi comuni sull’argomento del giorno: l'abolizione della Provincia.
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La condanna di Silvio Berlusconi a 7 anni di reclusione e, soprattutto, all’interdizione dai pubblici uffici merita un valutazione immediata, almeno nel senso di proporre alcuni primi spunti di riflessione. Il primo è il seguente. Ancora una volta, come nel 1991, dobbiamo essere grati alla magistratura, per aver rivelato il vulnus alla concezione dello “stato di diritto” che la politica dei partiti aveva lasciato paurosamente degradare. E ancora una volta la magistratura ha ricordato agli italiani che, a partire dall’illuminismo e dalla rivoluzione borghese, il potere giurisdizionale è distinto da quelli legislativo ed esecutivo (la magistratura è autonoma rispetto alla politica, e viceversa)
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Tre gli obiettivi della “Costituente dei beni comuni”, secondo il suo promotore Stefano Rodotà: «formulare una nuova disciplina del diritto di proprietà, già in parte elaborata dalla Commissione nel 2007, provando a definire la categoria dei beni comuni e a superare così la categoria tradizionale della proprietà; perfezionare alcune proposte di legge sui beni comuni, il reddito, il testamento biologico, il territorio e la disciplina delle proposte di legge di iniziativa popolare; e istituire quella che con Gaetano Azzariti definiamo una “convenzione per la democrazia costituzionale” che dovrebbe contribuire a rafforzare, appunto, la nostra democrazia costituzionale». (il manifesto). Ci sembra che in questo quadro non possano avere un ruolo marginale due diritti: il “diritto alla città” e il “diritto al lavoro”. Su questi (e soprattutto sul primo, vogliamo in questa sede soffermarci
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Dimentichiamo per un attimo (ma è molto difficile) l’insieme della situazione politica. Limitiamoci al governo del territorio: la realtà che per noi è, insieme, habitat dell’uomo (il nuovo contesto della condizione urbana) e patrimonio delle civiltà. Due segnali molto preoccupanti, si sono aggiunti a quelli che degli ultimi trent’anni si susseguono: l’attribuzione a Maurizio Lupi dell’incarico per la componente hard dell’urbanistica, le infrastrutture, e l’eredità che il governo Napolitano-Monti lascia al governo Napolitano-Letta
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Edoardo Salzano
«La sinistra pare proprio aver perso la sua identità quando si tratta di ripensare alla città e all’urbanistica. Fra le tante componenti che la crisi delle ideologie ha ridotto in pezzi che non riescono a ricomporsi, vi è sicuramente l'idea di città, o almeno una sua declinazione davvero progressista, orientata al bene comune».
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