Marghera, la mani della camorra sui rifiuti della laguna. Tutto registrato
Ernesto Milanesi
il manifesto, 1 marzo 2018. L'inchiesta di Fanpage.it evidenzia come "il sistema Veneto", incapace a contrastare la criminalità organizzata, sia stato accogliente e a porte aperte con le mafie «in alcuni ambiti dell’economia, della politica e delle pubbliche amministrazioni». (m.p.r.)


L’area “ex Abibes” a Fusina: sulla carta, aspetta fin dal 2002 di accogliere rifiuti. Sono 84 ettari giusto accanto agli impianti Vesta, la società dei servizi ambientali del Comune di Venezia. È il business che Maria Grazia Canuto (56 anni, moglie di un colonnello dell’esercito) propone in cambio di 2,8 milioni di euro con cui “ripulire” i profitti della camorra. Tutto documentato nel video della quarta puntata dell’inchiesta di Sacha Biazzo e Francesco Piccinini che Fanpage.it dedica a «Bloody Money».

Anche se alla fine nel trolley ci sono pacchi di paccheri al posto delle mazzette, l’ex boss Nunzio Perrella contribuisce a rivelare l’altra faccia del progetto insieme ai «legami diretti», più o meno millantati, con le istituzioni. In gioco, un mega-investimento nel settore dello smaltimento: si chiama Venice Europe Gate e riguarda il terreno di cui è proprietario Giuseppe Severin di Paese (Treviso), amministratore unico del Consorzio Tecnologico Veneziano. Insomma, criminalità organizzata fra laguna e Marghera.

Scandisce Giulio Marcon, deputato uscente e candidato di LeU: «La magistratura è chiamata a procedere per far piena luce su quanto emerge dalla video-inchiesta. Marghera, e non solo, è già stata al centro delle iniziative parlamentari che abbiamo messo in campo per denunciare il fenomeno delle ecomafie. Ma in questo caso deve dimostrarsi capace di assoluta chiarezza soprattutto il Comune, chiamato in causa dai protagonisti della “trattativa”. Tanto più che nell’intera area di Portomarghera si prevede una rigenerazione e occorre che la trasformazione sia indenne da qualsiasi rischio o pericolo di contaminazione con interessi criminali».

E Gianfranco Bettin, presidente della municipalità di Marghera, evidenzia con forza proprio la preoccupazione: «Sono due gli elementi più significativi e inquietanti. Il primo, è la conferma della sconcertante e allarmante dimestichezza che la presunta procacciatrice di fondi camorristi rivela, e anzi ostenta, con importanti ambienti istituzionali, burocratici e imprenditoriali, sulla quale bisogna sia fatta urgentemente la massima chiarezza, con piena trasparenza. Il secondo è invece forse più nuovo e preoccupante: sembra di essere di fronte all’ingresso di capitali sporchi di origine criminale (e apertamente dichiarata come tale, nel filmato, ai “mediatori” e “utilizzatori finali”) in un progetto di per sé, almeno all’apparenza regolare».

Così Venezia deve fare i conti, fino in fondo, con le mafie. C’è l’inquietante precedente del Tronchetto, il terminal del turismo e delle Grandi Navi, dove proprio grazie al riciclaggio un gruppo criminale si è incistato nell’economia della città da cartolina. Ma il “monitoraggio” - garantito dall’Osservatorio ecomafie, ambiente e legalità, nato dalla collaborazione fra Comune e Legambiente - è saltato, perché il sindaco Luigi Brugnaro appena insediato ha chiuso i rubinetti in modo da provocare la chiusura dell’esperienza.

D’altro canto, nelle 800 pagine dell’ultima relazione prodotta dalla Commissione Antimafia si legge un’implicita critica nei confronti della magistratura e delle forze dell’ordine: «Le organizzazioni criminali in Veneto hanno approfittato di un’insufficiente attività di prevenzione e contrasto per mimetizzarsi nel tessuto economico attraverso un rapporto di convergenza di interessi con il mondo delle professioni e dell’impresa».

Certifica Rocco Sciarrone, professore di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’Università di Torino: «Quando parliamo di mafie, anche a Nord Est, non siamo di fronte al contagio di un organismo sano né all’invasione di un esercito. Conta molto di più l’accoglienza: trovano territori ospitali e porte aperte. Utilizzano varchi in alcuni ambiti dell’economia, della politica e delle pubbliche amministrazioni. Le mafie trovano un tessuto già pronto. Se mai, lo amplificano e lo mettono a sistema».

E soprattutto nel Veneto sembra riprodursi lo stesso “contagio” già registrato in Emilia nell’edilizia, nel commercio e nella sanità. Con le nuove frontiere delle mafie che contano sulla “consulenza” di professionisti e amministratori locali: grande distribuzione, energie rinnovabili, servizi sociali e accoglienza dei migranti.
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