Laboratorio politico perUnaltracittà-Firenze. Un intellettuale collettivo e desiderante
Ilaria Agostini
perUnaltracittà si presenta: un intellettuale collettivo che si spende nella redazione della rivista La Città invisibile per dare voce agli esclusi dalla stampa padronale e alle realtà autonomamente espresse
Il collettivo perUnaltracittà si consolida all’interno di una lista di cittadinanza attiva, formatasi a Firenze, a inizio millennio, nel clima del Social Forum e del Laboratorio per la democrazia. Tra 2004 e 2014 siamo in consiglio comunale a fianco della consigliera Ornella De Zordo. Due consigliature durante le quali il gruppo avverte la crescente inagibilità del Consiglio. 
Preso atto dello svuotamento degli organi consiliari e in generale della natura della rappresentanza, che ha allontanato il corpo elettorale dagli eletti, impedendo qualsiasi partecipazione democratica, abbiamo convenuto di non ripresentarci alle elezioni. 
Ci trasformiamo dunque in Laboratorio politico perUnaltracittà. 
Il collettivo si trova concorde nel dar vita a una rivista che funzioni da collettore delle voci più flebili, quelle che mai trovano eco sulla stampa padronale. Nel luglio 2014 esce il numero zero de “La Città invisibile”.

La rivista
La rivista – indipendente, autogestita, autofinanziata con l’aiuto dei lettori, autoprodotta – è ideata come strumento utile alla collettivizzazione di pensiero critico a contrasto dell’ideologia liberista (o neoliberista, o neocapitalista); ossia alla diffusione di una postura critica, poliedrica, polifonica, nel solco dell’ecologia politica e dell’anticapitalismo.
Essendo qui oggi a ricordare la figura di Eddy Salzano, mi permetto di segnalare che a Eddy piaceva «moltissimo» la nostra impresa redazionale e non solo per l’impegno che abbiamo profuso nel campo dell’urbanistica.
La redazione infatti lavora su molti livelli tematici per l’allargamento della consapevolezza dei meccanismi (stabilmente occultati nella narrazione dominante) che condizionano gli stili e gli ambienti di vita. Più di una volta, ad esempio, abbiamo proceduto alla “traduzione” dei piani urbanistici e al disvelamento delle caditoie nascoste negli articolati. O allo svisceramento del “modello TAV” e del suo tossico modello si spesa.
Siamo certi infatti che solo il disvelamento di tali meccanismi e quindi la consapevolezza allargata delle politiche liberiste possa innescare la proliferazione e la propagazione di competenze di controprogettare/desiderare/immaginare un altro mondo possibile che consenta l’uscita dalla crisi politica, sociale ed ecosistemica.

Come funziona la rivista
Mettendo in connessione le istanze sociali e guardando a chi sta praticando le lotte (e a chi le praticherà), la rivista dà spazio alle realtà di movimento (femminista, di genere, etnico, legate al diritto alla casa etc.); alle insorgenze delle periferie e al disagio degli esclusi; alle vertenze sul territorio capaci, a loro volta, di produrre prezioso sapere tecnico. Ma essa è anche un luogo di scambio di idee, di teorie e di sperimentazioni.
Il collettivo redazionale de La Città invisibile si è dunque, fin qui, avvalso del contributo di 370 autori&autrici: non professionisti, singoli o soggetti collettivi. 
Dal 2014 sono usciti 133 numeri bisettimanali. Quindicimila lettori “unici” ogni mese cercano informazioni su “La Città invisibile”, visitando 20.000 pagine del sito www.perunaltracitta.org che ospita la rivista.
I nostri 370 autori hanno contribuito con 2.196 articoli su molteplici argomenti, tra cui molti interessano direttamente gli urbanisti: dalla mappatura degli edifici abbandonati a Firenze e in Toscana, allo smantellamento delle Poste; dall’inquinamento della Piana Firenze-Prato-Pistoia alla turistificazione della città, alla questione delle grandi opere inutili e imposte sui territori; dalla speculazione immobiliare che mina l’esperienza di Mondeggi, alla solidarietà verso la comunità di Vicofaro (tema, quello delle migrazioni, caro a Eddy e ad Eddyburg); dall’indagine sulle mafie in Toscana ai temi dei diritti e dell’uguaglianza sociale.
Benché la rivista abbia prioritariamente uno sguardo territoriale – cittadino e regionale –, la redazione non trascura la scala nazionale e internazionale: il nostro legame con l’esperienza di Potere al popolo, ad esempio, ci ha – anche qui fin dal primo momento – unito a Eddyburg.

