La legge di iniziativa popolare per arrestare il consumo di suolo
Vezio De Lucia ed Edoardo Salzano
Finalmente una proposta di legge seria sul consumo di suolo, promossa dal Forum Salviamo il paesaggio. Se il parlamento vorrà potremmo ancora salvare qualche pezzo del territorio italiano.
Ci scusiamo con i lettori per il ritardo con il quale commentiamo l’ultima proposta di legge del Forum Salviamo il paesaggio «Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati» del 31 gennaio 2018. 

Una proposta completamente nuova e in larga misura condivisibile, lontanissima dal disegno di legge cosiddetto Catania del 2012, successivamente più volte modificato, ma sempre sostenuto dal Forum Salviamo il paesaggio. Nella Premessa all’ultima proposta si prendono invece nettamente le distanze dalle precedenti elaborazioni. Ma la presa di distanze non è argomentata e ci si limita a scrivere che il disegno di legge ex Catania «si è progressivamente svuotato di contenuti e di parametri in grado di fronteggiare adeguatamente l’emergenza consumo del suolo», nient’altro che queste parole. Assolutamente nessuna autocritica riguardo all’inconcludenza del meccanismo a cascata Stato-regioni-comuni-Prg che ha sempre rappresentato la spina dorsale delle precedenti stesure. Comunque, tutto è bene quel che finisce bene e ci pare ragionevole pensare che il radicale cambiamento di linea sia anche conseguenza delle nostre ripetute critiche.

La novità essenziale della nuova proposta sta nel fatto che dalla data di entrata in vigore della legge «non è consentito consumo di suolo per qualsivoglia destinazione» (art. 3, c. 1), anche se la perentorietà è temperata dal «tranne che per i lavori e le opere inseriti negli strumenti di programmazione delle amministrazioni aggiudicatrici [?-n.d.r.], vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge» (art. 9, c.1). Chiariamo subito che queste e altre imprecisioni e improprietà tecniche non sono assolutamente da attribuire ad astuzie dorotee ma all’evidente assenza di competenza urbanistica, almeno quella tradizionalmente intesa. Nel testo, prevalgono invece di gran lunga la cultura ecologista e quella dei cosiddetti “beni comuni” arricchita dalle sacrosante interpretazioni evolutive di Paolo Maddalena sulla funzione sociale della proprietà (art. 42 della Costituzione) e quindi sulla legittimità dell’acquisizione pubblica dei beni abbandonati ecc.

Dobbiamo infine aggiungere che la proposta è stata elaborata con la partecipazione di ben 75 esperti di varie discipline, fra i quali alcuni più o meno vicini anche a eddyburg (Paolo Berdini, Paola Bonora, Luisa Calimani, Stefano Deliperi, Salvatore Lo Balbo, Paolo Maddalena, Luca Martinelli, Luca Mercalli, Antonio Perrotti, Redazione di Altraeconomia, Sauro Turroni e altri).

Per concludere, ci pare indispensabile che eddyburg prenda atto con soddisfazione della novità, sperando che si possano sempre più avvicinare i nostri punti di vista.
Ci riferiamo in particolare alla proposta di legge patrocinata da eddyburg del 3 giugno 2013 che considera la salvaguardia del territorio non urbanizzato parte integrante della tutela dell’ambiente e del paesaggio, e perciò fa capo alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, ai sensi dell’art. 117, comma 2, lett. s) della Costituzione. Il che si traduce in una significativa compressione delle competenze legislative delle regioni, secondo noi indispensabile per raggiungere risultati soddisfacenti in tempi ragionevoli.
N.B.
In un articolo del 2015 "Eddyburg e le norme del consumo di suolo" si riassumono le posizioni e l'operato di eddyburg sulla questione.
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