Unioni per fare, non per pianificare
Elettra Malossi
La regione Emilia Romagna ha puntato da tempo alle unioni di comuni, come forma stabile di coordinamento dei comuni appartenenti ad ambiti territoriali ottimali...



La regione Emilia Romagna ha puntato da tempo alle unioni di comuni, come forma stabile di coordinamento dei comuni appartenenti ad ambiti territoriali ottimali preventivamente individuati, qualificandoli come soggetti non solo erogatori di servizi, ma anche e soprattutto attribuendo loro il ruolo di enti di governo dell’ambito territoriale intercomunale (LR 13/2015 di attuazione della Delrio). In tale contesto è evidente che l’individuazione delle strategie di sviluppo del territorio e la pianificazione alla scala intercomunale ottimale rappresentano le vere condizioni abilitanti dei territori.

L’indebolimento delle Province causato dalla riforma, ha indebolito il governo dell’area vasta, e ridato spazio a logiche localistiche con tutto il noto corredo di esternalità negative.
Anche nell’esperienza dell’Emilia Romagna, pur avanzata rispetto al resto del paese, emerge un quadro poco rassicurante. Pianificazione provinciale ferma al palo e pianificazione intercomunale limitata a poche esperienze, che caratterizzano le Unioni più mature e strutturate. Né, per il momento, la nuova legge regionale urbanistica, pur riconoscendo l’opportunità di elaborare i nuovo strumenti di pianificazione urbanistica da parte delle unioni di comuni anche strutturando uffici di piano sovraccomunali, sembra aver prodotto esiti concreti, come dimostrano i risultati del seminario del 14 marzo.  Nelle conclusioni del Report sullo stato di salute delle Unioni dell’Emilia Romagna presentato nel corso del seminario, infatti, si constata la “scarsa diffusione in Unione delle funzioni finalizzate allo sviluppo del territorio, ad eccezione della Protezione Civile”.

Il report sottolinea che “se si vuole qualificare l’Unione non solo come soggetto gestore di servizi ma anche come ente di programmazione politica integrata, è fondamentale l’individuazione degli obiettivi da raggiungere attraverso la costruzione di un piano strategico, una sorta di patto per lo sviluppo costruito insieme agli stakeholders e alle comunità.” Non si è però ancora formato il consenso politico necessario: la pianificazione rimane ancora una funzione che i Sindaci faticano a condividere e sulla quale rivendicano autonomia e potere. Una visione miope, che non tiene conto dell’importanza di creare valori e obiettivi comuni di lungo periodo, per il miglioramento del livello di benessere sociale, economico e ambientale dei cittadini di oggi e di domani.

Note
Il report dell'Osservatorio regionale sulle Unioni di comuni si può scaricare qui

Su eddyburg sono disponibili molti commenti critici sulla cosiddetta riforma Del Rio. Tra gli altri, segnaliamo un commento sulle attese deluse per la cooperazione intercomunale, scritto da Serena Righini e Paolo Dallasta (m.b.)
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