Il nostro sguardo sull’urbanistica
Il “Gruppo Urbanistica”, parte integrante del Laboratorio perUnaltracittà e della redazione, indaga la città nella sua natura di urbs, civitas, polis. Ossia, nella sua necessaria, triplice consistenza, quella fisica, quella sociale e quella politica, mettendole a sistema. A dispetto del riconoscimento unanime da parte di Salzano e di tutti coloro che si ritrovano in Eddyburg, Palazzo Vecchio ci ha recentemente definito, in sede istituzionale: «professionisti da tempo dediti solo a screditare l’operato dell’amministrazione». Parole (scritte) dell’assessore all’Urbanistica, all’Ambiente e al Turismo, in un comunicato stampa pubblicato sul sito del Comune.
Alla pianificazione e all’urbanistica, la nostra rivista dedica una sezione (Urbanistica), cui si legano le altre riferite alle vertenze metropolitane: aeroporto, Tav, ambiente, inceneritore.
Tra le rubriche: Il contravveleno, città oltre il neoliberismo raccoglie argomenti inerenti le pratiche di solidarietà, resistenza e controprogettualità; Urbanistica resistente è una silloge delle testimonianze dei protagonisti della lotta decennale contro la rendita immobiliare e fondiaria (2004-2014); Toscana ribelle ospita le voci collettive dei comitati e delle realtà di resistenza che operano fuori dalla città capoluogo; infine, Pistoia l’altra faccia della Piana, è l’osservatorio sulle dinamiche di spoliazione urbana, politica e sociale in atto nella vicina Pistoia.
Ricordiamo poi la pubblicazione del libro Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista: perUnaltracittà. 2004-2014 (da me curato, disponibile anche online). Si tratta del racconto a molte voci dell’esperienza consiliare condotta dai banchi dell’opposizione durante il mandato di tre sindaci che, targati DS poi PD – Leonardo Domenici, Matteo Renzi e, per pochi mesi, Dario Nardella –, hanno fatto di Firenze una miniera a cielo aperto per i profitti dei colossi del cemento e del turismo globale.
Proprio al tema del turismo e della monocoltura economica perseguita in città negli ultimi quindici anni, è dedicato un ebook in uscita nei prossimi giorni: Firenze fabbrica del turismo, a cura di Antonio Fiorentino, Daniele Vannetiello e di chi scrive. L’ebook dà seguito al ciclo di incontri La fabbrica del turismo avviato nell’autunno 2017, in collaborazione con Clash City Workers, presso lo spazio autogestito dell’InKiostro.
Infine, questioni d’attualità nel territorio metropolitano fiorentino sono affrontate in vari dossier. A chi fa gola Firenze? è una guida alle holding che si appropriano della città, composta da dieci schede nelle quali Fiorentino, con una ingente quantità di dati, ricostruisce il quadro dell’esproriazione alla cittadinanza di interi settori urbani. Si possono inoltre trovare sul sito: L’Atlante dei conflitti nella Piana Firenze-Prato-Pistoia; Il cielo sopra Firenze. Trafficato e fuori legge.

Dove andiamo?
Molto è accaduto durante la “rottura” provocata dal virus. Nelle settimane di confinamento ci siamo messi a servizio del tessuto di pratiche di mutualismo dal basso rivolte a coloro che rimanevano esclusi dalle misure emergenziali istituzionali. Questa parentesi, e il risultato elettorale che ha visto la sinistra estromessa dal consiglio regionale, ci porta oggi a fare una riflessione e a chiederci in quale direzione andare, dove guardare, dove ricercare, dove agire. Qualcosa lo abbiamo già scritto nel nostro Manifesto per la riconquista popolare della città, uscito nei primi giorni della “riapertura”. In esso si delinea una riappropriazione urbana attuabile alla scala di “micropolitiche”: una riconquista che procede per conflitti e progetti, provocati da soggetti collettivi e plurali; che avanza per pratiche sperimentali messe in atto da soggettività di movimento. Attivare micropolitiche, mettere al lavoro il desiderio, alimentare l’immaginazione. «Aprirsi alla creatività, promuovere le passioni della jouissance, sperimentare relazioni sociali che vanno oltre la parcellizzazione sociale della famiglia basata sul nucleo eterosessuale a dominanza patriarcale» (G. Pierazzuoli).
Sono questi, a nostro avviso, gli strumenti per uscire dalla passioni tristi dell’austerità, gli attrezzi per indagare a fondo (e praticare) il concetto di felicità, il cui prefisso fe- riconnette la stessa felicità a femmina, fertilità, feracità, e la riporta in un ambito rigenerativo.
Dopo la pandemia, dopo lo scippo della politica istituzionale, credo che il nostro percorso ci porti verso la messa a punto di: situazioni “fuori controllo”, ingovernabili, impreviste, improvvise, immaginative, relazionali, generative di socialità, legate all’autoproduzione, fuori dal mercato, femministe, trans-genere, trans-etniche, trans-discliplinari... Insomma come scrive Franco Berardi Bifo, è opportuno guardare agli «imprevisti felici che vogliamo favorire».
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