Milano Città Studi. Cittadini che non si rassegnano
Marina Romanò
arcipelagomilano.org,  17 aprile 2018. Un caloroso invito a partecipare al grande corteo sonoro organizzato per difendere Città studi, un'area vitale per la città che vorrebbero distruggere mediante la "rigenerazione urbana". Le ragioni dei cittadini di Augusta per una vicenda connessa


Rispondo all’appello di Luca Beltrami Gadola a difesa della città di Milanocontro scelte politiche inadeguate, e chiedo ai lettori di Arcipelago dimettersi insieme e unirsi al corteo sonoro che giovedì 19 aprile partirà dapiazza Leonardo da Vinci per dire NO al trasferimento delle facoltàscientifiche a Rho Expo e SI’ al loro sviluppo nella storica sede di CittàStudi. Con vari strumenti musicali faremo sentire nuovamente la nostra vocedopo il grande successo della fiaccolatadel 7 novembre scorso che ha visto oltre 1000 persone scendere instrada a difesa di un pezzo di città.
Perché?
Come esposto più volte in vari articoli apparsi su questa rivista:

1.Città Studi è un quartiere universitario che funziona, è integrato neltessuto urbano, è vivace e accogliente, unisce saperi diffusi e sperimentacoesione nella città. Tutte le università, là dove possibile, si espandonopartendo dal loro nucleo centrale e a Città Studi lo spazio c’è. Costerebbeanche di meno. Ma del famoso studio comparativo, tra quanto costerebberilanciare Città Studi e quanto andare a Expo, non c’è traccia. Studiocomparativo tanto richiesto dai cittadini, durante i vari momenti di cosiddettapartecipazione, che servirebbe a capire con quali criteri si facciano certe sceltepolitiche con i soldi pubblici.

2. L’Università Statale verrebbe penalizzata con quasi 100 mila mq in meno.Sì, certo, a Expo si razionalizzerebbero gli spazi, come sostengono i fautoridel trasferimento, ma andate a chiedere ai matematici e agli informatici cosapensano di questa tanto decantata razionalizzazione che in pratica non sarà chel’allocazione dentro anonimi edifici di tutte le aule per lezioni della Facoltàdi Scienze, da utilizzare a rotazione per i vari corsi di laurea.
Ricordiamo che a causa di questi limiti di spazio, la maggior parte delpatrimonio librario delle attuali biblioteche di Matematica, Fisica, ecc. nonpotrà confluire nell’unica Biblioteca prevista in area Expo e questi tesorifiniranno dimenticati in un magazzino inaccessibile a Sesto. Inoltre non cisarebbe alcuna possibilità di futura espansione del nuovo campus, visto che illuogo è notoriamente chiuso fra tangenziali e autostrada.

3. Un intero quartiere subirebbe un graveespianto: si trasferiscono servizi pubblici come l’UniversitàStatale e due Istituti ospedalieri, Besta e Tumori, in cambio di vaghe promessee progetti per i quali non è stanziato neppure un euro.

Unica eccezione il barcone naufragato nel Canale di Sicilia il 18 aprile2015 – evento in cui morirono 700 migranti- che dovrebbe arrivare la prossimaestate nel cortile di Veterinaria, in via Celoria. Per il suo trasferimento daAugusta sono stati stanziati 600 mila euro nell’ultima legge di bilancio. Unemendamento voluto dall’onorevole Quartapelle, con l’intenzione di creare unMuseo dei diritti umani, caldeggiato dalla professoressa Cristina Cattaneo delDipartimento di Medicina Legale che ha coordinato l’umanissimo lavoro diidentificazione dei cadaveri delle vittime.

Senza nulla togliere a questo lodevole progetto, resta da chiedersi se nonabbia invece ragione il “Comitato 18 Aprile” di Augusta, sorto nel 2016, di cuifanno parte vari cittadini partecipi e attivi sul fronte della migrazione,oltre che la Cgil e Legambiente, e sostenuto da parroci e dalla sindaca CettinaDi Pietro. In un comunicato stampa del 18 dicembre 2017 sostiene che queisoldi avrebbero potuto essere utilizzati per salvare vite umane e, soprattutto,ribadisce che il “Giardino della memoria” gli abitanti di Augusta lo vorrebberogiustamente a casa loro, visto che è proprio la comunità siciliana che si è distintanella solidarietà nei confronti dei migranti. I giovani democratici siciliani hanno già espresso la loro contrarietà a tale progetto.

