Profughi in mare. Il caso della Proactiva Open Arms
Edoardo Salzano
Stampa e televisione si sono ampiamente dedicate a commentare la vicenda della Ong spagnola punita per aver soccorso dei migranti. Commentiamo anche noi, un po' controcorrente.

I media hanno largamente ripreso e discusso la notizia di una la nave e una Ong spagnola, che anche eddyburg aveva ripreso, la Proactiva Open Arms, che ha raccolto dei profughi nelle acque del mediterraneo, per lo più fuggitivi dai lager libici, lasciandoli sbarcare sulle coste della Sicilia. Ricordiamo il fatto: la nave di una Ong (organizzazione non governativa) spagnola, la “ProActiva Open Arms”, ha raccolto 218 migranti che tentavano di sfuggire dall’inferno di fame, miseria e terrore che aveva reso impossibile vivere nelle terre dei loro avi. La nave spagnola si era rifiutata di consegnare i profughi alla guardia costiera libica, per l’ottima ragione che – come è noto ormai a tutto il mondo – il governo dell’antica colonia italiana usa rinchiudere i profughi in campi di concentramento trattandolo molto peggio di come nei paesi schiavistici i padroni trattano le donne e gli uomini di cui sono venuti in possesso.

La nave spagnola, che aveva compiuto l’opera (che è difficile non definire caritatevole), ormeggiata nel porto siciliano di Pozzallo (Ragusa), è stata sequestrata dalla Procura della Repubblica di Catania. L’Ansa informa che l'approdo in Italia è al centro dell'inchiesta «per la mancata consegna alle motovedette libiche intervenute sul luogo del soccorso o a Malta e che il fermo della nave è stato eseguito su indagini della squadra mobile di Ragusa e del Servizio centrale operativo».

Ma la nave è solo un oggetto: non soffre troppo dall’essere sequestrata. Non è così per le persone che hanno concorso nelle operazioni di salvataggio. Essi sono oggetto di accuse molto gravi secondo gli incivili codici italiani: “associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina”, “violazione della legge e di accordi internazionali”. I profughi salvati (molti dei quali fuggivano proprio dai lager libici dove le autorità italiane avrebbero voluto rispedirli) hanno raccontato poi ai soccorritori delle "torture che avevano subito in Libia e di come i trafficanti hanno estorto le loro famiglie a pagare in cambio della loro liberazione".

I Kapò italiani non sono soddisfatti di ciò che è accaduto. Il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, ormai famoso armigero della vasta truppa di quanti vogliono cancellare, nei fatti, il diritto delle persone a muoversi sulla terra, minaccia ricorsi e ritorsioni. Vedremo il loro esito Nel conflitto tra legalità e giustizia, di questi tempi, i net, i power, i precari, gli affamati, raramente vedono trionfare la giustizia.

Qualche giornale, nel raccontare questa storia sostiene che a essere tolleranti e ad aiutare i profughi si premiano i trafficanti che li taglieggiano. Giusta osservazione. Infatti c’è chi sostiene (a partire da Barbara Spinelli per finire con noi di eddyburg), che occorrerebbe che l’Europa, o i suoi stati, realizzassero dei corridoi protetti che rendessero umanamente sopportabile un esodo che non è contrastabile se non con una politica di lunga durata, esattamente opposta a quelle che l’esodo del XXI secolo ha provocato. Non ci è capitato di leggere analoghe valutazioni sulla stampa italiana. Ci dispiace.
                          
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