Islanda: l'epidemia del turismo
Denis Mayer
Al Jazeera, 12 Aprile 2018. Gli effetti disastrosi del turismo di massa, nuovo settore economico, sono già visibili sia nella capitale che nei luoghi più naturalistici. Il governo sta valutando le misure da adottare (tradotto da i.b.)


L'Islanda, una piccola isola del Nord Atlantico di 335.000 abitanti, è diventata l'ultima destinazione per i viaggiatori in cerca di paesaggi mozzafiato. Nel 2017, ha contato più di due milioni di turisti.
Il turismo è diventato la principale fonte di reddito del paese, davanti alle industrie della pesca e dell'alluminio, un fatto che potrebbe cambiare il volto del paese e la sua natura esuberante, una terra di ghiaccio e fuoco. Il settore del turismo rappresenta il 20% del PIL, generando oltre 7.000 euro pro capite.

Il maggior numero di visitatori proviene dagli Stati Uniti e supera oramai il numero di abitanti locali. Le compagnie aeree offrono ai viaggiatori l'opportunità di fare uno “stop over” per scoprire il paese senza costi aggiuntivi sul prezzo del volo originario. La maggior parte di questi turisti rimane nelle vicinanze della capitale, Reykjavík, dove Airbnb continua a prendendo molti asottrarre ppartamenti al mercato immobiliare residenziale. Gli abitanti del centro città stanno gradualmente cedendo il posto ai turisti e alberghi e negozi di souvenir prosperano a scapito della scena culturale e artistica della città.

Una delle destinazioni turistiche più popolari d'Islanda è Jokulsarlon. Un gruppo di investitori, che ha acquistato il terreno da una banca in asta, è deciso a combattere contro la prelazione dell'acquisto da parte dello stato islandese, che ha affidato la gestione della laguna e delle sue coste al parco nazionale di Vatnajokull.

Lontana dalle minacce terroristiche che colpiscono il mercato turistico deel Mediterraneo, l’Islanda può considerarsi un "rifugio sicuro", ma il boom del turismo pone un nuovo pericolo e nuove sfide al paese.

L'infrastruttura stradale non può farcela, gli hotel sono saturi, l'esplosione di Airbnb ha alzato il prezzo degli alloggi nella capitale a scapito degli abitanti delle città, che ora lottano per trovare alloggi a prezzi accessibili. I giovani, che non riescono a trovare un posto dove vivere, spesso lasciano il paese e il divario generazionale si sta allargando. Le autorità stanno lottando per garantire la creazione delle strutture necessarie ai turisti. I servizi igienici, i parcheggi e la segnaletica sono insufficienti, e i siti precedentemente quasi dimenticati sono ora presi d'assalto da un carico di turisti.

Di fronte a questo crescente afflusso di turisti, il governo islandese sta attualmente valutando soluzioni che permettano al paese di continuare a beneficiare delle entrate generate dal turismo preservando allo stesso tempo i suoi siti naturali.
Tra le strategie si stanno considerando come incanalare i flussi turistici, limitare il numero di visitatori ammessi durante tutto l'anno e proteggere i siti più vulnerabili.
Siccome alcuni visitatori non rispettano i percorsi o le segnaletiche, danneggiando piante o formazioni geologiche dei siti, la segnaletica viene aumentata a scapito del carattere incontaminato della natura islandese. Per gestire la sua nuova popolarità, i professionisti del turismo sull'isola suggeriscono che i turisti siano limitati alle destinazioni più popolari. In particolare, alcuni sostenitori si concentrano su coloro che sono disposti a pagare un "prezzo realistico" per visitare i siti protetti.

Queste misure possono ridurre la pressione turistica in alcuni luoghi specifici, ma anche controllare meglio l'impatto ambientale di quello che è ora il turismo di massa. Infatti, il carico turistico rischia di far soccombere l’isola. Da una parte deve fare affidamento su molte importazioni per rifornire la sua massa di turisti e soddisfare il loro fabbisogno idrico diretto e indiretto. Dall’altra deve controllare il crescente dell'inquinamento causato dai trasporti, rifiuti e sviluppo delle infrastrutture.
Di fronte alle trasformazioni causate dall'attività umana, il territorio rimasto vergine è oramai scomparso.
L'articolo originale "Iceland: the tourism epidemic" è accessibile qui.
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