Il Rettore dal Politecnico a cena con Salvini
Giancarlo Gioda
Il 7 maggio scorso a Milano, proprio mentre fioccavano gli arresti di amministratori, politici e imprenditori, il Rettore del Politecnico Ferruccio Resta ha partecipato a una cena di gala organizzata dall’establishment lombardo, qui una lettera ironicamente polemica di un docente. (m.c.g.)



Il 7 maggio scorso a Milano, proprio mentre fioccavano gli arresti di amministratori, politici e imprenditori, il Rettore del Politecnico Ferruccio Resta ha partecipato a una cena di gala organizzata dall’establishment lombardo, ospite d’onore Salvini; sede (prestigiosa): Villa Necchi Campiglio; costo: 10.000 euro a tavolo! Un professore del Politecnico, Giancarlo Gioda, ordinario di Ingegneria Geotecnica, ha scritto al rettore (e per conoscenza a tutti i docenti) una lettera ironicamente polemica che ben evidenzia la tradizione di compromessi con il potere dell’ateneo milanese (m.c.g.)


Caro Rettore, nei giorni passati la stampa ha divulgato una notizia che potrebbe essere anche vera, a meno che non sia una delle tante fake bufale. Siccome la notizia riguarda il nostro Rettore, ti chiedo lumi. Dice, la stampa, che il Rettore del Poli ha partecipato ad un incontro, con cena annessa, a villa Necchi in tema di “nuova giustizia” e dell’Impresa che serve al Paese. Ospite d’onore era il corrente segretario di stato per gli interni, simpaticamente detto “il Capitano”. Lo contornavano politici di varia estrazione, imprenditori, magistrati, banchieri, … in sintesi, la creme de la creme dell’establishment che conta. Nulla di strano, quindi, che tra i cremosi commensali facesse la sua bella figura pure il Rettore del Poli.

Dice anche, sempre la stampa, che costoro hanno scucito diecimila euretti per assicurarsi un tavolo. Metti che un tavolo fosse da 10-12 posti. Fanno mille euro a cranio o giù di lì. Beh, dovete aver cenato proprio bene (congratulazioni allo chef!).

Appare che il memorabile incontro-cena sulla “nuova giustizia” sia avvenuto in sincronia con una non meno significativa espressione della “vecchia giustizia”, quella che ha portato all’arresto di un nutrito manipolo di politici ed imprenditori lombardi (e poi vai a dire a giro che non credi ai bizzarri casi del destino).

Comunque, i lumi che chiedo al Rettore riguardano questo mio dubbio: il quattrino per la cena ce lo ha messo il Rettore himself o rientra nelle spese di rappresentanza delle Poli-Autorità? In qualunque caso, mi compiaccio vivamente per il suo impegno nel promuovere l’immagine dell’Ateneo in specie verso il Capitano, persona che tutti sanno sensibile alla cultura e allo studio, e verso l’ex-ministro Tremonti (presente pure lui alla cena), quello che “con la cultura non si mangia”.

V’è poi un altro aspetto, potenzialmente positivo assai, della faccenda. Mi spiego. Il Rettore precedente ha sempre provato attrazione per i “politici” e ha fatto del suo meglio per ”avvicinarli”. Iniziò il percorso con G. Fini (quello di Alleanza Nazionale) firmando con lui l’atto costitutivo di Fare Futuro, fondazione presieduta dal Fini medesimo al fine di “fornire strumenti e analisi culturali alle forze del centrodestra italiano”. Dopo poco il Fini cadde in disgrazia. Poi, sempre il predecessore, s’avvicinò a M. Renzi (allora primo ministro) guadagnandoci la presidenza di Casa Italia e altre prebende assortite. Il governo del Renzi cadde in men che non si dica. In sintesi, sembra che il predecessore avesse verso i politici lo straordinario influsso così ben descritto da Pirandello nella novella “La Patente”.

Ora metti che il corrente Rettore abbia ereditato dal predecessore, oltre all’impiego in piazza Leonardo, anche l’influsso che dicevo. A ben vedere, la concomitanza degli arresti con la cena dai Necchi appare come una sua iniziale e promettente manifestazione. Se così fosse, potrebbe darsi che il futuro politico del Capitano non si profili così roseo com’egli s’aspetta.

Nel caso, caro Rettore, meriteresti un monumento equestre, con fronzoli e ghirigori, di dimensioni davvero inimmaginabili.

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