Viola Carofalo: Abbiamo solo cominciato. Ora andiamo avanti
Adriana Pollice
il manifesto, 18 marzo 2018. Due articoli nei quali Viola Carofalo, "capa politico" e portavoce della nuova realtà emersa e affermatasi nell'occasione delle elezioni del 4 marzo, commenta i risultati della prima prova



RICOMINCIO DA TRECENTOMILA
IL PIANO A  DI POTERE AL POPOLO 

«"Leelezioni erano un pretesto per metterci insieme, ora un coordinamento tra iterritori». «Assemblee sovrane», ma il sito sarà "lo strumento per allargare lapartecipazione»

Indietro non si torna» aveva detto Viola Carofalo, portavoce (maformalmente per la legge elettorale «capo politico») di Potere al popolo, dalpalco di piazza Dante a Napoli, alla festa di chiusura della campagnaelettorale per le politiche. A livello nazionale il 4 marzo Potere al popolo haottenuto l’1,13%, 370.320 alla camera.
A Napoli, città da cui è partita la lista grazie agli attivistidell’Ex Opg Je so’ pazzo, ha sfiorato la soglia di sbarramento con il 2,9%.Siccome indietro non si torna, stamattina a Roma al Teatro Italia la listariunisce associazioni, comitati e organizzazioni politiche per «festeggiare ilrisultato e programmare le mosse dei prossimi mesi».
Nelle due settimane post voto ci sono state circa un centinaiodi incontri da Nord a Sud e altrettanti sono programmati fino a fine mese, loscopo è darsi un’organizzazione sui territori che agisca in modo coordinato:«Le assemblee sono sovrane ma stiamo lavorando al sito di PaP per trasformarloin uno strumento operativo – spiega Chiara Capretti -. Chi non può parteciparedi persona alle riunioni potrà informarsi e dare contributi attraverso ilportale. Dobbiamo ragionare su temi di interesse generale creando gruppi dilavoro che sviluppino pratiche comuni e campagne nazionali».
Salute, migranti, diritti, lotta alle povertà e lavoro sono itemi su cui si impegnano gli attivisti dell’Ex Opg, attraverso progetti dimutualismo e solidarietà, da allargare su tutto il territorio.
Poi c’è la pratica del controllo popolare del voto, esercitata aNapoli alle scorse amministrative e alle politiche vegliando sulla regolaritàdelle operazioni di voto, che adesso dovrà essere adattata ed estesa aparlamentari e istituzioni nazionali. E poi l’opposizione al prossimo governo,tutti temi di discussione oggi al Teatro Italia.
«L’abbiamo detto nella nostra prima assemblea nazionale –commenta Viola Carofalo – quattro mesi fa: le elezioni sono state solol’inizio, la prima tappa di un progetto più grande di aggregazione di forzesociali, di mobilitazione di giovani e di disaffezionati della politica. Sonostate il pretesto per metterci insieme, farci vedere da milioni di persone».
Il risultato elettorale non ha prodotto uno sfaldamento deigruppi e delle organizzazioni che avevano aderito a PaP, complice anche unappeal inesistente da parte dei partiti di sinistra come Leu, ma anzi sonoarrivate nuove richieste di affiliazione: «Molti avevano partecipato alleassemblee ma poi non avevano aderito – prosegue Chiara – hanno atteso la provadel nove del voto. Visto com’è andata e la nostra volontà di andare avanti,hanno capito che potevano fidarsi e si sono fatti avanti. È quello che èsuccesso, ad esempio, con il collettivo del Barrio di Bergamo».
Resta il tema di come ripartire in un paese spaccato in due conal Nord la Lega e al Sud i 5S. Spiega Chiara: «Noi siamo andati su e giù per loStivale, gli altri candidati non li abbiamo mai incrociati, ma abbiamo parlatocon tanta gente che voleva solo mandare a casa la classe dirigente degli ultimi15 anni. Al Sud, in particolare, molti non sapevano neppure del reddito dicittadinanza, è stata una ribellione contro chi ha distrutto le loro condizionidi vita».
Come recuperare spazio d’azione? «Il linguaggio di sinistra diper sé non ha alcuna presa sui cittadini – conclude – perché gli elettori disinistra si sono sentiti fregati dai partiti che in passato l’hanno utilizzato.Per tracciare oggi una linea tra destra e sinistra, che ne riaffermi ledifferenze, è necessario ripartire dalle pratiche, tornare a fare comunitàfacendosi carico dei bisogni collettivi. Ci vuole un movimento popolare chepratichi, oltre a rappresentare, le differenzetra destra e sinistra».
VIOLA CAROFALO: «AIGRILLINI VOTI IN PRESTITO,
PER I COMUNI PAP CI SARÀ»

