Eddy
Oscar Mancini
Nessuno come lui ha saputo lottare per la città come bene comune, come "casa della società." Nessuno come lui ha saputo mettere le proprie competenze al servizio dei movimenti territoriali per la difesa del territorio.
Questa mattina ci ha lasciato Eddy Salzano. La notizia mi lascia un senso di vuoto per la perdita di un generoso amico e un grande maestro. Nessuno come lui ha saputo lottare per la città come bene comune, come "casa della società." Nessuno come lui ha saputo mettere le proprie competenze al servizio dei movimenti territoriali per la difesa del territorio dalla rapacità della rendita speculativa e la difesa degli spazi comuni. Con le sue opere, l'insegnamento universitario prima e la scuola estiva poi ha saputo formare intere generazioni non solo alla disciplina urbanistica ma anche a tenere la schiena dritta. Anche la Cgil, il sindacato al quale era orgogliosamente iscritto, tanto da portarne il logo all'occhiello della giacca, gli deve molto: corsi di formazione, incontri, seminari, convegni, documenti. Con lui ho condiviso quasi quarant'anni di amicizia e militanza politica e sociale. Mi mancherà molto. E mancherà a molti. Trovo conforto nelle parole di I. Allende «Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo».

Voglio ricordarlo con alcune parole che ci ha regalato in un convegno promosso dalla CGIL Vicentina nell'estate del 2007 : «Naturalmente, quando parlo di urbanisti, non alludo a quelli che attaccano il carro dove vuole il padrone, qualunque carro e qualunque padrone. E nemmeno parlo di quelli abituati a proclamare la neutralità della scienza e della tecnica di fronte alla dialettica di idee e posizioni che anima la società, disegnandone il futuro.Parlo invece degli urbanisti che sono schierati, che sono faziosi. Io stesso curo un sito che si chiama Eddyburg, accusato dagli studenti del Politecnico di Milano di essere fazioso. A dire il vero, questi futuri ingegneri e architetti si sono divisi tra quelli che volevano scomunicare il sito perché fazioso, e quelli sensibili a una faziosità in cui rinvenire qualche verità di fondo. In effetti io amo parlare degli urbanisti definiti "faziosi" solo perché ritengono essenziale e ineludibile il nesso tra il loro lavoro e la società. Urbanisti che si rendono conto di come la frammentazione della realtà e l’appiattimento della politica sugli interessi di breve periodo rendano sempre più difficile e ingrato il loro ruolo, facendo addirittura dimenticare conquiste importanti, che pure si sono raggiunte a costo di notevoli sacrifici.
«Io amo parlare di quegli urbanisti per i quali il territorio non è, come poteva essere per i nostri nonni, un contenitore generico e indifferenziato di ogni possibile trasformazione e utilizzazione. Parlo di scienziati che ritengono il territorio patrimonio di beni comuni a cui Natura e Storia hanno dato vita attraverso millenari investimenti in termini di lavoro e cultura. Sono gli urbanisti per i quali il territorio è soggetto titolare di diritti, collegati a risorse che non possono e non devono essere distrutte, dissipate, consumate o logorate dalle generazioni del presente in nome di ragioni che non tengono conto delle generazioni future e dei loro diritti…».
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Maria Cristina Gibelli
Archivio di studi urbani e regionali, 126/219. Un ricordo che è anche un ringraziamento a Eddy, per aver continuato a credere che una città diversa è possibile e a lottare per una urbanistica al servizio dei cittadini e non degli interessi forti.
Lodo Meneghetti
Arcipelagomilano.it. Ricordare Eddy è ritrovare la grandezza della sua sapienza, giacché affatto ristretta allo specialismo decantato da ritardati modernisti, e invece aperta all’interpretazione olistica delle capacità umane.
Mauro Baioni
Left, 44, 1 novembre 2019. L’attività tecnica è anche culturale e d’impegno civile per la collettività e l’ambiente. È la lezione, sempre più attuale, del grande urbanista Edoardo Salzano il quale ha saputo fondere la passione per il territorio e quella per le istituzioni.
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