“Rovescismo” ovvero un tentativo europeo autoritario di riscrivere la Storia del Novecento
Susanna Bõhme Kuby
Una riflessione critica sull’ennesimo tentativo di omologare la storia, dedicata alla memoria di Eddy.



La notizia della preoccupante risoluzione del Parlamento europeo sulla costruzione di una "memoria europea per il futuro dell'Europa" fu l'ultimo argomento di politica del quale Eddy si era turbato, come seppi dalla sua compagna Ilaria, ed egli ci teneva che venisse commentato su eddyburg, da lui o da chi per lui. Avendo toccato diverse volte nelle conversazioni con Eddy anche il ruolo prepotente e devastante della Germania nell'UE reale voglio dedicare questa riflessione critica sull’ennesimo tentativo di omologare la storia proprio alla memoria di Eddy.

Il Parlamento europeo ha “stravolto a propaganda la storia”, scrive Davide Conti sul manifesto (26/9/19). Per Luciana Castellina (il manifesto, 24/9/2019) si è verificato un vero e proprio “azzeramento della memoria” e per Angelo D’Orsi (il manifesto, 22/9/19) si tratta di “menzogna storica”, prodotta da “miseria politica e bassezza morale”.

Per comprendere a fondo la scandalosa banalizzazione della storia e della memoria compiuta dal Parlamento in data 19 settembre scorso bisogna ricordare che essa costituisce un ulteriore anello nella lunga catena del revisionismo storico, operata ormai da decenni. D’Orsi chiama “rovescismo” quest’ultimo elemento in cui i fatti storici vengono capovolti quando sono ridotti ormai ad opinioni. Non entro qui nei particolari storici, ricostruiti e rettificati in parte nell’intervento citato sopra. Ma quando ormai  l’insegnamento della storia nelle scuole è ridotto all’osso, come da tempo succede anche nei licei  - e non solo in Italia – gli opinion leaders a Bruxelles ritengono che ormai si possa  anche attribuire lo scoppio della ultima Guerra mondiale in parte all’URSS e poi tacere il  sacrificio di ca.27 milioni di morti, nonché  il suo ruolo fondamentale nella fine della guerra -  come ormai è avvenuto persino in occasione della cerimonia  ufficiale per l’ottantesimo anniversario dell’attacco di Hitler alla Polonia (1 settembre), commemorato in totale assenza di rappresentanti russi. 

La risoluzione europea mira all’affermazione di una cultura della memoria condivisa” da diffondere nelle scuole e nei futuri libri di testo, e risponde ad una richiesta dei paesi Visegrad. In quei paesi dell’est europeo, la complessità storica è stata da tempo ridotta a propaganda unilaterale e i simboli o ricordi storici del comunismo sono ormai proibiti. E questo si vorrebbe estendere a tutta la EU - un vero e proprio attacco alla libertà di opinione, valore europeo! L’anticomunismo di fondo che pervade il testo può sembrare anacronistico trent’anni dopo la fine del realsocialismo, e del presunto pericolo comunista, ma evidentemente una sua necessità diffusa continua a vivere non solo nell’immaginario di un Berlusconi. Si vuole continuare a ribadire che: There is no alternative! E questo anticomunismo si salda sempre e ancora con un attacco alla Russia odierna, a cui si contesta di non aver mai fatto i conti col proprio passato totalitario. 

Occorre ricordare a proposito che nella Repubblica Federale Tedesca, che si accinge a festeggiare il trentennale della cosiddetta riunificazione con la repubblica tedesca “comunista”, l’anticomunismo quale ideologia fondativa dello Stato occidentale non si è mai spento. Anziché approfittare della occasione unica di poter unire le due esperienze storiche tedesche del dopoguerra integrandole in un quadro più complesso, la storiografia occidentale del vincitore è stata estesa con forza sull’est, tentando  di omologare di fatto l’esperienza collettiva. Anche per questo nei cosiddetti nuovi Länder dell’est molti cittadini si sono sentiti espropriati del loro vissuto e degradati a cittadini di serie B.

La Repubblica Federale Tedesca, economia guida della UE, venne fondata 70 anni fa come 
unico legittimo prosecutore del Reich tedesco, sconfitto nel 1945 dalle truppe dell’Armata Rossa, entrata a Berlino. Nacque nel 1949 con l’aiuto decisivo degli USA come baluardo occidentale contro il presunto pericolo russo-comunista (Die Russen kommen!), che portò dopo solo pochi anni alla remilitarizzazione e all’inserimento della RFT nella Nato, di cui è rimasta il più fedele suddito fino ad oggi.  Questo orientamento politico ha permesso ai tedeschi (-occidentali) dopo il 1945 di deviare i sentimenti di vergogna suscitati dal confronto coi crimini nazisti e di trasformarli in energia anti-totalitaria, rivolta poi contro il comunismo (della RDT e contro Mosca). Un orientamento  che del resto garantiva una continuità col precedente anticomunismo nazista e con quello borghese di sempre. La presunta uguaglianza tra “braun” e “rot”(i colori dei nazisti e comunisti) ha dominato l’immaginario collettivo degli anni 50 e 60, dai massmedia all’insegnamento scolastico – e di conseguenza il KPD, partito comunista tedesco, poté essere proibito senza grandi proteste nel 1956, esempio unico nell’Europa democratica.

La spesso citata teoria del totalitarismo di Hannah Arendt, è stata semplificata e travisata subito dopo la pubblicazione della complessa analisi teorico-filosofica sulle Origini del dominio totalitario. Antisemitismo, Imperialismo e forme di dominio totalitario (1955, in tedesco), riducendola  ad una equiparazione tout court dei fenomeni storici del nazionalsocialismo col comunismo/stalinismo – mai avanzata dalla Arendt. La Totalitarismustheorie ebbe poi alti e bassi dopo il ‘68 e fino alla disputa intorno alle tesi revisioniste di Ernst Nolte nel 1986, ma riprese forza dopo il 1989 con l’annessione di fatto dell’intera economia della Repubblica Democratica Tedesca a quella occidentale, fiancheggiata da un grande sforzo di annessione ideologica. Venne smontato persino l’Antifascismo della RDT, inaccettabile perché nella memoria occidentale la resistenza degli antifascisti tedeschi era ridotta a poche cerchie borghesi come la Rosa Bianca o ai militari del 20 luglio 1944. La memoria degli antifascisti comunisti non ha mai trovato casa nel mainstream occidentale, e rimane per lo più tabuizzata fino ad oggi. 

Di conseguenza, nei media tedeschi la risoluzione del Parlamento europeo non ha quasi avuto eco, forse perché si tratta semplicemente del tentativo di estensione del pensiero dominante nello stato guida della UE al resto della Unione. Hanno votato a favore 535 (tra cui anche Socialisti e Verdi), contro 66 (la Sinistra europea) e 52 astensioni trasversali. Questo dato dovrebbe allarmare una opinione pubblica democratica europea, perché la creazione forzata di una unilaterale  “memoria comune per il futuro dell’Europa” porta in sé il seme del totalitarismo ideologico, individuato dalla Arendt anche in alcune forme che si pretendono democratiche.  E anche il fatto che nella risoluzione europea si percepisce una esplicita aggressività  contro la Russia non dovrebbe lasciarci  dormire tranquilli, basti considerare l’ingente collocamento di truppe Nato sul confine orientale dell’UE. 
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