Le armi fanno boom: anche per l’Italia, finché c’è guerra c’è speranza
Enrici Piovesana
il Fatto quotidiano, 3 maggio 2018. Siamo un popolo di becchini. Più gente si ammazza in giro per il mondo più siamo benestanti e soddisfatti, crepi pure l'amico col nemico, più sono meglio è per noi. E' il capitalismo, baby

«1.700 miliardi di dollari - Dopo dieci anni di crisi, le spese tornano a crescere. Tranne che per la Russia»

Le spese militari globali tornano ad aumentare dopo quasi un decennio di stasi seguito alla crisi. Lo certificano i nuovi dati pubblicati dall’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (Sipri) relativi all’anno passato. Gli investimenti in difesa sono cresciuti a livello mondiale di oltre un punto percentuale raggiungendo la cifra di 1.700 miliardi di dollari, 230 dollari per ogni abitante del pianeta. Oltre la metà di questi soldi vengono spesi da paesi Nato, oltre un terzo dagli Stati Uniti, che nel 2017 non mostrano ancora l’aumento del 18% deciso dal presidente Trump per l’anno fiscale corrente. La crescita più significativa si registra in Arabia Saudita (da anni in guerra in Yemen e principale importatore di armamenti occidentali, italiani compresi) con un aumento annuo del 9%, per una spesa che supera il 10% del Pil nazionale e posiziona la petrolmonarchia al terzo posto nella classifica mondiale dopo Stati Uniti e Cina, scalzando la Russia.

L’aumento delle spese militari riguarda tutto il Medioriente: 22% l’Iraq, 15% l’Iran, 10% la Turchia e 5% Israele; mancano i dati siriani.

L’arretramento della Russia, cui si è già accennato, è certamente il dato più significativo, con un crollo del 20% negli investimenti militari che dovrebbe ridimensionare i timori dell’Alleanza atlantica sulla reale ampiezza del riarmo russo. Timori che invece alimentano la corsa agli armamenti dei paesi dell’est e dei paesi baltici, con aumenti annui della spesa militare che vanno dal 50% della Romania al 21% di Lettonia e Lituania al 12% della Bulgaria, con la Polonia che rimane il maggior investitore militare dell’area.

Venendo all’Europa occidentale le spese militari calano leggermente in Francia (-2%), sono tendenzialmente stabili in Gran Bretagna, mentre aumentano in Spagna (12%), Germania (3,5%) e Italia (1%), dove raggiungono i 26 miliardi di euro, ovvero l’1,5% del Pil: dato, quest’ultimo, superiore a quello di importanti alleati Nato Canada (1,3%), Germania, Olanda e Spagna (entrambe 1,2%), Belgio (0,9%).

Un aumento, quello relativo all’Italia, che rafforza la tendenza degli ultimi anni (+13 percento dal 2015) e conferma cifre e analisi dell’osservatorio MIL€X, salvo scostamenti dovuti a differenze nel metodo di calcolo. Il nostro paese rimane quindi stabilmente tra i primi 15 paesi al mondo per spesa militare, al 12° posto per la precisione.

Passando agli altri continenti, suona preoccupante per la futura stabilità della regione il dato relativo all’Africa, dove si registrano aumenti annui delle spese militari in Paesi che, tra l’altro, versano in condizioni di povertà come il Gabon (42%), il Benin (41%), il Sudan (35%), il Mali (26%) il Burkina Faso (24%) il Niger (19%) e il Ghana (15%).

Per quanto riguarda l’America Latina si registrano spese militari in crescita in Venezuela (20%) Argentina e Bolivia (entrambe 15%) e Brasile (6%). Nel contante asiatico gli aumenti più significativi si hanno in Cambogia (21%) e nelle Filippine (20%).

Discorso a parte per le spese militari delle potenze regionali Cina e India, in costante e parallelo aumento, entrambe del 5,5% su base annua. Mentre la Corea del Nord, nel 2017 particolarmente attiva nei test missilistico-nucleari prima dell’attuale fase di distensione non fornisce dati, la Corea del Sud è cresciuta del 1,7%. Stabili gli investimenti per la difesa del Giappone, alleato americano nell’area del Pacifico.
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