Il turismo ha un impatto sul clima quattro volte peggiore del previsto
Elisabetta Intini
Focus, 9 maggio 2018. Non sbaglia chi definisce il turismo sregolato di massa "la peste dei nostri tempi".  Studi recenti rivelano la sua perniciosa influenza anche sull'effetto serra. (m.p.r.)



È un messaggio che va un po' in controtendenza, in questo periodo di prenotazioni compulsive: il nostro sacrosanto desiderio di viaggiare potrebbe avere tuttavia un impatto ecologico più pesante di quanto credessimo. Secondo uno studio pubblicato su Nature Climate Change, il turismo è cresciuto a tal punto che è oggi responsabile dell'8% delle emissioni globali di gas serra, un'impronta quattro volte più ingombrante del previsto.

Le nuove stime. Arunima Malik e i colleghi dell'Università di Sydney, Australia, hanno stimato le emissioni annuali di gas serra legate al turismo di 160 Paesi, e concluso che il settore emette ogni anno circa 4,5 gigatonnellate di CO2 equivalente (la CO2 equivalente è una misura che permette di considerare in un unico gruppo anche emissioni di gas serra diversi, con differenti effetti sul clima). Una gigatonnellata (Gt) corrisponde invece a un miliardo di tonnellate.

I costi nascosti. Stime precedenti parlavano di 1-2 gigatonnellate all'anno. Perché si è arrivati a risultati così diversi? Se i calcoli passati consideravano soprattutto l'impatto degli inquinanti viaggi in aereo (responsabili da soli del 12% delle emissioni totali del settore), i nuovi modelli hanno incluso fattori come l'edificazione e la manutenzione degli hotel, i cibi poco a chilometro zero che ci concediamo nei buffet degli alberghi, i souvenir acquistati dai turisti... insomma, le emissioni necessarie a viziare i fortunati - ed esigenti - viaggiatori.

In salita. Anche la crescita delle emissioni sembra crescere in modo allarmante: si è passati dalle 3,9 gigatonnellate del 2009 alle 4,5 del 2013. Se continuiamo a questo ritmo, arriveremo a 6,5 gigatonnellate entro il 2025. A incidere di più sono le emissioni dovute alla scelta di mete esotiche, preferite da ricchi cittadini delle solite economie forti (USA, Cina), ma anche da una fetta crescente di turisti da Paesi emergenti, come India e Brasile.

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