Claudio Fava, consigliere regionale di Centopassi ha presentato a febbraio2018 un’interrogazioneal presidente della Regione, Nello Musumeci, e all’assessoreregionale alla Cultura, Vittorio Sgarbi, per chiedere di intervenire colgoverno nazionale al fine di evitare l’ennesimo scippo ad Augusta e l’ultimadepredazione del patrimonio museale dell’isola.”. Viene da chiedersi per qualimotivi Milano voglia arrogarsi tale diritto sul relitto/simbolo. Secondo leparole del consigliere comunale di Augusta Giancarlo Triberio:  “a Milanorisulterebbe del tutto decontestualizzato sia sotto il profilo geografico,perché totalmente estraneo al luogo del naufragio, sia sotto il profilostorico, perché è questa città e questa regione a subire il maggiore impattodell’immigrazione dal mare.”
Ancora una volta si ignora la proposta e la voce di una collettività dipersone, in questo caso sensibili e impegnate sul fronte dell’accoglienza.

4. L’intera città sarebbe impoverita, preda di una politica urbanisticaassoggettata a interessi privati. In tutta questa vicenda assisto oramai datempo a operazioni dove gli interessi privati prevalgono sul bene pubblico,dove le sane e spontanee reazioni dei cittadini vengono distorte e si vuol farpassare una critica costruttiva come una visione miope e conservatrice. Osservoun’amministrazione pubblica che sta progressivamente trasferendo all’areaprivata alcune delle proprie competenze fondamentali. Un’amministrazione che èsotto il controllo del mondo dell’impresa, dell’economia e della finanza.Scelte politiche su come assegnare risorse, stanziare fondi, distribuirebenefici, localizzare investimenti e altri tipi di decisioni vengono dirottativerso direzioni altre, che noncoincidono con il bene della collettività. Scelta di strumentifinanziari come il project financing che relegano ilsoggetto pubblico ad una marginalità decisionale e ad una sudditanza operativasempre più marcata a vantaggio di grandi operatori privati”.

Un’amministrazione pubblica depauperata della sua coscienza sociale chevorrebbe cittadini con una coscienza partecipativa allineata e mai critica.Nella pratica una riduzione di libertà. Perché ogni cm quadrato di territoriodella città mal gestito, gestito senza una visione unitaria e armonica ogestito solo nell’interesse di pochi è un cm quadrato di libertà in meno perciascun cittadino. Sia che si tratti di un cittadino del centro storico o diuna periferia. Senza alcuna distinzione.
Nonostante l’abilità comunicativa nel creare un consenso diffuso erassicurante costruito su una serie di promesse e illusioni.

5. Sarà la nostra risposta alle carichedella polizia del 6 marzo. E se anche dovessimo essere solo in 10 alcorteo del 19 aprile, quei 10 non saranno mai dei perdenti, perché i perdentirimarranno coloro che hanno voluto blindare, chiamando poliziotti e carabinieriin assetto antisommossa, la via S. Antonio dove il Senato accademicodeliberava. Un corpo accademico che teme i propri studenti con le mani alzate.Studenti che chiedono di partecipare e far sentire la loro voce su una sceltastorica di tale portata. Zittiti, manganellati. La forza contro la parola. Unabrutta scena alla quale non avrei mai voluto dover assistere.
Per tutti questi motivi è davvero arrivato il tempo di unirci, di tornare albene comune della città, di riappropriarci anche della solidarietà e dellareciproca partecipazione tra i tanti comitati milanesi che difendono unavisione etica e unitaria della città, che si oppongono a scelte improvvisateper sanare precedenti operazioni fallimentari che hanno arricchito solo pochi eimpoverito la città. Comitati di cittadini che difendono il verde contro lacementificazione, il pubblico contro il privato.

Raccogliamo l’appello del Direttore di Arcipelago, e mettiamo in atto leparole con cui si chiude un articolo su Città Studi apparso suOfftopic:
«Si sta giocando in questi mesi una partita che città e istituzionivorrebbero chiusa. Noi diciamo invece che la partita è ancora aperta, e che lacittà può essere convocata. Perché c’è già in atto un processo collettivo,disperso nei quartieri, di difesa dei beni comuni. Un percorso che riguardastudenti, collettivi, comitati, cittadini, abitanti di diverse parti dellacittà, lavoratori».
Immaginiamo la forza che avrebbe questa cosa. La forza di una rivoluzione.

Cominciamolaquesta rivoluzione pacifica. Partiamo dal corteo del 19 aprile!


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