Giornata dell'acqua, la contaminazione uccide 700 bimbi al giorno
Eddyburg
R.it ambiente, 21 marzo 2018. Chi non ce l'ha per nulla, chi poca, chi molta e sana e la beve, chi ce n'ha molto e l'imbottiglia e la vende, chi ce l'ha inquinata. Indovinate un po' dove stanno i ricchi, i ricchissimi, i benestanti sani e dove quelli inquinati, e dove stanno i poveri. È un giochino di malasocietà

«Si celebra in tutto il mondo ogni 22 marzo. L'allarme dell'Onu: da qui al 2050, se le risorse idriche non saranno gestite meglio, 5 miliardi di persone dovranno fare i conti con la carenza d'acqua per almeno un mese all'anno»

Le risorse naturali non sono distribuite in modo equo sulla Terra. E' così che nella parte povera del mondo centinaia di bambini muoiono ogni giorno a causa dell'acqua contaminata, mentre in Italia, dove l'acqua esce limpida dai rubinetti, l'imbottigliamento frutta miliardi alle aziende private, ma rende pochissimo alle Regioni che concedono le fonti. L'occasione per fare il punto è la Giornata mondiale dell'acqua che ricorre il 22 marzo. A istituirla, nel 1992, è stata l'Onu, che nei giorni scorsi ha lanciato il suo allarme: da qui al 2050, se le risorse idriche non saranno gestite meglio, 5 miliardi di persone dovranno fare i conti con la carenza d'acqua per almeno un mese all'anno.

L'emergenza, tuttavia, è già adesso ed è ancora più grave: ogni giorno oltre 700 bambini - ricorda l'Unicef - muoiono per malattie legate all'acqua non pulita e alle scarse condizioni igienico-sanitarie. Per 2 miliardi di persone l'accesso all'oro blu è ancora un lusso, e in sua assenza prolifera la morte. La mancanza d'acqua e di servizi igienici adeguati contribuisce alla morte di 1 bambino su 5 sotto i cinque anni, evidenzia Save The Children. L'acqua contaminata è uno dei maggiori vettori di malattie quali il colera, la dissenteria, il tifo, la poliomielite e la diarrea. Solo quest'ultima provoca ogni giorno il decesso di circa mille bambini con meno di 5 anni, 361mila in un anno. E' un grido d'allarme, quello che sale dal lato povero del Pianeta, che richiama tutti all'urgenza di attuare il sesto obiettivo Onu di sviluppo sostenibile: acqua pulita e servizi igienico-sanitari per tutti entro il 2030, sperabilmente molto prima.

Alle nostre latitudini, invece, l'acqua rappresenta tutt'altro tipo di bene: prettamente economico e custodito in tasche private. In Italia l'imbottigliamento crea un giro d'affari stimato in 10 miliardi di euro all'anno, con un fatturato per le aziende di 2,8 miliardi, di cui solo lo 0,6% arriva nelle casse dello Stato. I conti li fa un dossier di Legambiente e Altreconomia: i canoni di concessione pagati dalle imprese raggiungono al massimo i 2 millesimi di euro al litro, un costo di 250 volte inferiore rispetto al prezzo medio di vendita dell'acqua in bottiglia. Si propone quindi un canone minimo a livello nazionale di almeno 20 euro al metro cubico, cioè 2 centesimi al litro imbottigliato. L'aumento permetterebbe alle Regioni di incrementare gli introiti di oltre 200 milioni di euro all'anno: risorse utili per interventi in favore dell'acqua di rubinetto e per la tutela della risorsa idrica.

Articolo ripreso da R.it ambiente dalla pagina qui raggiungibile
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