Bergoglio al Forum sulla famiglia, l’apertura alla modernità è sempre più lontana
Maria Mantello
micromega on-line, 19 giugno 2018. Un intervento a braccio del Papa che riconferma la sessuofobia e lo sguardo feroce della Chiesa nei confronti delle donne (m.c.g.)
Aula Clementina, 16 giugno 2018, «Forum delle associazioni familiari», recita la titolazione del testo scritto che Bergoglio ha con sé, ma non legge. Va a braccio. Ed è tutto un tuonare: a favore della più rigida ortodossia della Chiesa sulla famiglia cattolica – con annesso ruolo della donna vocata al sacrificio –, e contro l’interruzione volontaria di gravidanza.
Posizioni del resto che papa Francesco aveva sempre sostenuto, al di là delle frasi ad uso mediatico, tipo «chi sono io per giudicare un gay». Oppure quelle su una Chiesa, dove la dottrina non sia «da imporre con insistenza», e che procede «misericordiando».

Con buona pace di quanti continuano a fantasticare su supposte rivoluzioni di questo papa. E nella bergoglite che li affligge, continuano nell’autoconvincimento che, Lui vuole, ma le gerarchie Lo ostacolano. E imbrigliati in questo gioco illusionistico hanno sorvolato ad esempio sulle benedizioni papali elargite ai pro-life in marcia su Roma in buona compagnia di Militia Christi e Forza Nuova, o su quelle ai ginecologi cattolici per l’opera di boicottaggio contro interruzioni volontarie di gravidanza, anticoncezionali, fecondazione assistita... e quanto altro ancora.

Adesso, glisseranno anche di fronte alle affermazioni di papa Francesco al Forum delle famiglie di questo 16 giugno?

«Oggi – ha detto Bergoglio – si parla di famiglie diversificate, di diversi tipi di famiglia... Ma la famiglia immagine di Dio è una sola, quella tra uomo e donna. Può darsi che non siano credenti ma se si amano e uniscono in matrimonio sono a immagine e somiglianza di Dio». Siamo alla più classica riproposizione dell’ontologia clericale che si regge sulla concatenazione di idee supposte a cominciare da quella di un Dio di cui la Chiesa sarebbe interprete e maestra, nel dettare schemi e leggi.

Ognuno nel suo ruolo. E su questa strada papa Bergoglio nella definizione catechistica di famiglia, non ha dimenticato di elogiare la sopportazione di tante “sante donne” che «nel silenzio hanno aspettato guardando da un'altra parte, aspettando che il marito tornasse alla fedeltà. La santità che perdona tutto perché ama».

Ma forse vale appena riflettere, che proprio su questa strada della donna “vocata” alla dedizione per l’altro si è costruita la mala educazione maschilista, che tanto spazio trova nella Chiesa a cominciare dal suo ideologo Paolo di Tarso, che ad esempio nella Lettera a Timoteo I, 2, 11-15 prescriveva: «La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Perché non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio».

Una mala educazione che vale anche per la responsabilità della Chiesa cattolica nello stigma contro l’omosessualità, ribadita nel catechismo vigente che la definisce «oggettivo disordine morale», (canone 2357), e che vorrebbe gli omosessuali casti ed espianti, prostrati nel vivere nel «sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione» (canone 2358). Sarebbe irriverente chiedere se anche la violenza omofoba rientra nella croce da sopportare misericordiosamente? E per le famiglie gay con figli annessi a seguire?

Misericordiando... misericordiando, il 16 giugno al Forum delle famiglie (cattoliche) papa Bergoglio è arrivato ad equiparare l’aborto allo stragismo nazista.

«Il secolo scorso – ha detto – tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso ma con i guanti bianchi. È di moda o almeno abituale, che quando in gravidanza si vede che il bambino non sta bene o viene con qualche cosa: la prima offerta è lo mandiamo via? L'omicidio dei bambini: per risolvere la vita tranquilla si fa fuori un innocente».

Ovviamente non poteva mancare in questo Forum del 16 giugno la lode all’opera profusa dalle associazioni cattoliche – come aveva scritto anche nel testo ufficiale – «stabilendo un rapporto di fiducia e di collaborazione con le Istituzioni».

Ma dietro quella parola apparentemente pacata “collaborazione” non continua forse il vizio antico di una Chiesa che pretende di essere accreditata come univoca agenzia morale? Una Chiesa che identifica il cittadino col credente, e per questo pretende che la sua libertà sia superiore a quella di chiunque altro.

Una Chiesa insomma che non ha ancora accettato l’ingresso nella modernità, che ha un pilastro fondamentale nella separazione tra leggi umane e leggi divine.

Cosa che continua a ignorare anche papa Bergoglio. In questo – sembrerebbe – in perfetta sintonia col ministro della famiglia e delle disabilità del nuovo Governo, l’ultrà cattolico Lorenzo Fontana (il suo matrimonio religioso ha voluto fosse celebrato col rito tridentino), che nei giorni scorsi si era speso (“santa” collaborazione istituzionale?) in un profluvio di affermazioni razziste contro le coppie omosessuali da far restare sommerse, invisibili, nel non-essere del diritto di avere diritti.
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