«"Ci saremmo aspettati qualcosina di più, i sondaggi ci davanosopra il 2%, ma non siamo andati male", spiega Viola Carofalo. Dopo unacampagna elettorale organizzata in soli quattro mesi PaP si è fermata all’1,3%».
Qualiindicazioni avete tratto dall’analisi del voto?
Tenuto conto della valanga di consensi intercettati dai 5S,anche in segmenti a noi vicini come i giovani, ne ricaviamo un quadro che non èmalvagio. Per esempio a Napoli, dove i pentastellati sono andati oltre il 50%,nei seggi prossimi ai luoghi dove facciamo attività abbiamo ottenuto risultatiottimi. In città abbiamo totalizzato il 2,96% ma, ad esempio, Chiara Caprettinell’uninominale al centro storico ha portato a casa il 3,69%. Nel quartierePorto siamo al 6,21%, all’Avvocata 5,7%, a San Giuseppe 5,81%, a Bagnoli 4,61%,a Montecalvario 4,39%. Bene nelle zone popolari, male nei quartieri borghesi diChiaia e Posillipo. Però al Vomero e all’Arenella, dove si è candidato lostorico Giuseppe Aragno, siamo sopra il 4%. Dove ci conoscono siamo statipremiati. Dove non siamo presenti, i mezzi di informazione non ci hanno aiutatoa farci conoscere.
OltreNapoli, com’è andato il voto?
Molto bene a Livorno e Firenze, dove siamo sopra il 3%. Pocosotto il 3 a Bologna e intorno al 2% a Roma. In generale, andiamo meglio neigrandi centri dove c’è un tessuto di attivisti. Siamo in difficoltà nei piccolicentri, dove avremmo dovuto investire fondi che non avevamo per volantinaggi emanifesti. Ma a noi non interessa fare propaganda, quello che vogliamo è attivarele comunità locali. È questa la strada da percorrere nel futuro.
Moltiattribuiscono la vittoria dei 5S al Sud alla richiesta di un nuovoassistenzialismo.
Venerdì ero a un dibattito con altri partiti. Allarappresentante del Pd ho spiegato che non è necessario scomodare gli analistiper scoprire i motivi del crollo dei partiti tradizionali di centrodestra ecentrosinistra, basta andare in un pronto soccorso. Al Sud gli elettori hannoutilizzato i 5S come strumento per buttare giù tutto: anche se Luigi Di Maiosta istituzionalizzando il Movimento, per gli elettori sono ancora quelli delVaffa Day. Non li hanno votati per il programma ma per rabbia, non è una sceltadi campo ma un comune sentire. Pap non è riuscita a intercettare questoelettorato, spiegando loro che avevamo una proposta politica strutturata. Inmolti ci hanno detto che avrebbero voluto votarci ma i 5S avevano lapossibilità di mandare tutti gli altri a casa. Attenzione, però, perché i votiai grillini sono in prestito e quindi contendibili.
Ilvoto mostra un’Italia spaccata in due, con il Nord alla Lega. È possibileriunire il paese su un programma comune?
Il Mezzogiorno, con la crisi innescata nel 2007, ha subito unmassacro che arrivava su un massacro precedente. Al Nord invece la crisi èstata uno choc: il fallimento delle piccole imprese ha fatto crescere il numerodi persone costrette ad accettare lavori con paghe basse, più lontano da casa econ meno diritti. Hanno subito effetti minori, rispetto alle popolazioni delSud, ma sono ugualmente arrabbiati. Sul lavoro si può costruire un percorsocomune per le due Italie. Dopo aver cancellato temi come l’equità sociale el’antirazzismo, la sinistra istituzionale è ridotta a una tabula rasa. Ènecessario ripartire dalle comunità, così rinasce anche la coscienza politica.
Inprimavera ci saranno le amministrative e poi nel 2019 le Europee. Cosa faràPap?
I territori che vorranno partecipare alle amministrative sarannoin campo, rispettando il metodo di lavoro che ci siamo dati per le politiche.Per le Europee, osserviamo cosa succede a sinistra. Non abbiamo partecipatoall’incontro con Varoufakis, Hamon e il sindaco Luigi de Magistris. Abbiamoinvece ospitato all’Ex Opg Mélenchon. Decideremo quando il quadro sarà piùchiaro.



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