Chi comanda senza governo
Michele Ainis
la Repubblica, 16 aprile 2018. Esistono, nel nostro sistema istituzionale, luoghi  che possono decidere finché il governo non c'è. Ma oggi, di fronte alla crisi internazionale scatenata da TRump e al-Assad, nessuno agisce. Forse in Italia il potere reale è fuori dal Parlamento e dalla democrazia?

Il governo non c’è, le Camere ci sono però immobili, come la Bella addormentata. E nel frattempo il potere dove sta, dove si trova? Il potere è altrove, disse Sciascia nel 1983, chiudendo la sua breve esperienza da deputato. Aveva ragione, rispetto ai potentati economici e sociali che condizionano la nostra vita pubblica. Aveva torto, rispetto al cuore pulsante delle istituzioni. Che batte pur sempre in seno alle assemblee parlamentari, anche quando l’aula è vuota. E che trae linfa da altri organi, se il circuito principale s’interrompe, come succede durante una crisi di governo.

È il caso, innanzitutto, del Consiglio supremo di difesa. Nessuno ne conosce l’esistenza, oltre la schiera degli addetti ai lavori. Eppure, in questa crisi siriana, potrebbe dettare la parola decisiva. Perché le sue competenze vertono sulla politica militare dello Stato, come stabilisce la legge istitutiva del 1950. Perché nella prassi, dopo la presidenza Ciampi e soprattutto quella di Napolitano, il ruolo di quest’organismo è divenuto sempre più incisivo. E perché, nell’interregno fra vecchio e nuovo esecutivo, il suo spazio non può che dilatarsi, come l’acqua d’un fiume quando si rompono le dighe. 
Dopotutto l’horror vacui costituisce una legge non scritta delle istituzioni, non solo della fisica.
Chi ne fa parte? Il capo dello Stato, che ne è pure il presidente. Una manciata di ministri. Il capo di Stato Maggiore della difesa. Ma altresì, su invito, i vertici dell’esercito, della marina, dell’aeronautica. Tutte istituzioni che incarnano la continuità della Repubblica italiana, nonostante la discontinuità della politica italiana. E presiedute, non a caso, da un’istituzione indifferente all’altalena dei governi. Anzi: quando c’è un vuoto di potere s’espande il potere del presidente della Repubblica, sicché quest’ultimo diventa il «reggitore dello Stato», come diceva Schmitt, e dopo di lui Esposito.
Quanto alle Camere, quaranta giorni dopo le elezioni sono tuttora orfane dei loro strumenti principali: le commissioni permanenti, il cui apporto è indispensabile nel procedimento di formazione delle leggi. In base a una prassi sempre osservata nelle ultime cinque legislature, per costituirle s’attende infatti l’insediamento del nuovo esecutivo. Le ragioni sono tre: perché ciascuna commissione è il dirimpettaio parlamentare d’un ministero, ne rappresenta insomma il controllore, e allora meglio evitare che ministro e presidente di commissione appartengano al medesimo partito; perché non si sa ancora chi stia in maggioranza e chi all’opposizione, quindi è impossibile assegnare alla prima l’Ufficio di presidenza nelle varie commissioni; perché in ogni caso, senza un governo che abbia ricevuto la fiducia, l’attività parlamentare si riduce all’osso.

Ragioni insormontabili? Dipende. L’ 11 aprile 2013, durante l’avvio della legislatura scorsa, s’accese un dibattito presso la Giunta per il regolamento della Camera; e in quella sede il deputato Toninelli sostenne l’esigenza «indifferibile» di rendere le commissioni subito operanti. Lui, adesso, è il capogruppo dei 5 Stelle al Senato, il suo partito ha guadagnato la presidenza della Camera, ma a quanto pare l’urgenza si è rivestita di pazienza. Tanto c’è sempre la Commissione speciale sugli atti urgenti del governo, che appare come la Fata Morgana al battesimo d’ogni legislatura: il Senato l’ha istituita il 28 marzo, la Camera una settimana dopo, scatenando l’ira funesta del Pd, escluso dalla tolda di comando.

Ma che ha di speciale questa Commissione speciale? E perché i partiti s’accapigliano per prenderne il timone? È un organismo temporaneo, sempre che la crisi di governo sia davvero temporanea. E ha competenze circoscritte all’esame dei decreti varati dal Consiglio dei ministri, tuttavia si può allungare la lista della spesa. Così, Fratelli d’Italia ha chiesto che la Commissione s’occupi della nuova legge elettorale, ricevendo un niet. Però non si sa mai, magari nel prossimo futuro scatterà il verde del semaforo, se la crisi s’avvita su se stessa. Ciò che sappiamo fin da adesso è che il potere ha cambiato domicilio, e che per il momento dimora in luoghi misteriosi come la Commissione speciale o il Consiglio supremo di difesa. La vittima di questa lunga crisi si chiama trasparenza.
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