Il racconto di una città senza stereotipi
Enzo Scandurra
il manifesto, 3 maggio 2018. «Napoli, promemoria. Storia e futuro di un progetto per la città (Donzelli, pp. XII-116, euro 18), il libro di Vezio De Lucia, uscito per Donzelli. La narrazione di una storia fatta di alti e bassi, che tende sempre al riscatto» (m.p.r.)



Da Napoli si fugge e a Napoli si ritorna. È bastato che l’originario Progetto Bagnoli tornasse alla luce, che Vezio De Lucia, uno degli ultimi rigorosi e appassionati urbanisti che ritiene che questa disciplina possa ancora contribuire a cambiare il volto delle nostre città, avesse un sussulto di emozioni: adgnosco veteris vestigia flammae, ovvero sentisse ridestarsi il fuoco, mai sopito, dell’antica passione per la sua città.

De Lucia, proprio come, per altri versi, Ermanno Rea in Napoli Ferrovia, torna nella sua città a descriverci la sua storia recente, dove vi convivono violenza e dolcezza, in un libro: Napoli, promemoria. Storia e futuro di un progetto per la città (Donzelli, pp. XII-116, euro 18), con la bella prefazione di Tomaso Montanari. L’urbanistica da complice del neoliberismo e dal linguaggio oscuro, qui, con De Lucia, «ha il dono rarissimo di parlare in modo tale da far capire anche al più ignaro dei destinatari che il discorso sulla città è un discorso che lo riguarda personalmente».

Un libro, anzi un libricino come lo definisce Vezio con la sua proverbiale modestia, che ha il pregio di svelare le molte contraddizioni e i molti luoghi comuni che avvolgono la città. In primis il Prg del 2004 che è l’unico piano di una grande città che non prevede consumo di suolo. Eppure, dice De Lucia, se ne parla poco; forse perché siamo a Napoli. Promemoria è il sottotitolo di un racconto che si snoda dalle vicende del sindaco Valenzi (anni Settanta), al «primo» Bassolino, fino a Luigi De Magistris che ha difeso il progetto di Bagnoli, vera ossessione quasi esistenziale dell’autore. Ed è anche il racconto della storia «del successo di un gruppo di una squadra, di una comunità; l’ufficio urbanistico, i ragazzi del Piano, il Partito comunista sono i veri eroi collettivi di questo libro».
È il racconto di una città che tenta il riscatto da una immagine stereotipata che altri gli hanno cucito addosso. Col sindaco Valenzi Napoli torna a essere una capitale di cultura internazionale; elabora, prima in Italia, un piano delle periferie (1980). Poi l’occasione del terremoto si trasforma in una grande attività di ricostruzione per opera dei «ragazzi del piano», sottraendolo agli appetiti della camorra e dei costruttori.

Il 15 dicembre del 1993, in linea con la stagione dei Sindaci, viene eletto Antonio Bassolino e Vezio diventa assessore all’urbanistica. Con il G7 Napoli cambia ancora volto, viene pedonalizzata, contro ogni previsione, piazza del Plebiscito. Racconta De Lucia che prima dell’inaugurazione gli tremavano i polsi per quello che sarebbe potuto accadere. Invece, si rivelerà un successo clamoroso.
Un cenno a parte merita Scampìa simbolo della crisi sociale e abitativa di Napoli, un quartiere di 50mila abitanti, dove si concentrano povertà, disoccupazione e malavita. In effetti, più che di Scampia si dovrebbe parlare delle Vele che sono il suo nucleo abitativo più noto e malfamato, diventato poi celebre con il romanzo di Saviano. De Lucia non è convinto della sua demolizione e ricorda che: «Scrissi su il manifesto che la festa per la demolizione della vela F (dicembre 1997) non era la mia festa». Ma quello che non si dice è che Scampia non è più Gomorra: è attraversata da una vitalità prorompente. Si colgono le conseguenze del lavoro di decine di associazioni e comitati di ogni specie, laici e religiosi, come in poche altre città italiane.

La riconversione di Bagnoli (per cui Vezio si è battuto da sempre senza risparmiarsi) diventa il simbolo di rinnovamento di Napoli. Poi nel 2011, con l’elezione di De Magistris, per Bagnoli si apre una nuova stagione fra alterne vicende.

Il libro si conclude proprio sul progetto Bagnoli che, per De Lucia deve avere un’unica risposta: l’apertura al pubblico del parco, subito, con un allestimento essenziale, mentre vanno avanti i lavori di bonifica e - contemporaneamente - di trasformazione del territorio, sotto gli occhi dei cittadini informati e consapevoli. È giusto concludere con le parole di Tomaso Montanari: «un libro che, come tutto il lavoro e tutta la vita di Vezio De Lucia, è un potente, e concretamente fondato, atto di fede nella storia e nella verità».
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