Viola Carofalo (Pap): «Ci siamo e ci allargheremo, ma non al ceto politico»
Viola Carofalo
il manifesto, 6 maggio 2018. Daniela Preziosi intervista Viola Carofalo, protagonista dell'ultima novità politica di questi anni e di una delle pochissime speranze per un futuro in cui si possa vivere una politica non "politicante"
«Intervista alla "capa politica" di Potere al Popolo. Siamo pronti a tornare al voto ma il fine è il mutualismo non il palazzo. Da Lega e 5stelle solo chiacchiere, cancellino la Fornero. I ceti popolari non si accorgono di non avere un governo: ormai l’Europa ci guida con il pilota automatico»


«Diciamolo: siamo nel pantano. A due mesi dal voto, la matassa si aggroviglia sempre di più. Nessuno ha i voti per governare da solo, né 5 Stelle né centrodestra. Tutti sostengono di fare l’interesse del paese, di mettere al centro delle trattative i temi. Bene. Sarebbe salutare. Ma sono parole. Con buona pace delle classi popolari, vere vittime di questo chiacchiericcio quotidiano». Non che Viola Carofalo, ’capa politica’ di Potere al popolo sia una fan dei ’tavoli’.

Tifavate per un’alleanza di governo? Pd e M5S?«No, tutte le opzioni non ci piacevano. Ci fa solo piacere che questo stallo ha svelato la bugia del voto utile»

Le ’classi popolari’ si accorgono che non c’è un governo?
«Direi di no. Perché ormai nell’Unione Europea si viaggia col pilota automatico. La verità è che stentiamo ad accorgerci finanche dei cambi di governo visto che, tranne rare eccezioni, portano avanti le stesse politiche».

Salvini sale nei sondaggi. Il prossimo voto sarà lo spareggio tra Lega e 5 Stelle?
«Il consenso non è più stabile, basta poco a sgonfiare fenomeni che sembrano inarrestabili. E non dimentichiamoci che il Pd di Renzi è in stato disastroso ma non si è estinto. Renzi potrebbe tentare la mossa alla Macron per raccogliere l’eredità di Forza Italia».

E voi? In caso di voto PaP ci sarà?
«Senza dubbio. Vuoi che rinunciamo ora che già abbiamo fatto il rodaggio?»

Imbarcherete altri? Leu ha già perso pezzi che guardano a voi.
«Siamo un progetto aperto e siamo convinti di aver cominciato a costruire un confronto con una fetta del nostro soggetto sociale di riferimento, ma che non siamo arrivati a tutti».

L’1% in effetti sembrava un po’ poco per i vostri festeggiamenti della sera del voto.
«È stata mal interpretata la nostra allegria. Era poco, ma considerato che siamo appena nati e il contesto, eravamo contenti di poter dire ’ci siamo’».

Ci siete davvero?
«Dal 5 marzo stiamo incontrando nuove associazioni, collettivi, persone pronte a contribuire ad un progetto di riscatto sociale. Vogliamo allargarci con chi sui territori costruisce pratiche di resistenza e controffensiva. Un’Italia che c’è ma stenta ancora a conoscersi e riconoscersi. Chi invece ha il feticcio di un’unità fra gruppi dirigenti si riconsegnerà a un inevitabile fallimento».

Eppure il Prc toscano vi accusa di dirigismo e chiusura.

«Un problema c’è stato. Ma invito a non drammatizzare: è normale, siamo plurali, fra noi ci sono partiti, collettivi e gruppi. A fine mese facciamo un’assemblea anche per trovare le modalità di discussione comuni. Spero che la vicenda toscana si risolva».

E se invece la sconfitta vi avesse bloccato la spinta propulsiva?
«Non è così. Già il 18 marzo, a Roma, 1500 persone si sono riunite per fare un passo in avanti nella costruzione di Pap. Decine di interventi, entusiasmo. In tante e tanti hanno capito che non è un progetto elettorale. Le elezioni per noi sono uno strumento, il fine è costruire pratiche di mutualismo, reti di solidarietà, organizzazione».

In concreto?
«Abbiamo cominciato ad aprire “case del popolo”, dal Sud al Nord, che possano esser lo spazio fisico per incontrarsi, conoscersi, sperimentare attività di mutualismo. Dove siamo presenti, sosteniamo le battaglie per l’ambiente, per il lavoro. Stiamo predisponendo una piattaforma web per affiancare le assemblee territoriali. Il 26 e 27 maggio terremo da noi, all’ex Opg Je so’ Pazzo di Napoli, una due giorni di discussione sul tema del mutualismo, del lavoro, dell’Europa e delle forme organizzative possibili».

Alle amministrative vi presenterete?
«Solo in 15 città, quelle in cui le assemblee locali hanno scelto di farlo».

E poi ci saranno le Europee. Avete già deciso come vi presenterete?«Oggi ci concentriamo a radicare il progetto. Alle europee saremo presenti ma non vogliamo sfiancarci in discussioni infinite su alchimie e improbabili carrozzoni. Il futuro europeo non è una discussione tattica. Riprendiamo a respirare e a ragionare. Siamo d’accordo o no che i trattati UE siano un peso sul groppone di qualsivoglia tentativo di costruzione di una società in cui l’uguaglianza non sia solo una parola scritta e la lotta alla povertà una formula ipocrita? Da domande come queste discendono risposte che non sono “facciamo la lista tizio o caio”. Per questo abbiamo raccolto l’appello di Lisbona per una “rivoluzione democratica”, lanciato da Podemos, France Insoumise e Bloco de Esquerda, “per organizzare la difesa dei nostri diritti e della sovranità dei nostri popoli”. Faremo un dibattito quanto più ampio possibile per decidere come affrontare il voto europee. Porte spalancate chiunque accetti questa sfida».
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