Come nascondere le opere del Mose. Confronto a Thetis
Alberto Vitucci
la Nuova Venezia. Prosegue infaticabile la campagna di conquista del consenso della banda CVN. Per un'opera criminale per la distruzione della Laguna, continuano a spendere i nostri soldi per tentar di coprire il delitto. (e.s.) Con riferimenti
Un nuovo faro. Passeggiate e aree verdi, ormeggi. Un muro «paraonde» costruito con i massi della diga demolita. Alcuni degli interventi di compensazione paesaggistica previsti per il progetto Mose nell'area della bocca di porto di Chioggia. Un lavoro affidato a Iuav nel lontano 2004 - ma limitato agli aspetti architettonici - adesso ripreso. E per la prima volta presentato ieri nella sala convegni di Thetis nell'ambito del «confronto pubblico» previsto dalla nuova legge sugli appalti. Un confronto che prima non c'era mai stato. E che adesso comincia un nuovo percorso, almeno sulle opere di compensazione.
Seduti intorno allo stesso tavolo il commissario straordinario del Consorzio Giuseppe Fiengo, il provveditore Roberto Linetti e i suoi funzionari, la rappresentante della Soprintendenza Chiara Ferro. E il rettore dell'Iuav Alberto Ferlenga, all'epoca progettista degli interventi «compensativi». Per la spalla Nord della bocca di Chioggia viene illustrata la proposta dell'architetto Aldo Aymonino. I blocchi in cemento sono in qualche modo ricoperti da verde e pietrame, con varchi di ingresso per i pedoni e le bici. Il nuovo faro e la piattaforma che va «sistemata» dal punto di vista paesaggistico, gli ormeggi. Inizi di dialogo, apprezzati da una parte consistente del mondo ambientalista, a cominciare da Venezia Cambia e Stefano Boato. Resta sullo sfondo il grande «Convitato di pietra». 
Il Mose, contestato da anni, adesso giunto a buon punto nella sua realizzazione ma con l'emergere di sempre più gravi criticità e problemi tecnici. «Chiediamo un confronto con esperti indipendenti su tutte le cose che non funzionano», dicono i comitati. Fiengo e Linetti, insieme dopo una stagione di polemiche a distanza, aprono al confronto. «Intanto parliamo di questi interventi», dicono. In prima fila c'è anche il sindaco di Chioggia, il Cinquestelle Alessandro Ferro. Da sempre critico sul Mose, unico ad aver votato contro in Comitatone alla proposta di spostare le grandi navi a Marghera. Ferro espone le richieste della sua amministrazione e conclude: «A questo punto speriamo che il Mose funzioni. Allora diventerà il nostro orgoglio». 
Si parla anche degli interventi in corso per l'inserimento architettonico e le compensazioni della grande opera, imposte dall'Unione Europea. Nella bocca di Chioggia il recupero del Forte San Felice, e il trapianto di fanerogame per «mitigare» gli effetti degli scavi e dell'asporto di milioni di metri cubi di fanghi, sostituiti dal cemento. Ultimato l'ampliamento delle aree Sic sulla spiaggia di Ca' Roman e la riqualificazione del bacino del fiume Lusenzo. Restano gli interventi critici per la «riqualificazione dei cantieri» nell'area di Ca' Roman. Opere che dovrebbero in qualche modo «compensare» l'ambiente degli sfregi già fatti con i cantieri e i lavori della grande opera. 
Un cammino partito tardi, perché negli anni del monopolio del Consorzio i dibattiti non erano molto aperti su questi temi. La novità di ieri è dunque l'avvio del confronto, avviato per la prima volta tra i vertici del Mose, i progettisti e i cittadini. «Una serie di incontri che andranno avanti», assicura il commissario Fiengo. Intanto i lavori del Mose battono il passo. Per completarli sono necessari non soltanto soldi. Ma anche certezze politiche che per il momento non arrivano. Prossimo step, la conclusione della posa delle paratoie a Chioggia e San Nicolò. Quest'ultima prevista per la fine
dell'anno

Riferimenti

Si vedano in proposito i numerosi articoli su eddyburg digitando sul "cerca" la parola Mose, e soprattutto si leggano gli articoli La mostra della vergogna  e l'Eddytoriale n. 174, interamente dedicati alla denuncia del patto criminale di cui il Mose è uno dei prodotti (e.s.)
Sullo stesso tema
Ilaria Boniburini
Sabato 3 ottobre scorso le paratie del Mose sono state azionate e Venezia è rimasta all’asciutto. Una rassegna di articoli per comprendere, al di là della propaganda ufficiale delle istituzioni, le criticità ancora tutte da risolvere e gli effetti negativi di questa mastodontica grande opera.Nell'immagine la spalla del Mose alla Bocca di Malomocco (immagine dell'autrice).
Comitato No Grandi Navi- Laguna Bene Com
In questo comunicato vengono riassunte le gravi criticità del MoSE e le rivendicazioni di una comunità di cittadini, scienziati ed esperti per una efficace salvaguardia della Laguna di Venezia e della sua città.
Cristiano Gasparetto
perUnaltracittà, 20 novembre 2018. L'acqua alta di ottobre, la quarta più alta dopo quella del 1966, è usata per rilanciare il sostegno al MoSE, un'opera che contravviene tutte le regole ed è stata criticata ad oltranza per la sua incapacità di risolvere il problema di Venezia. Qui il link all'articolo. E riferimenti. (i.b.)
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