Qualità urbana? La giunta del Veneto presenta un nuovo piano casa e numerose deroghe
Sergio Lironi
ecopolisnewsletter, 22 novembre 2018. Dal Presidente onorario di Legambiente Padova l’ennesima testimonianzacritica su una sedicente ‘riforma’ che si occupa di riqualificazione urbana:nel Veneto. Con commento. (m.c.g.)
Dal Presidente onorario di Legambiente Padova l’ennesima testimonianza critica su  una sedicente 'riforma' che si occupa di riqualificazione urbana: nel Veneto. I governi regionali ci hanno abituato all'utilizzo, disinvolto e ipocrita, di parole d’ordine ormai screditate per via dell’utilizzo improprio che se ne è fatto nel nostro paese: si tratta del “controllo del consumo di suolo” e della “rinaturalizzazione del territorio" come viatico alla densificazione dei tessuti urbani consolidati.

In realtà, l’obiettivo ormai condiviso consiste nel sostituire al piano (urbanistico) il mercato (edilizio), attraverso riforme che consentano sempre più ampi margini di flessibilità nelle destinazioni d’uso, premialità volumetriche sconsiderate e cospicui incentivi fiscali per gli operatori immobiliari. Non si tratta dunque di ‘rigenerazione’, non si tratta di ‘intensificazione’: quella che propongono, buoni ultimi, i legisti regionali veneti è una pura e semplice ‘densificazione’. 

Né sembrano avere proposto alcunché di diverso le Regioni governate dalla sinistra: si pensi alla sciagurata riforma urbanistica emiliano romagnola ormai in vigore; ma anche ai due disegni di legge, ‘astutamente’ (?) approvati recentemente dalla Giunta regionale del Piemonte. Il primo, che si fregia del titolo “Norme urbanistiche e ambientali per il contenimento del consumo di suolo”, appare come la foglia di fico per la legittimazione del secondo “Norme in tema di riqualificazione e recupero degli edifici” nel quale si fa, come sempre, ampio ricorso alla premialità volumetrica e agli incentivi fiscali per gli operatori: obiettivo principe, la ripresa economica del settore delle costruzioni. (m.c.g.)


Lo scorso 8 ottobre la Giunta Regionale ha presentato un progetto di legge che, pur accennando nel titolo alla “riqualificazione urbana” ed alla “rinaturalizzazione del territorio veneto” – in linea con i principi della Legge Regionale 14/2017 per il contenimento del consumo di suolo – di fatto ripropone le logiche perverse dei tre “piani casa” approvati negli anni passati e finalizzati non certo al miglioramento della qualità urbana, bensì esclusivamente al rilancio del mercato edilizio.

Il progetto di legge della Giunta consente, per edifici con qualsiasi destinazione d’uso, ampliamenti sino al 50% del volume o della superficie esistente, a fronte di un miglioramento delle prestazioni energetiche – ma la classe A4 è richiesta solo per la parte ampliata – della messa in sicurezza sismica dell’intero edificio, dell’utilizzo di pannelli fotovoltaici, della previsione di coperture verdi o, in alternativa, mediante l’utilizzo di crediti edilizi derivati dalla demolizione di manufatti incongrui con rinaturalizzazione del suolo.

Un incremento di capacità edificatoria che può giungere al 60% nel caso di interventi di sostituzione edilizia. Un ulteriore incremento volumetrico sino al 40% è inoltre previsto per interventi finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche. E’ importante evidenziare come – diversamente dal passato – le nuove norme, relative agli ampliamenti o alla demolizione di edifici esistenti in deroga alle previsioni dei regolamenti e dei piani urbanistici comunali, varranno a tempo indeterminato e saranno subordinate alla semplice presentazione di una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) da parte dei privati.

La legge regionale 14/2017, anche ai fini di una riduzione del consumo di suolo, intendeva favorire l’avvio da parte degli enti locali di “politiche attive” volte al recupero ed alla riqualificazione del patrimonio esistente, coerenti con le più generali strategie definite dagli strumenti urbanistici comunali. Ma il nuovo progetto di legge va decisamente nella direzione opposta: attribuendo indistintamente a tutti gli operatori privati premialità e sgravi fiscali indipendentemente da ogni organico disegno di trasformazione urbana, depotenzia e di fatto rende aleatori gli strumenti della pianificazione comunale, incrementa la frammentazione ed il disordine urbano, subordina l’attività edilizia alle sole regole della rendita e della speculazione immobiliare. Tutto il contrario della valorizzazione del ruolo delle amministrazioni locali a cui dovrebbe spettare l’eventuale utilizzo di incentivi e premialità.

Questa generalizzata deregulation urbanistica non risparmia neppure i centri storici. Vengono fatti salvi gli edifici tutelati, ma per quelli “che risultino privi di grado di protezione” si può impunemente derogare da prescrizioni e regolamenti di piano, ignorando il disastroso impatto che un intervento puramente speculativo può generare nei confronti di un vicino bene tutelato.

Siamo dunque ben lontani da quanto enunciato nelle stesse premesse del nuovo progetto di legge regionale, là dove si afferma di voler favorire la “qualità architettonica” promuovendo “… un percorso di valorizzazione culturale e identitaria dell’architettura e degli spazi urbani”. Svincolando l’intervento sui singoli edifici da ogni relazione con il contesto urbano, come si immagina di poter contribuire al “… miglioramento della qualità della vita all’interno della città e al riordino urbano” ed alla promozione di interventi “mirati alla coesione sociale, alla qualità architettonica, alla sostenibilità ed efficienza ambientale”?

La qualità urbana è in primo luogo determinata dalle relazioni tra i diversi edifici, tra gli spazi aperti e gli spazi edificati, pubblici e privati, dalla complessità e mixité delle destinazioni d’uso e attività, dalla capacità di saper interpretare ed attualizzare la storia e lo spirito dei luoghi in cui si interviene. Qualità che si può promuovere solo attraverso gli strumenti della pianificazione urbanistica e del governo del territorio nel suo insieme


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